Il restauro della Chiesa di San Vitale

Grazie al finanziamento della Fondazione Cariparma e all’intervento dell’Amministrazione comunale è giunto a conclusione questo complesso progetto di restauro realizzato sotto la direzione della Diocesi di Parma.

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Project Description

I restauri

I recenti restauri della Chiesa di San Vitale hanno consentito di valorizzare un monumento del nostro Seicento per troppi anni tenuto in isolamento e in una forzosa chiusura.

Grazie al finanziamento della Fondazione Cariparma e all’intervento dell’Amministrazione comunale è giunto a conclusione questo complesso progetto di restauro realizzato sotto la direzione della Diocesi di Parma.

L’occasione ha visto intrecciarsi, su proposta delle competenti Soprintendenze, il restauro strutturale con quello architettonico e con quello artistico. Si è trattato di attività che hanno implicato un grande impegno tecnico in ordine alla struttura (l’assetto statico della navata e della cupola seicentesca), ai paramenti murali e al patrimonio artistico conservato nella chiesa (il monumento in stucco, gli affreschi dell’abside, le pale d’altare) riconsegnando così questo importante monumento alla città.

La storia

La prima notizia di un edificio di culto dedicato a San Vitale a Parma risale al X secolo. La piccola chiesa, situata ai confini della “Platea Communis” (poi “Piazza Grande”, oggi Piazza Garibaldi), a fianco dei palazzi che ospitavano il governo cittadino, dovette essere una delle prime erette nel centro della città medievale.

Acquisita dignità parrocchiale, San Vitale diventava, molto tempo dopo, nel XVII secolo, oratorio della Compagnia del Suffragio, congregazione eretta nel 1627. Risultando troppo piccola per le attività liturgiche della Confraternita, si giungeva a decretare la sostituzione della primitiva chiesa con un nuovo più grande edificio, realizzato su progetto dell’architetto Cristoforo Rangoni.

La chiesa veniva eretta con facciata sulla via di San Michele (attuale via Repubblica) e consacrata il 17 novembre 1658 dal vescovo Carlo Nembrini. I lavori di costruzione tuttavia, non erano ancora ultimati.

Di nuovo nel 1676 Domenico Valmagini (1649-1730) interveniva sul tamburo e sulla cupola. Tra il 1666 e il 1669 i fratelli Leonardo e Domenico Reti, nipoti di Luca, davano vita ad uno dei più sorprendenti monumenti barocchi in stucco realizzati in quegli anni in Italia, destinato ad ornare la Cappella della Madonna di Costantinopoli.

Nel corso del XVIII secolo si assisteva ad un fiorire di opere di eccellenti autori (la pala di Sebastiano Ricci, gli affreschi di Giuseppe Peroni, le statue di Giuliano Mozzani, etc.). Di nuovo tra ’800 e ’900 si aggiungevano le pregevoli opere di Gaetano Callani, di Michele Plancher, di Giovanni Tebaldi, e più di recente, di Latino Barilli e di Donnino Pozzi.

Project Details

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