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SUMMARY:La Collezione Renato Bruson. Boldini\, Fattori\, Lega\, Segantini\, Signorini e i vedutisti veneti dell'Ottocento
DESCRIPTION:Il giorno 28 maggio 2014 un atto notarile controfirmato dalle parti ha sancito l’avvenuta donazione\, da parte di Renato e Tita Bruson\, della collezione d’arte di loro proprietà alla Fondazione Cariparma\, collezione che verrà collocata nei locali della Fondazione che ha sede nel Palazzo Bossi Bocchi\, nel cuore della storica città. \nLa Collezione Renato Bruson è stata già trasferita nella sede della Fondazione\, nei prossimi mesi sarà fatta oggetto di accurata catalogazione e indagine storica da Fernando Mazzocca e Carlo Sisi\, incaricati dalla Fondazione di curare il catalogo della mostra temporanea che verrà allestita per il pubblico fino a tutto il 2014\, dopo di ché la Donazione Renato Bruson sarà definitivamente collocata nelle sale dei piani superiori. \nLa collezione di Renato e Tita Bruson è il frutto di costante e appassionata ricerca che ha permesso di creare dal nulla un corpus che negli anni si è arricchito sempre più mediante acquisti mirati e selezionati secondo una precisa direzione di scelta nell’ambito dell’arte pittorica italiana a cavallo tra il XIX e il XX secolo. \nLa donazione comprende settanta opere; vi figurano importanti firme\, ad esempio Giovanni Boldini (ben quattordici sono le opere del maestro ferrarese in collezione)\, Francesco Paolo Michetti\, Giovanni Segantini\, Pompeo Mariani; figurano anche nella collezione grandi macchiaioli toscani (Giovanni Fattori è presente con quattro opere)\, poi Silvestro Lega\, Telemaco Signorini\, Niccolò Cannicci e importanti vedutisti veneti: i fratelli Guglielmo e Beppe Ciardi\, Pietro Galter e Pietro Fragiacomo\, Leonardo Bazzaro\, Italico Brass e Ettore Tito. \n“Si tratta di un gesto di grande fiducia e stima nei confronti della Fondazione Cariparma e dell’intera comunità parmense”\, spiega il Presidente Prof. Paolo Andrei\, “è questo motivo di grande orgoglio e riconoscenza nei confronti del Maestro Bruson e della consorte. L’impegno della Fondazione sarà quello di conservare il considerevole patrimonio artistico ricevuto e di consentirne la massima fruizione”. \nPerché Parma? Perché Parma per Renato e Tita Bruson è la città dove hanno trovato i loro migliori amici\, perché Parma è la città del Teatro Regio dove Bruson\, debuttando in una importante serata nella “Forza del destino” di Verdi\, iniziò l’ascesa verso una grande carriera che lo avrebbe proiettato nei più importanti teatri italiani e stranieri e sotto la direzione dei più importanti direttori d’orchestra. Il legame con Parma si rinnoverà molte volte nel corso di una gloriosa ultracinquantennale carriera\, suggellandosi tra l’altro nel 1985 con il conferimento della cittadinanza onoraria. \n“Tita ed io (afferma il M° Bruson) abbiamo scelto come sicura dimora per la nostra amata collezione la Fondazione Cariparma fermamente convinti che la lungimiranza del suo Presidente propizierà con ogni mezzo e in ogni occasione il grande messaggio d’arte che tanti pittori hanno impresso sulle tele\, che noi abbiamo amorevolmente custodito e che da ora in poi rendiamo pubbliche soprattutto per i giovani di oggi\, di domani\, di sempre”. \nLa critica nazionale e internazionale ha sempre riconosciuto a Bruson straordinarie doti di cantante attore\, mentre importanti musicologi lo definiscono cantante di portata storica. \nNel corso della sua carriera Bruson ha ricevuto riconoscimenti\, attestati\, premi\, etc…\nTra essi eccone alcuni: Laurea Honoris Causa in materie letterarie conferita dall’Università di Urbino\, Rettore Carlo Bo; Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana; Membro d’onore della Staatsoper di Vienna; Commenda del sovrano militare Ordine dei Cavalieri di Malta; Membro dell’Accademia Medicea. \nI media si sono abbondantemente occupati di Renato Bruson\, etichettandolo volta per volta come Verdiano\, Donizettiano\, etc… Ma qualsiasi etichetta sarebbe riduttiva per una personalità artistica considerata dalla critica musicale come una delle più importanti nella storia del melodramma. \nALLESTIMENTO DELLA MOSTRAFotogallery Facebook: l’allestimento della mostra \nVIDEO DELLA MOSTRA
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SUMMARY:Il Cibo\, l’Arte e la Storia nelle Collezioni d’Arte di Fondazione Cariparma
DESCRIPTION:Cogliendo le sollecitazioni proposte da Expo 2015\, Fondazione Cariparma propone una nuova mostra\, dedicata al tema del cibo: Il Cibo\, l’Arte e la Storia nelle Collezioni d’Arte di Fondazione Cariparma\, a cura di Francesca Magri e Nicoletta Moretti; è un mirato percorso che\, alimentato dalle ricche Collezioni d’Arte di Palazzo Bossi Bocchi\, si distingue per l’originale approccio di generi e l’ampiezza degli stimoli artistici. \nA Palazzo Bossi Bocchi\, sino al 13 dicembre 2015\, è possibile intraprendere un cammino nel vivo della cultura e della storia parmense: dagli Editti e Avvisi per la regolazione del cibo emessi dai duchi Farnese\, Borbone e della Duchessa Maria Luigia alle suggestive immagini del fondo fotografico realizzato nel 1990 in occasione del restauro del Battistero di Parma; dalle antiche scene di caccia dei maestri fiamminghi\, alle nature morte con le tavole imbandite e le ricche dispense dei “signori”; fino alle “scene di genere”\, in cui il tema del cibo ritrova il senso del forte legame con lo scorrere della vita in ogni tempo. \nEcco allora che nella teoria delle sale espositive troveranno posto i maestri fiamminghi della Collezione Cozza\, le grandi tele di Felice Boselli provenienti dalla collezione Sanvitale\, il bellissimo quadro del napoletano Giuseppe Recco della Collezione Garbarino\, unitamente ad alcuni significativi esempi di pittori dell’Ottocento italiano\, dal macchiaiolo Giovanni Bartolena a Giovanni Segantini capolavori della Collezione Bruson. \nPer approdare al primo Novecento con il locale Donnino Pozzi\, unitamente a testimonianze più recenti\, in cui il chiarismo di Gianfranco Manara si confronta con gli esperimenti di Bruno Zoni\, di Goliardo Padova e Claudio Spattini\, tra naturalismo\, postcubismo e informale. \nE ancora le “scene di genere”\, care agli artisti per raccontare e testimoniare momenti di incontri sociali e avvenimenti conviviali\, proposte in mostra attraverso le varie tecniche della pittura e della fotografia\, dagli interni delle osterie fiamminghe di pittori quali David Teniers il Giovane sino alle borghesi stanze ottocentesche di Giorgio Sherer. \nIl tutto accostato a suppellettili di ceramica\, porcellana e rame rappresentate nei dipinti esposti e provenienti dalle stesse Collezioni d’Arte di Fondazione Cariparma; la mostra si chiude con gli scatti del fotografo Carlo Bavagnoli: suggestive immagini di una Parma ritratta negli anni ‘60 e ’70: fotografie che\, tratte dal Fondo Bavagnoli (donato alla Fondazione Cariparma e custodito presso la sua Biblioteca di Busseto)\, raccontano la città e i suoi legami con il cibo. \nALLESTIMENTO MOSTRA
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SUMMARY:A Futura Memoria. Maria Luigia\, le opere\, l’arte della propaganda
