L’intervento di restauro dei Portici del Grano (ovvero il porticato sottostante Residenza Municipale di Parma) ha restituito a questo importante spazio cittadino un aspetto il più possibile simile a quello originario, caratterizzato dal rivestimento ad intonaco di calce sulle superfici murarie. Le operazioni di restauro sono state svolte con l’alta sorveglianza della Sovrintendenza ai Beni Architettonici di Parma.

Il restauro – realizzato grazie al determinante contributo della Fondazione Cariparma – ha interessato anche l’adiacente fontana ottocentesca alla quale fu sovrapposto il preesistente gruppo scultoreo di Ercole ed Anteo (i du brassè) e la realizzazione di un nuovo impianto scenografico di illuminazione.

IL PORTICATO E LE LAPIDI COMMEMORATIVE

Dall’anno 1606 a causa del crollo della torre civica , si pone la necessità di costruire il nuovo Palazzo del Comune, in parte rovinato dal crollo stesso.Tra i tanti progetti elaborati per la sua ricostruzione, tra qui quelli dell’Arch.G. Rainaldi e dell’Arch. S.Smeraldi, il prescelto è quello dell’arch.G.B. Magnani che viene poi realizzato nel biennio 1627- 1628.L’impianto dell’edificio riprende in parte, con tipologia a loggia nella parte bassa, il precedente palazzo medievale, seppur diverso nelle dimensioni e con un numero maggiore di arcate.

Il porticato, oggetto dell’intervento di restauro, è stato, dalla nascita fino ad oggi, uno degli elementi maggiormente significativi del sistema urbanistico e funzionale di Piazza Grande, attuale Piazza Garibaldi.

Infatti dal punto di vista urbanistico il porticato consentendo l’attraversamento dell’edificio municipale da Est ad Ovest, accresce il passaggio pedonale alla piazza anche da chi accede da Strada Repubblica. Per quanto riguarda invece gli aspetti funzionali, l’ampio spazio porticato viene utilizzato per vari usi, per tutto il ‘600 e buona parte del ‘700 , i fornici vennero chiusi con muri di tamponamento per ospitare di volta in volta reparti militari, magazzini per la dogana e botteghe. Ancora oggi erano leggibili,prima dell’intervento, nelle cordolature delle volte, tracce dei preesistenti tamponamenti.

Il suo utilizzo fu da sempre legato al mercato di Piazza Grande anche dopo la riapertura dei fornici avvenuta nel 1770.

Lo spazio arcato , dopo il 1815, ospitò solamente il mercato della granaglie, tant’è che da allora fu denominato “Portico del Grano “la cui funzione durò fino al 1908.

Figurano anche, addossate ai pilastri, numerose lapidi in marmo e pietra commemorative di significativi eventi storici del Risorgimento nazionale, dei caduti del primo e secondo conflitto mondiale e di quelli della Resistenza cittadina datate dal 1887 al 1976. Della lapidi, complessivamente di pregevole qualità estetica e formale, spicca per particolare valore artistico quella dello scultore A.Marzaroli del 1903 commemorativa dei caduti d’Africa.e quella di G.Chierici, del 1887 dedicata a Giuseppe Mazzini  La realizzazione di buone parte di queste lapidi ha determinato il tamponamento delle nicchie di imposta originarie.

Nel corso degli anni ’80 è stato realizzato unl intervento di manutenzione straordinaria che ha portato a vista, attraverso una sabbiatura, i pilastri e le cordolature delle volte, ed ha compiuto una tinteggiatura a tempera sui tamponamenti intonacati.

Alcune tracce di colore ancora visibili sulla muratura a vista dei pilastri, nonché le analisi petgrografiche compiute attraverso saggi agli elementi di finitura, hanno suggerito che l’intero porticato fosse patinato con latte di calce pigmentato ed eccezione delle tamponature trattate ad intonaco.

