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Maria Wisława Anna Szymborska non amava parlare in pubblico di sé, e lo ribadisce anche ai giornalisti quando vince il Nobel per la Letteratura nel 1996. Dichiara: “Confidarsi in pubblico è come perdere l’anima. Qualcosa bisogna pur tenere per sé. Non si può disseminare tutto così”. Pensava che ciò che ci fosse da raccontare sul suo conto era all’interno delle sue poesie. Per questo motivo riporto le parole di due suoi scritti per descrivere minimamente il suo pensiero. Uno è l’incipit di un fumetto, a lei dedicato, di Alice Milani: “Si scrive per persone singole. Si scrive per un lettore, uno che sia tanto gentile da trovare tempo, voglia e un po’ di silenzio per leggere una poesia”. L’altro scritto che cito è parte di una poesia intitolata “Possibilità” che parla appunto della “poeta”. “Preferisco il cinema. Preferisco i gatti. Preferisco le querce sul fiume Warta. Preferisco Dickens a Dostoevskij. […] Preferisco avere sottomano ago e filo. Preferisco il colore verde. […] Preferisco le eccezioni. Preferisco uscire prima. Preferisco parlare con i medici d’altro. […] Preferisco il ridicolo di scrivere poesie al ridicolo di non scriverne. […]”. Così si esprimeva.

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