DESCRIPTION:Al pari di una moderna operazione di marketing territoriale\, nel 1845 viene pubblicato Monumenti e Munificenze di S.M. la Principessa Imperiale Maria Luigia\, Arciduchessa d’Austria\, Duchessa di Parma\, Piacenza e Guastalla. Opera pubblicata per cura del suo Gran Maggiordomo\, S.E. il Conte di Bombelles\, una sorta di portfolio per immortalare\, a futura memoria\, quanto realizzato nel lungo regno di Maria Luigia. \nIl volume racconta delle trasformazioni urbane e architettoniche realizzate nel ducato tra il 1816 e il 1843: si tratta di iniziative che hanno ammodernato il territorio attraverso interventi urbanistici\, di viabilità e di edilizia pubblica; costruzioni o restauri di edifici monumentali e realizzazione di luoghi destinati ad attività culturali\, a servizio della corte\, ma soprattutto della collettività\, con importanti ricadute nei riguardi delle categorie socialmente deboli\, come nella tutela della salute pubblica e dell’istruzione. \nEd è proprio dai disegni originali realizzati da Pietro Mazza e collaboratori\, a cui era stato affidato il compito di “fotografare” il Ducato\, opere di proprietà della Gazzetta di Parma\, e dalle immagini litografiche del volume Monumenti e Magnificenze… che nasce la mostra A Futura Memoria. Maria Luigia\, le opere\, l’arte della propaganda allestita a Palazzo Bossi Bocchi\, sede della Fondazione Cariparma\, dal 1° ottobre al 18 dicembre 2016. \n \nL’esposizione rientra tra le 16 mostre del progetto  “Maria Luigia 16” pensato in occasione del bicentenario dell’ingresso a Parma di Maria Luigia e coordinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma. \nLa mostra racconta uno tra i più significativi periodi della storia di Parma ed è suddivisa in sezioni tematiche che illustrano gli interventi realizzati sotto il governo della Duchessa: importanti infrastrutture viabilistiche per favorire il commercio e la circolazione tra le città del Ducato e gli Stati limitrofi\, opere pubbliche destinate al commercio\, al culto\, alla sanità e all’assistenza a malati e giovani ragazze madri\, all’educazione e alle residenze collettive\, agli spazi per la cultura e la ricreazione e infine alle residenze ducali di Colorno\, Sala Baganza e Parma. \nLe Collezioni d’Arte della Fondazione Cariparma con le vedute ottocentesche\, i dipinti e le incisioni\, i documenti\, il fondo monete e medaglie e la cartografia costituiscono la parte più ampia dell’esposizione; ad essa si sono uniti i preziosi materiali resi disponibili dai collezionisti privati\, in primis la Gazzetta di Parma\, e i modellini plastici di alcune tra le più significative Munificenze realizzati dagli studenti di Architettura del Liceo d’Arte Paolo Toschi in collaborazione con i docenti e i tutors del Dipartimento di Ingegneria Civile\, dell’Ambiente\, del Territorio e Architettura dell’Università degli Studi di Parma: il Ponte sul Taro\, il Teatro Ducale (oggi Regio) e il complesso della Pilotta con le aggiunte luigine: la Galleria dell’Accademia e la nuova grande sala per la Biblioteca. \nALLESTIMENTO MOSTRA
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SUMMARY:Parma e il Mondo nelle fotografie di Carlo Bavagnoli
DESCRIPTION:La mostra Parma e il Mondo nelle fotografie di Carlo Bavagnoli giunge a completamento del lavoro di riordino\, catalogazione e digitalizzazione dell’Archivio Carlo Bavagnoli; fondo che\, per completezza e interesse storico e documentario\, oltre che artistico delle immagini\, è di rilievo internazionale: 2.445 sono le schede di catalogo e relativa digitalizzazione\, suddivise in 34 argomenti che rispecchiano scrupolosamente le scelte e l’ordine voluto da Bavagnoli stesso. \nAd essere proposta nella sale di Palazzo Bossi Bocchi è una selezione ragionata di questo immenso\, importantissimo patrimonio; immagini scelte per “raccontare” la carriera di Bavagnoli: le sue erano foto “che non avevano bisogno di una didascalia per essere capite… che sapevano imporsi per la loro forza emotiva\, per il loro rigore assoluto”\, com’era nella filosofia di LIFE. Alta professionalità mischiata a sublime invenzione\, la sua. Nessuna ideologia\, ma solo la forza dell’immagine\, in una alternanza di toni leggeri e racconti dolorosi. “Bavagnoli si rivela fondamentalmente il fotografo del racconto umano\, quello capace di suscitare emozioni. Racconto al quale egli stesso partecipa vivendo pienamente ogni singola esperienza\, lasciandosi trasportare in un pieno coinvolgimento e restituendo immagini che\, nella complessa articolazione della sequenza\, si caratterizzano per una esplicita tensione narrativa in grado di restituire tutta la verità e la spontaneità dei fatti”\, annota Rita Ladogana in uno studio a lui dedicato. \nLa prima delle due sezioni della mostra propone una potente sequenza di fotografie originali stampate dal Bavagnoli stesso (gentilmente prestate da Orazio Tarroni delle Grafiche Step): sono quelle da lui selezionate per la stampa\, nel lontano 1961\, di un volume\, Cara Parma\, testimonianza del suo affettuoso legame col capoluogo emiliano; frutto del clima culturale che ha caratterizzato la Parma degli anni ‘60-‘70 (ricordando le frequentazioni di Bavagnoli con Roberto Tassi\, Attilio Bertolucci e Pietrino Bianchi) fu in assoluto il primo volume di foto d’autore riservato ad una città italiana. Il volume venne pubblicato grazie alla lungimiranza di Pietro Barilla. \nLe immagini di Cara Parma\, saranno poi riprese l’anno seguente sia da LIFE sia dal Times londinese\, decretando la fama internazionale di Bavagnoli. \nLa seconda sezione dell’esposizione propone una galleria di scatti (alcuni dei quali sono ormai entrati nell’immaginario collettivo) che ripercorrono la straordinaria attività di Bavagnoli in ogni parte del mondo grazie alla collaborazione\, l’unico fra i fotografi italiani\, con la prestigiosa rivista americana LIFE. \nPochi come lui hanno saputo cogliere situazioni e protagonisti\, dalla gente di Trastevere al racconto della terra emiliana\, dai reportage negli Stati Uniti ai grandi momenti della storia (l’apertura del Concilio Vaticano II\, la morte di Giovanni XXIII) sino alla serie dei “ritratti” che raccontano il XX secolo attraverso i suoi protagonisti (da Gadda a Bertolucci\, da Visconti a Maria Callas e Bernstein). Immagini la cui “anima” è data anche dall’ardita sperimentazione di nuove tecniche fotografiche\, dalla doppia esposizione\, ai filtri\, agli scatti macro. \nLa mostra vede esposti anche i numerosi libri di Carlo Bavagnoli: “Gente di Trastevere”\, “Verdi e la sua terra”\, “Il romanico e le Valli Piacentine”\, “Piacenza nelle sue stagioni”\, “Armonie”\, “Costantino Nivola\, ritorno ad Itaca”\, “Sardegna 1959: l’Africa in casa”\, “Immagini anni ’60”\, “Archivio fotografie libri”. \nLa mostra è corredata da un catalogo (Grafiche Step editore) che ripropone il testo di Attilio Bertolucci scritto in occasione della ristampa del 1993 di Cara Parma\, oltre ai saggi di Corrado Mingardi e dell’équipe che ha curato il progetto di catalogazione\, Silvia Alvarez\, Elisa Bini\, Antonella Ramazzotti. \nL’evento è inserito nel calendario delle celebrazioni per i 2200 anni della fondazione della città di Parma.
