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L’Italia chiamò. La propaganda per i prestiti di guerra italiani 1915-1920
a cura di Andrea Cattabiani

Il fabbisogno finanziario dello Stato per sostenere l’immane sforzo bellico richiesto dalla prima guerra mondiale fu rilevantissimo e le risorse necessarie derivarono per la gran parte da indebitamento dello Stato. La vicenda dei prestiti di guerra rappresentò una importantissima prova della capacità del Governo italiano di coinvolgere l’intera popolazione nella determinante “mobilitazione nazionale”.
Lo Stato “chiamò” e spinse i cittadini a sottoscrivere i titoli del debito pubblico con la più massiccia e capillare campagna propagandistica mai intrapresa sino ad allora, rivolta ad ogni strato della popolazione con molteplici argomenti, immagini, messaggi, veicolati con tutti i possibili mezzi a stampa allora disponibili. La “chiamata” non riguardò solo i sottoscrittori, ma in primis gli affermati artisti ed illustratori dell’epoca – Dudovich. Mauzan, Bonzagni, Cappiello, Borgoni, Golia, Sacchetti, solo per citarne alcuni – che costituirono il più importante e capillare vettore della sollecitazione patriottica a sottoscrivere, rendendo la propaganda dei prestiti di guerra uno straordinario fenomeno culturale e socio-economico.

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