Prima dell’intervento l’insierme delle superfici della zona porticata del Palazzo Municipale denominata “Portico del Grano” si presentava in uno stato di degrado diffuso ed articolato.

Dal punto di vista strutturale, nella muratura dei pilastri si evidenziavano alcune discontinuità e molteplici lacune nelle sigillature dei corsi laterizi; erano inoltre riscontrabili sigillature in materiale cementizio incongruo, realizzate nell’ultimo intervento sul porticato, databile presumibilmente alla seconda metà degli anni ’60 del novecento, nel corso del quale erano stati messi a nudo sia i pilastri che le cordolature delle volte.

Avevano determinato un degrado complessivo, oltre l’ingiuria del tempo, sia la presenza diffusa di piccioni, sia l’inquinamento atmosferico causato dal traffico veicolare dell’adiacente Strada Repubblica. Il degrado era particolarmente evidente sui marmi e le pietre delle lapidi, nelle quali spesso risultavano di difficile lettura le scritte commemorative, diffusamente sporche e scolorite.

Alla luce di questa situazione si è predisposto un progetto di restauro che oltre alla normalizzazione della lacune di vario genere, sopradescritte, ripropone l’aspetto originario dell’insieme, caratterizzato dalla presenza di rivestimento ad intonaco di calce su tutte le superfici murarie, ad eccezione dei pilastri e delle cordolature a vista, che sono invece omogeneizzate cromaticamente con un’imboiaccatura di calce pigmentata.

Sia la lettura delle superfici murarie, che le risultanze delle analisi effettuate, hanno infatti evidenziato la presenza, in alcune parti dei tamponamenti, di un solo strato di intonaco di calce con sovrapposto colore, in altre due strati sovrapposti di intonaco di calce con colore.. Nei pilastri e nelle cordolature era invece presente un solo strato costituito da un colore a calce

Nelle murature a vista,  sono pertanto state previste opere di pulitura con metodo Jos, necessarie a mettere in evidenza le stuccature improprie in cemento sostituite da stuccature in malta di calce, e opere di ricucitura delle lesioni, ai laterizi, mediante il metodo dello “scuci cuci”, l’intervento sulle murature a vista è stato completato, nei giunti.da una stuccatura, di limitato spessore, per la regolarizzazione dimensionale delle sagomature murarie e la finitura poco coprente, che lascia intravedere la sottostante trama laterizia.

Nelle tamponature è stata prevista la rimozione, attraverso il medito  Jos, della pellicola pittorica a tempera assai recente e, ove presente, dell’intonachino e del sottostante colore

Ad avvalorare ancor più la scelta dell’intervento sono state inoltre le indicazioni  rilevate durane i lavori .

Da numerose tracce ritrovate nella muratura l’intero porticato fu oggetto di un violento incendio.

Non si conosce la data esatta dell’accaduto ma si presuppone che ciò sia avvenuto nel periodo in cui il porticato era utilizzato a mercato del grano funzionante fino al 1909.

I sacchi di grano e i cumuli di biada accatastati sotto i portici e nei soppalchi ( un tempo presenti come pure le trammezzature tra gli archi, costituenti quindi materiale altamente infiammabile), furono le cause del disastro.

L’elemento però più interessante è rappresentato da fatto che le bruciature dei mattoni costituenti le volte e i pilastri testimoniano inoltre che l’intera struttura muraria fosse in origine e probabilmente fino all’800 formata da un paramento di mattoni a vista rifiniti superficialmente da un leggerissimo strato di calce pigmentata con funzioni sia estetiche che protettive.

E’ presumibile che anche l’esterno avrebbe dovuto essere trattato allo stesso modo se la finitura dell’intero edificio fosse stata terminata.In realtà siamo in presenza di un paramento che doveva presentare una maggior ricchezza di decorazione plastiche su tutti i prospetti; ne sono testimonianze i corsi di mattoni sporgenti nel fascione sottotetto e intorno alle finestre, che dovevano servire da ancoraggio per la messa in opera di corniciature da realizzarsi in cotto e più probabilmente in pietra.