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SUMMARY:Alla scoperta della Cisa romana. La Sella del Valoria
DESCRIPTION:Nel 2011 il ritrovamento di una minuscola tessera da mosaico ha rivoluzionato la storia parmense d’età romana: si tratta dell’individuazione di un antico punto di valico della via romana da Parma a Luni (sul mar Ligure) in località Sella del Valoria (m 1224 slm). \nUn’importante scoperta archeologica che\, in parte\, modifica le ipotesi storiche che sino ad ora vedevano nel passo della Cisa l’unico valico transappenninico tra Parmense e Lunigiana. \nSuccessivamente tre campagne di scavi in regime di concessione ministeriale\, sostenute da Fondazione Cariparma e dirette dall’archeologo Angelo Ghiretti\, hanno permesso di ritrovare\, direttamente sulla sella di valico del Valoria (2 km più ad est della Cisa)\, altre 17 tessere di mosaico\, probabilmente perse da un carico in transito. \nMa le ricerche hanno svelato ben altro: un’area sacra con doni votivi cronologicamente estesi fra la tarda Età del Ferro ed il Tardoantico\, dove l’epoca romana è certamente la meglio rappresentata\, con centinaia di offerte monetali pro itu et reditu\, per garantirsi cioè la protezione del dio all’andata e al ritorno del viaggio. \nMolto numerosi sono anche i militaria\, reperti quali punte di giavellotto\, borchie di calzari militari\, frecce d’arco d’età tardo-repubblicana\, testimonianze del passaggio di armati\, in alcuni casi utilizzate come doni votivi alla divinità a cui\, al colmo del valico\, era dedicato un piccolo sacello\, aedicula\, eretto negli anni della romanizzazione del territorio tra 190 e 180 a.C. \nProprio attorno ad esso\, segno della consacrazione romana del valico\, furono poste nei secoli centinaia di fossette votive con all’interno un dono al dio\, in genere una moneta. \nDall’esame delle 316 monete d’età romana rinvenute è possibile risalire ai tempi\, più o meno intensi\, di frequentazione del percorso: si è così accertato\, in base a circa 200 di esse\, come grandi traffici dovettero scorrere nei decenni successivi alla fondazione di Parma (183 a.C.); le rimanenti  appartengono al periodo Tardoromano (IV-V secolo)\, mentre sono assenti monete per i secoli del periodo imperiale. La circostanza si spiegherebbe con lo spostamento della strada dal Valoria alla Cisa tra I e III secolo d.C.\, forse a causa di una frana intervenuta nel versante lunigianese; la realizzazione di questo nuovo asse\, come suggerisce l’interpretazione dei reperti\, avvenne sotto l’auctoritas di Augusto imperatore\, patrono probabilmente di Parma come di Luni. \nDopo il III secolo la crisi economico-militare determinò l’abbandono del nuovo percorso e la ripresa della pista di crinale del Valoria\, priva di infrastrutture e quindi sempre efficiente\, come dimostrano le ultime offerte monetali\, assegnabili ai secoli IV e V. \nLa frequentazione del valico si chiuse con l’invasione longobarda (anno 568) avvenuta almeno in parte forse attraverso il Valoria\, come indicano alcuni reperti datati appunto alla seconda metà del VI secolo. Con la fondazione dell’abbazia bercetese ad opera del re longobardo Liutprando (anno 712) la strada della Cisa riaprì il suo percorso dotandolo di xenodochi (S. Benedetto di Montelungo) e il Valoria si ridusse allora a un ruolo solo locale. \nE proprio in occasione dei 2200 anni dalla fondazione della colonia romana di Parma ad opera del console M. Emilio Lepido l’avventura archeologica della Sella del Valoria è raccontata dalla mostra “Alla scoperta della Cisa romana. La Sella del Valoria” organizzata da Fondazione Cariparma presso la propria sede di Palazzo Bossi Bocchi. \nL’esposizione si articola in quattro sezioni: un’introduzione dedicata alla romanizzazione del territorio parmense (con il bellissimo ritratto in marmo del console Lepido da Luni)\, la strada per Luni e la conquista militare del territorio\, la frequentazione del valico dalla Preistoria all’Altomedioevo\, l’area sacra romana con le sue testimonianze. \nDue filmati documentari ed un’animazione didattica accompagnano il visitatore lungo il percorso\, dove sono esposti i reperti più significativi. \nLa mostra è inserita nel calendario di eventi del protocollo regionale “2200 anni lungo la via Emilia”\, firmato tra i Comuni di Modena\, Parma e Reggio Emilia con tutti le Istituzioni Regionali che fanno capo al MiBACT\, per celebrare le origini romane delle tre città. \nALLESTIMENTO MOSTRAFILMATI DELLA MOSTRA
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SUMMARY:Il ‘900 a Parma. Scelte e passioni di un collezionista
DESCRIPTION:Dalla passione di un collezionista una tra le più importanti raccolte di opere del Novecento parmense: è la mostra Il ‘900 a Parma. Scelte e passioni di un collezionista che\, dal 5 maggio al 10 giugno 2018 sarà possibile visitare a Palazzo Bossi Bocchi\, sede della Fondazione Cariparma. \nTessoni\, Barilli\, Emanuelli\, Negri\, Padova\, Spattini: questi alcuni tra i grandi artisti contemporanei che hanno segnato il clima culturale di Parma e che l’imprenditore Franco Ferretti (scomparso solo un anno fa) ha raccolto con lungimirante passione di collezionista e mecenate. \nAttenta all’evolversi dell’arte del Novecento\, offrendo di ogni autore le soluzioni artisticamente più significative per capacità tecnica e compositiva\, la collezione Ferretti (di cui si potranno ammirare in mostra circa 70 opere) racconta non solo di un’avventura artistica locale\, ma per qualità e quantità\, riflette lo spirito creativo dell’Italia dal dopoguerra ad oggi\, ovvero scelte perspicaci di un collezionista spesso condivise anche nelle grandi collezioni dei musei. \nCon molti artisti\, specie quelli della sua città\, Franco Ferretti ebbe un rapporto diretto\, di amicizia e di scambio di pensiero\, spesso condividendo\, sin dalle prime pennellate\, l’emozione di un’opera: sono questi gli autori e le tele che Fondazione Cariparma\, nel contesto dei propri spazi espositivi\, ha scelto per questa mostra\, offrendo un coerente ed inatteso percorso storico e culturale.
