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SUMMARY:Bruno Zoni\, 1995. Opere 1930-1954
DESCRIPTION:Nella mostra monografica su Bruno Zoni – nato nel 1911 a Coltaro di Sissa (Parma) e morto a Parma nel 1986 – sono state presentate un centinaio di opere – pitture\, disegni e bozzetti scenografici – provenienti da collezioni pubbliche e private\, eseguite dal 1930 al 1954. \nLa scelta di limitare l’arco temporale preso in esame è derivata dal desiderio di presentare con maggiore larghezza l’attività del maestro dagli anni Trenta ai primi Cinquanta\, al di là della sintesi\, necessariamente troppo riassuntiva\, offerta dalla mostra antologica allestita nel 1987 nel Palazzo Farnese di Parma\, che affrontava invece l’intero percorso di Zoni. \nLa produzione della giovinezza e della prima maturità merita\, infatti\, un approfondimento\, per il suo interesse intrinseco e per le connessioni con la cultura artistica italiana coeva\, in particolare nel secondo dopoguerra; tale produzione\, prima d’ora\, non era stata studiata convenientemente. \nLa rassegna è stata preceduta da una ricerca analitica che ha permesso di datare\, per la prima volta convincentemente\, i dipinti e di fondare la scelta su presupposti storico-critici attendibili. \nZoni frequenta l’Istituto d’Arte Toschi di Parma\, dove si diploma nel 1931\, in seguito frequenta l’Accademia di Brera\, a Milano\, seguendo i corsi di scenografia\, disciplina nella quale otterrà il diploma. Parallelamente Zoni segue studi musicali\, di pianoforte e composizione\, che lo aiuteranno tra l’altro nell’attività scenografica\, sempre coltivata. \nTra le prime affermazioni\, la partecipazione nel 1939 alla III Quadriennale Nazionale del Paesaggio italiano a Bergamo (il I° Premio Bergamo)\, con opere preminentemente rivolte a temi paesaggistici. \nMentre gli anni Quaranta si aprono con alcuni straordinari grandi disegni a sanguigna di nudi femminili dalla forte carica espressionista\, affiora l’interesse – allora diffuso in Italia – per il postcubismo. Zoni tuttavia con scelta autonoma pare guardare a Braque (e al precedente di Cezanne) piuttosto che a Picasso. \nNegli anni dopo la Liberazione è anch’egli attratto dalla tematica sociale\, in disegni e dipinti di tema popolare robustamente strutturati\, che documentano l’intreccio tra postcubismo e impegno politico\, tra il 1947 e il 1948\, in immagini che sono tra le più efficaci dell’artista. \nNel 1950 Zoni espone alla Biennale di Venezia. Il suo mondo è cambiato. S’è fatto più disteso e di nuovo rivolto a registrare il paesaggio\, tuttavia presto con accenti stilistici di una lirica scansione geometrizzante. E’ allora che si avvicina a Birolli\, che frequenta e di cui diventa amico\, come da tempo lo era di Morlotti. Nasce di qui un nuovo periodo\, in cui il postcubismo è declinato con libera scioltezza. La rassegna ha presentato anche tavole e dipinti connessi all’impegno scenografico dell’autore\, tutti riprodotti nel catalogo a cura di Luciano Carmel\, edito dalla Fondazione.
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SUMMARY:Luigi Froni. Ritratti dell'esistenza
DESCRIPTION:Figura singolare\, eccentrica\, quella di Froni: nonostante abbia frequentato per un anno l’Accademia di Belle Arti di Parma\, nella sezione di architettura\, è da considerare in gran parte un autodidatta\, affascinato dalla scultura di Adolfo Wildt e Ivan Mestrovic\, nell’immediato primo dopoguerra. Una scelta coraggiosa\, ma che lo isola dai fermenti vivaci e contraddittori di quegli anni\, segnati dallo scontro fra il Futurismo e altre tendenze artistiche\, non solo d’avanguardia. \nIl suo vero esordio pubblico\, nel 1921\, coincide con il ritorno del Futurismo\, che a Parma ebbe nel “Rovente” ed in Piero Illari gli estremi paladini. Il Futurismo\, del resto\, proprio a Parma\, a differenza di quanto avveniva in altre città\, era riuscito a radicarsi saldamente nelle coscienze popolari\, esprimendo le tensioni delle classi lavoratrici che sfociarono nei famosi episodi delle barricate del 1922. \nFroni da Wildt ricava il senso drammatico\, il gusto dell’immagine psicologica del soggetto\, non il simbolismo. Dopo Un amico (1920)\, Maschera di Renzo Pezzani (1921) – il poeta era suo grande estimatore – arrivava a forme più essenziali\, meno tormentate\, come in Autunno (1927). Da qui parte la ricerca psicologica di Froni\, il suo indagare il soggetto\, il suo cercare di vedere oltre l’apparenza\, in una ricerca di autenticità e di svelamento che ha qualcosa di pirandelliano e che diventerà drammatica nelle opere realizzate nel secondo dopoguerra. \nFroni\, straordinario ritrattista\, indaga l’anima e tenta di afferrarne i segreti. Questa ricerca ha inizio con due affascinanti ritratti: Autoritratti del 1942 e del 1943. Le opere di Froni sono state lette talora come caricature in scultura\, ma in esse c’è una tale tensione\, un eccesso di monumentale\, un superare ed annullare il bozzetto\, per cui bisogna interpretarle per quello che sono: grandi maschere. \nFroni cerca di togliere la maschera ai suoi modelli\, di ridare ad essi autenticità. Quella di Froni è scultura esistenziale\, che denuncia lacerazioni\, solitudine\, esasperazione psicologica. Lo si vede in opere come Il Cardinale Stepinach (1952)\, Giovanni Guareschi (1953)\, Carlo Carrà (1959)\, Il Cav. Camattini (1960-62)\, Braga (1960-62)\, il chirurgo Dogliotti (1963-64)\, Winston Churchill (1964-65)\, Albert Schweitzer (1960-62) e nelle varie versioni del ritratto dell’attore Memo Benassi\, per non citare che alcuni casi.\nSu di un altro registro i ritratti di bambini e ragazzi\, còlti nella freschezza e spontaneità della loro gioia di vivere: dalle figlie Dadi e Bichi (fine anni ’30)\, a Il Capoclasse (1953)\, a L’ultimo della classe (1953)\, che è stato posto sulla tomba della maestra Lina Maghenzani\, madre di Giovanni Guareschi\, a Il giovane Sangiorgi (Anni ’50)\, fino a Giuliano Molossi (1960). \nLo stesso discorso per le tenere ed eleganti figure di donne e ballerine stilizzate\, pervase da un sottile erotismo.\nLa Commissione Toponomastica del Comune di Parma ha proposto di dedicare a Luigi Froni una delle nuove vie della zona Est della città\, accanto ai nomi prestigiosi dell’arte scultorea parmigiana del passato.
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