LA FONTANA

Ad esclusione di alcuni tamponamenti e soppalchi (anche questi ultimi, come l’intero porticato, utilizzati per deposto di graniglie) poi in seguito eliminati, la struttura e la composizione dei “Portici del Grano” non subisce modifiche sostanziali fino ai nostri giorni.

Tra le poche modifiche significative, figura la realizzazione di una fontana ornamentale addossata alla parte orientale esterna, disegnata nel 1829 da Paolo Toschi che presenta,superiormente, copia del gruppo scultoreo in bronzo di “Ercole e Anteo”, realizzato nel 1687 dallo scultore Teodoro Alberto Vandersturk ,il cui originale, ora ospitato a “Palazzo Cusani”proveniva dalla fontana prospiciente la Reggia situata nel Giardino Ducale di Parma. Soggetta a parziale degrado , nonostante gli interventi di restauro degli anni ’80.

la fontana ornamentale da tempo denominata dei “Du Brassé” è stata oggetto di interventi di pulitura con il metodo jos, finalizzati ad eliminare le infestazioni animali e vegetali nonché le ossidazioni calcaree e di protezione attraverso un trattamento consolidante a base di silicato di etile con protettivo finale.

E’ ripristinato inoltre,dopo anni di interruzioni, il funzionamento dell’impianto di distribuzione dell’acqua che si sviluppa a caduta dall’alto nel vascone sottostante.

Al fine di dare maggior risalto alla fontana, è stato pedonalizzato il piccolo piazzale antistante con eliminazione del parcheggio

Alla ulteriore valorizzazione ha contribuito una nuova illuminazione scenografica che ha ben evidenziato sia l’intera struttura che le grandi figure scultoree in bronzo.

LA NUOVA ILLUMINAZIONE ED ALTRI IMPIANTI (SICUREZZZA E DISSUASIONE VOLATILI)

Nell’intero porticato è stato sostituito l’impianto di illuminazione esistente ormai obsoleto, mediante una nuova realizzazione scenografica che esalta le articolate composizioni architettoniche del porticato stesso.

I corpi illuminati sono stati collocati in parte sulla catena in parte sui capitelli dei pilastri in modo tale da mettere in evidenza sia la struttura architettonica che le lapidi commemorative

Particolare difficoltà ha rappresentato la collocazione dell’alimentazione dei vari impianti, non essendo possibile la soluzione sotto traccia.

Nonostante il numero consistente di conduttori, la scelta del cavo minerale ha parzialmente attutito l’impatto.

Oggi il porticato è completamente protetto attraverso la realizzazione di un impianto elettrostatico di dissuasione dei volatili e attraverso un circuito di telecamere che garantiscono un capillare controllo visivo.

LA PRIMA RAMPA DELLO SCALONE DI ACCESSO AL MUNICIPIO E IL MONUMENTALE CANCELLO IN FERRO BATTUTO

Da tempo erano parzialmente visibili nella volta dello scalone di ingresso decorazioni pittoriche estese su tutta la superficie, nonostante il loro stato di conservazione fosse lacunoso in più punti, a causa di numerose scalfitture e abrasioni.

Il meticoloso intervento di restauro ha restituito la lettura del finto cassettonato decorato senza operare ridipinture ma facendo emergere ciò che si era conservato.

Il grande cancello in ferro è stato restaurato attraverso un intervento di rimozione dell’ossido anche in distacco il trattamento finale con protettivo adeguato.

Anche la corona e lo stemma araldico collocati nella parte alta del cancello sono stati oggetto di intervento di restauro: ripresa della doratura nella corona e ripristino dell’ originale stemma crociato; quest’ultimo, costituito da un ovale di pinto di materiale ligneo, era occultato da una lastra di metallo di recente e mediocre fattura, riproducente il medesimo disegno.