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SUMMARY:Il Dovere della Festa. Effimeri barocchi farnesiani a Parma\, Piacenza e Roma (1628-1750)
DESCRIPTION:Concepita in occasione delle celebrazioni dei 400 anni dalla costruzione del Teatro Farnese (1618)\, la mostra Il Dovere della Festa. I Farnese e gli effimeri barocchi a Parma\, Piacenza e Roma (1628-1750) è un itinerario tra le spettacolari architetture effimere realizzate dai Farnese dal 1618 sino all’estinzione della dinastia: opere grandiose\, figlie di quell’età barocca da cui scaturisce l’odierna “civiltà dell’immagine”. \nSotto l’egida ducale\, un fenomeno di teatralità diffusa\, a opera delle maestranze specializzate negli allestimenti scenografici\, si riscontra in maniera capillare nelle due capitali farnesiane\, Parma e Piacenza\, ma anche a Roma\, il centro di potere al quale la dinastia tutto doveva. Quali ragioni animavano i promotori dei sontuosi (e terribilmente costosi) apparati effimeri\, lieti o lugubri? L’aspirazione di apparire sul palcoscenico del mondo\, il dovere ineludibile di manifestarsi\, pena l’esclusione dalle dinamiche politiche e dalla percezione sociale. \nL’arco cronologico della mostra\, 1628-1750\, parte dai festeggiamenti per l’entrata di Margherita di Toscana\, giovane moglie del duca Odoardo\, e termina con gli allestimenti per i funerali di Dorotea Sofia di Neoburgo\, quando avviene il passaggio di testimone tra l’ultima duchessa Farnese e il nipote Filippo di Borbone-Spagna. Quasi due secoli (1545-1731) di governo ininterrotto\, durante i quali ogni duca è committente di apparati effimeri per ogni occasione memorabile\, lieta o funesta\, legata alle vicende della dinastia. \nLa rassegna ne esporrà una ricca sequela\, alcuni dei quali inediti o poco approfonditi dagli studi\, che appaiono come vere e proprie strutture architettoniche – archi trionfali\, palazzi\, teatri e moli pirotecniche –\, ma in realtà sono costruiti in legno\, cartapesta e stucco: materiali poveri e di breve durata eppure garanti di rapida esecuzione grazie ai trucchi della scenotecnica\, e spesso di facile riutilizzo. \nProprio perché ognuno di essi era innalzato per consolidare la rilevanza politica e sociale del promotore\, si faceva di tutto per scongiurare il carattere effimero di tali strutture\, assicurando loro una seconda e ben più lunga vita sulla carta stampata: la loro descrizione\, minuziosamente stilata dai cronisti\, veniva per lo più editata\, spesso fornita delle incisioni degli apparati occasionali o dei lunghi cortei di cavalieri e carrozze che accompagnavano l’arrivo di sovrani e personaggi illustri\, così come i libretti delle opere teatrali rappresentate in diversi teatri della città\, talvolta illustrati con le tavole delle scenografie appositamente realizzate. \nTali testimonianze\, cronache e incisioni permettono di rievocare in mostra questo fenomeno spettacolare grazie agli esemplari originali conservati nelle Collezioni d’Arte di Fondazione Cariparma\, nelle prestigiose raccolte della Biblioteca Palatina di Parma\, della Biblioteca Passerini Landi di Piacenza\, negli Archivi di Stato di Parma e di Piacenza e in collezioni private. A essi si aggiungono le riproduzioni degli documenti conservati in archivi più lontani\, che hanno fornito immagini ad alta qualità: la Bibliothèque Royale Albert Ier di Bruxelles\, la Staatlische Graphische Sammlung di Monaco di Baviera\, il Museo di Roma e la Zentralbibliotheck di Zurigo. \nIl percorso espositivo si snoda attraverso le principali tipologie di tali apparati\, con una scansione per lo più cronologica scandita dal susseguirsi dei duchi: da un antefatto su Ranuccio I\, che volle costruire il Teatro Farnese\, ai monumentali archi di trionfo eretti a Roma dai Farnese\, tra il 1644 e il 1730\, nella spianata del Campo Vaccino proprio davanti all’entrata degli Orti farnesiani del Palatino\, dove per tradizione passavano le cavalcate per le “prese di possesso” dei nuovi papi. \nPer approdare poi alle due capitali farnesiane: Parma e Piacenza\, dove archi di trionfo\, palazzi temporanei\, sontuosi addobbi applicati sulle facciate e mirabolanti scenografie allestite dentro e fuori i teatri\, caratterizzavano le vie di accesso al ducato e le strade\, le chiese e i palazzi delle città\, in occasione delle entrate di nuove duchesse (Margherita de’ Medici nel 1628\, di Dorotea Sofia di Neoburgo nel 1690\, di Enrichetta d’Este nel 1728) o di nuovi sovrani (Carlo di Borbone nel 1732)\, oppure delle nozze contratte da principesse di Parma con sovrani europei (come Elisabetta Farnese\, che nel 1714 sposò il re di Spagna Filippo V). \nInframmezzati agli eventi lieti\, anche i lutti ducali fornivano occasioni spettacolari agli architetti\, che allestivano\, in una gara di emulazione sia tra gli ideatori che tra i promotori\, imponenti apparati e catafalchi nelle chiese principali\, tanto da mutarne l’aspetto esterno e lo spazio interno. \nInfine\, la diffusione urbana della teatralità faceva delle piazze e degli spazi aperti suburbani i luoghi privilegiati della festa: mirabolanti strutture effimere costellate di personificazioni delle Virtù e di mostri raffiguranti i Vizi\, comunicavano messaggi moraleggianti\, oltre a meravigliare per dimensione e artifici pirotecnici. \nQuesti avvenimenti\, strabilianti per gli spettatori dell’epoca\, sono ricordati in mostra dai coevi volumi a stampa\, quadri e incisioni\, ma anche da strumenti multimediali\, video e ologrammi\, appositamente realizzati in tecnologia digitale: strumenti in grado di informare e “stupire” il visitatore di oggi con la ricostruzione delle strutture e degli effetti “speciali” degli apparati barocchi. \nALLESTIMENTO MOSTRAFILMATI DELLA MOSTRA
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SUMMARY:Viaggio nel pianeta Macbeth
DESCRIPTION:Un viaggio affascinante nell’universo di Macbeth: è l’appassionato omaggio di Tita Tegano al teatro di Shakespeare e di Verdi. Un’intima adesione alla ricchezza di suggestioni dei due testi\, quello letterario e quello musicale mirabilmente congiunti\, che la celebre artista e scenografa propone nella mostra “Viaggio nel pianeta Macbeth. Una delle più  inquietanti e fascinose creazioni del teatro drammaturgico e musicale” allestita a Palazzo Bossi Bocchi dal 30 marzo al 30 maggio 2019. \nEd è proprio la personale lettura dei personaggi di Macbeth\, Lady Macbeth e Re Duncano\, ad essere forse la più singolare produzione della Tegano\, quella filtrata da un’eccezionale carriera come scenografa e costumista nei più importanti teatri lirici del mondo: a coronamento di questo straordinario percorso il desiderio di ritornare alla libertà della pittura\, cosicché le suggestioni di Macbeth\, più volte percorse\, si offrono\, questa volta a sipario chiuso\, al libero afflato creativo. \n“Il risultato è una pittura di luce colta nella trama filiforme del disegno e del colore che vira al cangiante – come ben spiega Corrado Mingardi nel saggio della brochure di mostra -. Tita Tegano disegna con un ductus veloce\, leggero o insistito e fermentante\, in