Le tecnologie digitali e assistive possono ampliare le opportunità di comunicazione, autonomia e partecipazione delle persone con disabilità. Perché queste possibilità si traducano in un miglioramento della qualità della vita, servono conoscenza della persona, competenze professionali e una verifica continua dell’utilità degli strumenti. È il messaggio emerso dal seminario “Opportunità e Tecnologie: strumenti e prospettive digitali per le persone con disabilità”, organizzato dalla Cooperativa Insieme venerdì scorso nella sede del Consorzio Solidarietà Sociale di Parma.

L’incontro ha riunito operatori, tecnici e professionisti del sociale provenienti dalla città e dalla provincia, con domande dalla platea e un confronto sulle applicazioni concrete, le prospettive e le responsabilità legate all’impiego delle tecnologie nei servizi. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con Fondazione Asphi, Consorzio Solidarietà Sociale, Confcooperative Parma e Associazione Noi Insieme, grazie al sostegno di Fondazione Cariparma.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali di Ettore Brianti, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Parma, Marcella Saccani, consigliera d’amministrazione di Fondazione Cariparma, che ha sostenuto gli ultimi progetti della Cooperativa fondati sulle tecnologie assistive, e Marta Godio, referente del Programma Autismo di Ausl Parma. A introdurre e moderare il pomeriggio, Matteo Ghillani, presidente della Cooperativa Insieme e del Consorzio Solidarietà Sociale.

Quando la nostra Fondazione ha scelto di sostenere il progetto Actarus della Cooperativa Insieme, sapeva di investire in un’iniziativa pienamente coerente con le priorità strategiche verso cui la nostra filantropia, e più in generale quella nazionale, si stava già orientando.

Con la nostra linea d’azione “Società e sfide per il welfare”, infatti, vogliamo affiancare quegli enti che lavorano per costruire una comunità più inclusiva, attraverso interventi concreti a favore delle persone più fragili e dei loro caregiver. In una società come la nostra, in cui è sempre più difficile stare al passo con la rapidità dell’evoluzione tecnologica, crediamo sia importante non solo coglierne le opportunità, ma metterle a disposizione anche di chi rischia di rimanere indietro in questa corsa all’innovazione. Riteniamo, infatti, che l’innovazione digitale non sia fine a sé stessa, ma che possa diventare uno strumento capace di mettere in relazione gli attori del welfare e di offrire risposte più coerenti con i bisogni, vecchi e nuovi, del territorio. Perché per noi l’innovazione sociale è davvero tale solo quando“. ha dichiarato Marcella Saccani, consigliera di amministrazione di Fondazione Cariparma.

Al centro dell’intervento conclusivo di Tiziano Gomiero, direttore tecnico scientifico della Lega del Filo d’Oro e membro del Comitato etico per la ricerca dell’Università di Trento, il rapporto tra intelligenza artificiale, tecnologie assistive e progetto di vita delle persone con sordocecità e disabilità complesse. Gomiero ha richiamato un principio essenziale: quando le evidenze non sono sufficienti a sostenere una raccomandazione, occorre dichiararlo con chiarezza, evitando indicazioni sicure soltanto in apparenza e potenzialmente sbagliate. L’innovazione offre possibilità concrete di aiuto, ma non produce automaticamente interventi appropriati né sostituisce la conoscenza della persona. L’intelligenza artificiale, ha sottolineato Gomiero, può contribuire ad analizzare informazioni, formulare proposte basate sui dati, individuare alternative e personalizzare i sostegni, purché i risultati siano considerati ipotesi da verificare e non risposte definitive. È quindi necessario distinguere ciò che è sostenuto da evidenze, ciò che deriva dall’esperienza professionale e ciò che rimane incerto, rendendo questa distinzione visibile per favorire decisioni prudenti, trasparenti e condivise. La sfida, ha spiegato Gomiero, riguarda l’integrazione responsabile delle tecnologie nel progetto di vita: attraverso una valutazione multidimensionale, l’osservazione degli esiti nella quotidianità, il coinvolgimento della persona e della sua rete, la competenza degli operatori e la verifica continua dell’effettiva utilità dei dispositivi. “Ammettere ciò che ancora non sappiamo non rallenta l’innovazione: la rende più credibile, più sicura e realmente centrata sulla persona”, ha detto l’esperto.

Le esperienze della Cooperativa Insieme hanno mostrato come questi temi entrino nel lavoro quotidiano con le persone con disabilità intellettive e/o disturbo dello spettro autistico. Andrea Merighi, psicologo e referente pedagogico della Cooperativa, ha approfondito l’inserimento delle opportunità digitali nelle progettazioni individualizzate, a supporto del benessere e dell’autodeterminazione. Le educatrici di Cooperativa Insieme, Silvia Callegari e Giorgia Garrisi, hanno presentato esperienze di impiego di tecnologie e dispositivi nelle routine personali, con un approfondimento sulla rilevazione degli indicatori di felicità durante l’utilizzo di un sistema di proiezione interattiva.

Martino Corrias, esperto di processi educativi inclusivi di Fondazione Asphi, ha illustrato percorsi di ricerca e sperimentazione dedicati alle tecnologie a supporto dell’autonomia e dell’inclusione, contribuendo a mettere in relazione le esperienze dei servizi con le possibilità offerte dall’innovazione.

“Le tecnologie sono fondamentali per supportare le persone con disabilità, per questo bisogna conoscerle, studiarle, applicarle; tuttavia, non potranno mai sostituire il lavoro sartoriale, quotidiano, creativo e umano degli operatori e dei tecnici”, ha sottolineato Matteo Ghillani.

La partecipazione e le domande dei professionisti presenti hanno restituito l’interesse del territorio per un confronto che ha intrecciato ricerca, esperienze cliniche e lavoro educativo, mantenendo al centro il benessere e l’autodeterminazione delle persone con disabilità.