più dipinge con tinte impregnate di vibrazioni\, di atmosfera\, senza che ne soffrano la consistenza\, la pienezza dei volumi corporei\, e ne venga meno l’individuazione di ruolo dei personaggi.” \nA questo percorso centrale (fatto di una ventina di opere) si affiancano in mostra altri due itinerari: quello dedicato alla teoria di schizzi\, disegni\, bozzetti e progetti realizzati da Tita Tegano nel corso di una densa carriera professionale per le varie messe in scena di Macbeth ed un’ultima sala allestita con i ritratti che la scenografa calabrese ha dedicato negli anni a famosi personaggi del mondo del teatro lirico\, in primis quello di Renato Bruson\, omaggio al grande artista e al compagno di una vita. \n“Questo Macbeth che io amo a preferenza delle altre mie opere e che quindi stimo più degno d’essere presentato…” scriveva Verdi a Barezzi nell’accorata dedica dell’opera al suocero: e similmente la mostra “Viaggio nel pianeta Macbeth” è uno straordinario gesto d’amore a quel doppio capolavoro shakeaspeariano e verdiano che\, ancora una volta\, sa divenire mirabile fusione tra palcoscenico e vita. \nALLESTIMENTO MOSTRA
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SUMMARY:L’Otello di Boito e Verdi: storia di un capolavoro
DESCRIPTION:Una breve della “Gazzetta dei Teatri” in data 6 gennaio 1887 ben descrive il clima di fervida attesa per la prima di Otello: «[Verdi] È arrivato\, e le prove del desideratissimo Otello sono incominciate. Oh! Venga presto il giorno della prima rappresentazione. C’è per quel giorno una vera febbre in tutti (…)». \nUna notizia\, quella di Otello\, che aveva fatto il giro del mondo: dopo 16 anni di pausa finalmente una nuova opera verdiana che diverrà fin da subito un successo planetario. \nÈ con l’opera shakespeariana che Verdi riallaccia la sua collaborazione definitiva con il musicista e librettista Arrigo Boito dopo quella sorta di “prova generale” che era stato\, nel 1881\, il rifacimento di Simon Boccanegra: un binomio\, quello di Boito-Verdi\, voluto fortemente da Giulio Ricordi\, editore lungimirante e nello stesso tempo legato da grande rispetto e affetto al Maestro. \nLa nascita dell’opera comprende un ampio arco temporale frutto di un discreto ma costante “corteggiamento” di Ricordi – complice ovviamente lo stesso Boito – a Verdi; una storia avvincente che\, con colpi di scena degni di una pièce teatrale\, risulta essere una irrinunciabile parte dell’universo di Otello. \nQuella di Otello è certamente una tra le più avvincenti genesi nella storia del teatro d’opera e la mostra “L’Otello di Boito e Verdi: storia di un capolavoro”\, allestita a Palazzo Bossi Bocchi (Parma\, dal 12 ottobre al 22 dicembre 2019) a cura di Fondazione Cariparma e dell’Archivio Storico Ricordi ne ripercorre\, in un avvincente racconto\, le tappe creative. \nUna genesi\, quella di Otello\, che a Palazzo Bossi Bocchi è narrata da preziosi documenti – fotografie\, lettere\, disegni di costumi e scene\, la partitura autografa – ai quali sono affiancate le tracce della “macchina” produttiva e commerciale che sottostava alla realizzazione dell’opera: in primis il contratto con Verdi e i documenti che testimoniano il ruolo organizzativo e imprenditoriale dell’editore Ricordi\, promotore del successo di Verdi su scala internazionale. \nI documenti esposti provengono in massima parte dall’Archivio Storico Ricordi di Milano\, considerato il più importante archivio musicale privato al mondo\, dalle Collezioni d’arte di Fondazione Cariparma e dall’Archivio Storico del Teatro Regio di Parma. \nFortemente coinvolgente il percorso della mostra\, che comprende tutti gli aspetti dell’apparato teatrale: i costumi disegnati dal colornese Alfredo Edel\, uno dei maggiori costumisti dell’epoca\, di cui sono esposti i disegni originali\, le corrispondenti fotografie che mostrano gli abiti realizzati in sartoria per la prima scaligera e gli accessori realizzati dall’attrezzeria Rancati (in mostra l’armatura originale di Cassio e un elmo delle Guardie d’Onore); i disegni originali delle scenografie dei 4 atti progettati da Carlo Ferrario e Giovanni Zuccarelli. Suggestivo il volume delle Disposizioni Sceniche\, mise-en-scène redatta e pubblicata da Giulio Ricordi\, in cui ambientazioni e movimenti scenici vengono riportati nei minimi dettagli\, voluti dallo stesso Verdi. \nPreziosissima la partitura autografa di Otello\, conservata nell’Archivio Storico Ricordi e scritta con calligrafia minuta che fornisce a chi la osserva\, oltre alla lettura musicale\, diverse informazioni di regìa: Verdi amava infatti annotare direttamente in partitura quanto sarebbe avvenuto poi sul palcoscenico. Abbinato un video che permette di seguire le note autografe del brano e contemporaneamente ascoltare la musica del “Credo” di Jago. \nL’editore Ricordi lavorò su più piani per la diffusione di Otello: oltre alle versioni per canto e pianoforte furono stampate decine di copie della partitura\, noleggiate da Ricordi ai più importanti teatri del mondo. In esposizione la lastra originale da cui si ricavò la prima edizione a stampa di Otello\, accanto i punzoni originali in acciaio con cui si incideva la lastra. Un filmato d’epoca permette di seguirne il complesso procedimento. \nNel 1887\, alla vigilia dell’andata in scena di Otello\, l’editore Fratelli Treves pubblica il Numero Unico della rivista L’Illustrazione Italiana (in mostra) interamente dedicato all’ultima fatica del Maestro\, in cui è riportata ogni informazione che possa soddisfare la curiosità degli appassionati: anticipazioni e notizie sul compositore\, sul librettista e su tutti i protagonisti di quello che viene presentato come l’evento musicale dell’anno. \nEd ancora gli echi del trionfo della prima assoluta\, diretta dal celebra direttore d’orchestra Franco Faccio\, trionfo documentato direttamente dalle annotazioni a matita dello stesso Ricordi a margine del libretto: i bis concessi (il primo è per il Fuoco di gioia)\, gli “applausi frenetici”\, le tante chiamate alla ribalta di compositore\, librettista\, interpreti alla fine di ogni atto. \nÈ un successo che accomuna la sera della prima assoluta del 5 febbraio 1887 a Milano a quelle successive: sia nei teatri italiani\, come al Teatro Regio di Parma nel settembre del 1887 con il tenore Giuseppe Oxilia nel ruolo di Otello\, e del soprano Adalgisa Gabbi\, di cui si dà testimonianza  attraverso i documenti dell’Archivio Storico del Teatro Regio\, sia in quelli esteri. \nCompletano la mostra due straordinari originali dalle Collezioni d’arte di Fondazione Cariparma: un abbozzo musicale autografo da Simon Boccanegra (1881) e l’abbozzo del Concertato finale dell’Atto III di Otello\, prezioso e affascinante documento nel quale Verdi sviluppa i dettagli delle sue modifiche in occasione di Otello all’Opéra di Parigi nell’ottobre 1894 e che apporta un contributo fondamentale a quella che\, di fatto\, fu l’ultima musica che il Bussetano compose per il teatro. \nEvento collaterale alla mostra è la lettura/conversazione a cura di Luisa Viola\nMa c’è un posto per Otello nel Paese del Melodramma?  (Sabato 30 novembre\, ore 17 – Palazzo Bossi Bocchi; ingresso gratuito) \nALLESTIMENTO MOSTRA
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SUMMARY:La Certosa di Parma. La città sognata di Stendhal interpretata da Carlo Mattioli
DESCRIPTION:Nell’ambito della ripartenza di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21\, riapre i battenti anche Palazzo Bossi Bocchi con la mostra La Certosa di Parma. La città sognata di Stendhal interpretata da Carlo Mattioli\, esposizione che tanto interesse aveva suscitato nei giorni dell’inaugurazione\, poco prima del lockdown. \nPromossa e realizzata da Fondazione Cariparma e Fondazione Carlo Mattioli\, l’esposizione sarà visitabile dal 19 settembre\, fino al 20 dicembre 2020; un percorso incentrato sulla figura di Henry Beyle (Grenoble 1783 – Parigi 1842)\, meglio noto come Stendhal\, che dedicò il suo più celebre romanzo\, La Certosa di Parma\, alla nostra città e le opere di carattere stendhaliano del pittore Carlo Mattioli. \nLa mostra racconta dei diversi tempi del romanzo\, dalla sua fulminante ideazione e stesura (fu scritto in 53 giorni\, meno di due mesi\, tra novembre e dicembre 1838)\, alla sua immediata pubblicazione e fortuna editoriale: grazie alla preziosa collaborazione del Complesso Monumentale della Pilotta – Biblioteca Palatina\, sono una cinquantina le edizioni\, in lingua francese e italiana\, che accompagnano il visitatore lungo il percorso di mostra\, dalla prima in francese dell’aprile del 1839 alle più recenti\, arricchite anche dagli esemplari conservati nella Biblioteca di Busseto di Fondazione Cariparma e nella Biblioteca della Deputazione di Storia Patria. \nHenry Beyle\, nacque e visse parte della sua vita a Grenoble. Grazie alla collaborazione con il Musée Stendhal della cittadina francese\, allestito presso l’abitazione natale dello scrittore\, in mostra saranno un ritratto dello scrittore e alcuni cimeli oggetti che contribuiranno a ricreare l’ambiente in cui Stendhal scrisse il romanzo. \nL’esposizione prosegue attraverso i luoghi e i personaggi del romanzo fermati in un “tempo immaginifico”; di questo mondo stendhaliano si è fatto interprete\, negli anni Cinquanta\, Carlo Mattioli con dipinti\, opere su carta ed inedite ceramiche che hanno portato finalmente\, nel 1977\, alla pubblicazione del libro d’arte La Certosa di Parma edito da Azzoni di cui Fondazione Cariparma possiede un prezioso esemplare all’interno della collezione di Libri d’Artista donata da Corrado Mingardi. \nMattioli disegna una Parma presa quasi sempre di notte e da un punto di vista sempre leggermente ribassato perché risulti maestosa. Una città completamente vuota o percorsa da file geometriche di soldatini in uniforme che vanno chissà dove sull’eco di un inutile o tardivo ordine dato solo per dare “geometria” e prospettiva alla scena. Una città cupamente ideale fatta di piazze dilatate e deserte\, di palazzi con lunghe teorie di finestre buie e vuote\, come se gli abitanti fossero fuggiti\, inseguiti da un invasore. Una città senza tempo\, con la magnificenza nera di un sogno di Piranesi che si è immerso nelle acque padane\, allucinate e metafisiche che bagnano la vicina Ferrara di De Chirico. \nCompare la basilica della Steccata nella notte. Poi la chiesa “del Quartiere” vista scorciata in un vuoto siderale. Poi la prigione\, la torre Farnese che si sovrappone come un lapsus alla Certosa in cui Fabrizio finirà i suoi giorni. \nQuella Parma\, Mattioli la vuole nera\, con bagliori blu\, lunari\, punti di bianco mobili\, le uniformi degli onnipresenti soldatini. Fra i tanti personaggi raccontati da Stendhal l’artista ha privilegiato il protagonista\, Fabrizio del Dongo e la sua divina scriteriata giovinezza destinata a soccombere. Colto sempre di profilo\, con la tuba nera\, i capelli biondi e il mantello rosso mosso dal vento\, Fabrizio domina incontrastato sulla fantasia dello scrittore e del pittore fino al tragico epilogo della storia. \nDelle avventure di Fabrizio e dei suoi spasimi la mano del pittore non registra quasi nulla\, così come dei tanti comprimari. Molti capitoli li ignora\, li ritiene inutili\, non vuole fare illustrazioni: solo un accenno di racconto nell’arresto di Fabrizio in piedi accanto alla carrozza su cui siede Clelia; e poi Fabrizio che corre\, pugnale in mano\, dopo aver ucciso Giletti\, la torre Farnese in lontananza a memento. \nPer il resto nulla: o le scene vuote o il personaggio\, Fabrizio\, che riempie tutto\, il foglio ma prima ancora la mente. La sua bellezza soverchiante è come quella delle figure dei vasi attici\, colta sempre di profilo. Fabrizio è dove deve essere. \nLa Certosa di Parma\, La città sognata di Stendhal interpretata da Carlo Mattioli (che vede il patrocinio dell’Ambasciata di Francia) è una straordinaria occasione per approfondire un monumento letterario che fu in grado\, ma lo è tutt’ora\, di richiamare su Parma l’attenzione del mondo della cultura. \nFILMATI DELLA MOSTRALIBRO D’ARTISTAIl montaggio riproduce le 14 litografie realizzate da Carlo Mattioli e stampate dal “Bisonte” a Firenze per l’edizione edita da Azzoni nel 1977 \nStendhal\, La Chartreuse de Parme. Prefazione di Victor Del Litto\, Parma\, Azzoni\, 1977\nCopia n. 120/120 Busseto\, Collezione Biblioteca Fondazione Cariparma – Donazione Corrado Mingardi
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SUMMARY:Corrispondenze e suggestioni tra Stendhal\, Correggio e Carlo Mattioli
DESCRIPTION:Nel contesto della mostra dedicata alla Certosa di Parma – in mostra a Palazzo Bossi Bocchi – e ai dipinti di Carlo Mattioli che\, in epoche diverse\, la illustrano e la interpretano\, un itinerario tra autori diversi\, epoche diverse\, linguaggi diversi. E tuttavia\, o proprio per questo?\, un’empatia\, una sintonia che circola e persiste tra le pagine del romanzo\, il grande protagonista del Rinascimento a Parma\, e il pittore moderno. Tra percezioni\, identificazioni\, sensibilità\, che si rincorrono e si rintracciano… \n\nEvento gratuito. \nLa partecipazione – per un massimo di 30 posti a sedere – è solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail: \nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it
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SUMMARY:La "città invisibile" di Stendhal
DESCRIPTION:La Chartreuse de Parme: un viaggio attraverso i tempi e i luoghi della scrittura\, dell’azione romanzesca\, dell’edizione e della fama postuma dell’opera di Stendhal\, fino alla sua riconversione in mito\, nell’immagine iconica una città che la letteratura reinventa ed offre all’immaginario collettivo. \nEvento gratuito.\nLa partecipazione – per un massimo di 30 posti a sedere – è solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail: \nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it
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SUMMARY:La Certosa di Parma\, una lettura del romanzo di Stendhal
DESCRIPTION:Il libro è un viaggio nel cuore di Parma attraverso poeti e scrittori che sono nati o hanno vissuto in città. Un progetto innovativo che racconta ottocento anni di storia che hanno fatto Parma grande nel mondo tra libri\, editoria\, riviste\, autori. Una grande storia che si legge come un romanzo tra scoperte e materiali inediti. \n\nEvento gratuito.\n \nLa partecipazione – per un massimo di 30 posti a sedere – è solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail: \nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it
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SUMMARY:Storie di pittori e storie di tintori: l'invenzione della pittura ad olio su tela
DESCRIPTION:La pittura ad olio su tela si diffonde nella seconda metà del ‘400 dando luogo a una rivoluzione epocale. La tradizione dell’ancona in legno\, frutto del lavoro corale del maestro d’ascia\, del battiloro\, del doratore\, del mesticatore\, dell’intagliatore\, infine del pittore\, cede il passo a una tela che può essere arrotolata e trasportata con imparagonabile facilità. Ma dove\, e come\, e perché\, nasce la pittura ad olio su tela? I pittori\, che così spesso sia la storia dell’arte\, sia la comunicazione odierna\, considerano in dialogo quasi esclusivamente con altri artisti\, davvero hanno ampliato i propri saperi solo nel perimetro delle proprie specifiche pratiche? \nEvento gratuito.\nLa partecipazione – per un massimo di 30 posti a sedere – è solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail: \nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it
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SUMMARY:La Certosa di Parma si conclude come una “favola”\, ma senza lieto fine...
DESCRIPTION:Nelle ultime pagine della Certosa Stendhal ci offre un intreccio inaspettato\, trasgressivo\, forse scandaloso per i tempi\, e drammatico… eppure quel capitolo finale inizia con una “favola” di antica sapienza\, ripresa dallo scrittore francese\, poi rovesciata\, e tragicamente interrotta. Uno dei miti più amati dalla cultura romantica\, da artisti e pittori quali Antonio Canova e David che ne fanno il simbolo della passione amorosa. \nEvento gratuito.\nLa partecipazione – per un massimo di 30 posti a sedere – è solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail: \nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it
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SUMMARY:La magia degli scarabei-sigillo
DESCRIPTION:Piccole sculture preziose e dai poteri magici hanno portato l’Antico Egitto a Parma: un’occasione per conoscere la collezione Magnarini degli scarabei-sigillo e un laboratorio per imparare a realizzarli.\nLaboratorio dedicato ai bambini dai 6 ai 10 anni. \nEvento gratuito.\nLa partecipazione è consentita solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail:\nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it
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SUMMARY:Justus Sustermans
DESCRIPTION:Mezz’ora insieme a Justus Sustermans\, pittore fiammingo che servì numerose corti italiane ed estere\, tra cui anche quella di Parma e Piacenza.\nDa Anversa si stabilì a Firenze come pittore ufficiale della corte medicea\, eseguendo numerosi ritratti ducali tra cui l’effige di Cosimo III de’ Medici granduca dal 1670\, conservato nelle sale dedicate alla Donazione Cozza a Palazzo Bossi Bocchi. \nEvento gratuito.\nLa partecipazione – per un massimo di 30 posti a sedere – è solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail: \nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it
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SUMMARY:Acta Martyrum: alle origini del culto dei Martiri
DESCRIPTION:Scuoiati vivi. Rosolati a fuoco lento su una graticola. Mutilati dei loro organi più vitali o trafitti da un nugolo di frecce. I santi del martirologio cristiano e la vasta casistica di strumenti\, torture\, modalità del martirio forniscono agli artisti di ogni epoca motivi non solo per la loro ispirazione ma anche per supportare la curiosità di schiere di fedeli desiderosi di exempla cui conformare la loro tribolata esistenza. A partire dal III secolo\, in coincidenza con le grandi persecuzioni\, la venerazione verso i più ardenti “testimoni della fede”\, si manifesta sia come genere letterario che in ambito artistico – dalle pitture murali delle catacombe alle grandi opere dei maestri del Rinascimento\, passando per i codici miniati e le tavole lignee del Medioevo. \n\nEvento gratuito.\nLa partecipazione – per un massimo di 30 posti a sedere – è solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail: \nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it \n 
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SUMMARY:Cecrope Barilli
DESCRIPTION:“La contadinella” fa parte di quella produzione artistica che Barilli realizzò ritraendo le figure osservate per strada: protagoniste di scene raccolte nel peregrinare del pittore\, rappresentazioni di povertà dove affiora la sensibilità al vero e l’indagine della dimensione psicologica. \nEvento gratuito.\nLa partecipazione – per un massimo di 30 posti a sedere – è solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail: \nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it
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SUMMARY:Suggestioni d’Oriente: dialoghi d’arte tra Europa e Giappone
DESCRIPTION:Dopo un lungo periodo di isolamento\, la riapertura del Giappone all’Occidente\, avvenuta nella seconda metà dell’800\, comporta una repentina diffusione del gusto e dell’arte orientali tra gli intellettuali e gli artisti europei. Non furono solo i pittori francesi a lasciarsi sedurre dalle opere d’arte giapponesi ma anche affermati pittori italiani\, tra i quali ricordiamo Giovanni Segantini\, Giovanni Boldini\, Giovanni Fattori\, Galileo Chini e Giacomo Balla. Un’armonia di forme\, tecniche e colori che dalla lontana Terra del Sol Levante rivive nelle tele dei grandi maestri italiani\, tra Ottocento e Novecento. \n\nEvento gratuito.\nLa partecipazione – per un massimo di 30 posti a sedere – è solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail: \nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it \n 
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SUMMARY:Pieter Claesz
DESCRIPTION:Soggetto del dipinto è una tavola sobriamente apparecchiata\, dove gli oggetti di uso quotidiano sono disposti con apparente casualità\, e descritti con razionalità e zelo che in taluni dettagli sfocia nell’acribia. Gli effetti chiaroscurali misurati\, quasi parchi\, rendono armonioso l’insieme dei diversi elementi presentati in un’atmosfera sapientemente ovattata. Così Pieter Claesz\, abilissimo pittore di nature morte\, testimonia i valori portanti dell’etica protestante\, valori cui la borghesia olandese dell’epoca\, detentrice del potere politico\, si atteneva in maniera rigorosa. \n\nEvento gratuito.\nLa partecipazione – per un massimo di 30 posti a sedere – è solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail: \nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it
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SUMMARY:Amos Nattini – Divina Commedia\, Purgatorio e Paradiso
DESCRIPTION:Dopo l’appuntamento dedicato all‘Inferno di Amos Nattini\, concludiamo il nostro viaggio tra arte e letteratura soffermandoci sulle restanti cantiche del poema dantesco: il Purgatorio ed il Paradiso. L’appuntamento si prefigge di indagare il cambiamento di stile di Nattini nelle illustrazioni realizzate a distanza di 10 anni dall’inizio del progetto. \nEvento gratuito.\nLa partecipazione – per un massimo di 30 posti a sedere – è solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail: \nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it
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SUMMARY:Creo con l'argilla. L'origine della scultura
DESCRIPTION:Un lungo viaggio indietro nel tempo per scoprire quando l’uomo ha iniziato a creare le prime sculture: pietra\, legno e argilla si trasformarono in oggetti speciali grazie all’uso delle mani e di tanta creatività. Proviamo anche noi a realizzare le nostre prime sculture di argilla? \nLaboratorio dedicato ai bambini dai 6 ai 10 anni. \nEvento gratuito.\nLa partecipazione è consentita solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail:\nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it
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SUMMARY:Ut pictura theatrum. Dialogo fra due arti
DESCRIPTION:Un viaggio affascinante fra pittura e teatro\, in quello stretto rapporto che\, nel XIX secolo\, appare ormai un fenomeno inseparabile nella comune intuizione dell’immagine: dal dipinto alla scena e dalla scena al dipinto\, rinnovandosi di continuo e riflettendo sulle innovazioni tecniche e culturali\, nel lungo cammino verso la modernità. \nEvento gratuito.\nLa partecipazione – per un massimo di 30 posti a sedere – è solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail: \nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it
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SUMMARY:Il mio racconto per immagini
DESCRIPTION:Prendendo spunto da un breve racconto\, si proverà a rielaborarlo usando le immagini al posto delle parole. O le immagini insieme alle parole. Il risultato sarà un personale libricino illustrato. \nLaboratorio dedicato ai bambini dai 6 ai 10 anni. \nEvento gratuito.\nLa partecipazione è consentita solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail:\nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it
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SUMMARY:Luigi Froni e Giovannino Guareschi
DESCRIPTION:Quasi sempre\, dietro le smorfie e le espressioni dei volti scolpiti da Luigi Froni\, si cela una profonda conoscenza\, un rapporto stretto\, intimo\, forte con la persona rappresentata. Giovannino Guareschi era un grande amico\, l’amico che Froni chiamava “Il Principe”\, con il quale era solito condividere momenti di confronto intellettuale e artistico\, ma anche momenti di ilarità e ironia\, tipici degli uomini della Bassa. \nEvento gratuito.\nLa partecipazione – per un massimo di 30 posti a sedere – è solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail: \nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it
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SUMMARY:"A" come albero\, "B" come Babbo Natale
DESCRIPTION:Con la slitta\, tra le stelle\, Babbo Natale porta cose belle\, poi scendendo dal camino ti consegna un regalino. Guarda bene è speciale\, è il mio dono di Natale!\nIl Natale è alle porte e noi vogliamo divertirci a confezionare il nostro personalissimo regalo di Natale da donare a chi ci sta più a cuore. \nLaboratorio dedicato ai bambini dai 6 ai 10 anni. \nEvento gratuito.\nLa partecipazione è consentita solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail:\nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it
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SUMMARY:Il collier di Maria Luigia
DESCRIPTION:“Havevo le mie belle perle\, che gli occhi femminili guardavano con desiderio” con questa frase la donna che ereditò le perle di Maria Luigia sottolineava la fierezza nello sfoggiare questo stupendo gioiello\, oggi conservato nelle Collezioni di Fondazione Cariparma\, un gioiello che l’appuntamento permetterà di osservare più da vicino. \n\nEvento gratuito.\nLa partecipazione – per un massimo di 30 posti a sedere – è solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail: \nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it
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SUMMARY:La pittura è una poesia muta\, la poesia una pittura parlante: il rapporto tra arte e letteratura
DESCRIPTION:Il confronto dialettico tra arte e letteratura\, che si snoda attraverso i secoli\, promuove una riflessione sul rapporto tra arti figurative e letteratura che non può prescindere dal valore dell’immagine. L’immagine\, infatti\, è elemento centrale tanto della poesia quanto dell’arte figurativa. L’immagine poetica viene consegnata al lettore\, cui è affidato il compito di configurarla nella propria mente\, mentre l’immagine pittorica è più immediata\, in quanto restituita direttamente ai sensi dello spettatore.\nQuando i due linguaggi dall’apparente inconciliabilità si fondono gli esiti sono per lo più eclatanti e le arti visive sprigionano tutto il vigore di “linguaggio degli occhi”. \nEvento gratuito.\nLa partecipazione – per un massimo di 30 posti a sedere – è solo su prenotazione ai seguenti indirizzi mail: \nguide@fondazionecrp.it\nmuseo@fondazionecrp.it
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SUMMARY:DALLE CERAMICHE PERSIANE ALLE MAIOLICHE RINASCIMENTALI ITALIANE «andarà per le corti tra spiriti elevati et animi speculativi»
DESCRIPTION:DALLE CERAMICHE PERSIANE ALLE MAIOLICHE RINASCIMENTALI ITALIANE «andarà per le corti tra spiriti elevati et animi speculativi» è il titolo della piccola\, ma preziosa esposizione di una selezione di manufatti che mette in luce gli intensi rapporti culturali tra il mondo artistico islamico e la produzione ceramica europea. \nPromossa e realizzata da Fondazione Cariparma\, la mostra è allestita a Palazzo Bossi Bocchi dal 15 maggio al 4 luglio 2021 ed è il frutto dell’impegnativo lavoro di catalogazione sui fondi di ceramica e maiolica conservati nelle Collezioni d’Arte di Fondazione Cariparma a cura di Serena Nespolo. La catalogazione infatti è un passo importante nella conoscenza approfondita degli oggetti conservati e ne permette la successiva valorizzazione. Presentiamo quindi ceramiche appartenenti alle donazioni Garbarino\, Braibanti e Cozza\, che abbracciano oltre cinque secoli di storia. La selezione parte dalle tecniche e dall’iconografia della ceramica persiana e mesopotamica\, prosegue con i contatti e le influenze che queste ultime hanno avuto sulle produzioni italiane del Medioevo e del Rinascimento\, evidenziando i rapporti tra Occidente e Oriente\, per arrivare alle maioliche rinvenute a Parma durante i lavori di scavo per la costruzione dell’Agenzia 3 dell’allora Cassa di Risparmio di Parma di Barriera Repubblica\, anticamente zona occupata dal fossato fuori le mura cittadine. \nFILMATO DELLA MOSTRA
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