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SUMMARY:Un paese in debito. Risparmio e prestiti nella storia d’Italia
DESCRIPTION:La nascita del Regno d’Italia\, nel cuore del XIX secolo\, coincide con un mondo in rapida trasformazione: le nazioni europee si affacciano gradualmente alla modernità\, si progettano infrastrutture\, prendono forma i sistemi di pubblica istruzione e gli eserciti\, sempre più avanzati tecnologicamente\, mantengono un posto di primo piano nel bilancio dello stato. \nTutto questo ha un costo e\, per far fronte al moltiplicarsi della spesa\, gli stati adottano in modo sistematico uno strumento che ha profondamente segnato la storia economica e sociale: il debito pubblico\, la cui sottoscrizione sarà promossa sempre più assiduamente da una comunicazione rivolta a tutte le classi sociali. Manifesti\, cartoline e opuscoli – accattivanti e di forte valore storico e culturale – diventeranno i nuovi protagonisti delle campagne pubbliche\, mosse dall’obiettivo di stimolare la popolazione ad investire nei buoni di stato. \nAll’interno di questo contesto si muove la mostra Un Paese in debito. Risparmio e prestiti nella storia d’Italia che Fondazione Cariparma\, in collaborazione con l’Università di Parma\, nella sua sede di Palazzo Bossi Bocchi\, propone dal 10 ottobre al 21 dicembre 2025. L’esposizione è a cura di Piergiovanni Genovesi\, Stefano Magagnoli e Francesca Magri; hanno collaborato Stefano Campagna\, Fabrizio Solieri e il progetto Hemera 1918-1922. \nLa storia economica italiana – dal processo di unificazione del Regno alla fase di sviluppo dell’età giolittiana\, dalla preparazione e sostegno delle due guerre mondiali sino alle fasi delle ricostruzioni postbelliche – è raccontata attraverso la lente insolita della comunicazione del prestito. In mostra manifesti della collezione SALCE del Museo Nazionale di Treviso (alcuni firmati da autorevoli artisti come Dudovich e Boccasile)\, cartamoneta dalla straordinaria collezione di Fondazione Cariparma (tra cui le iconiche banconote mille lire)\, video documentari\, oltre a documenti\, fotografie e oggetti appartenenti alla preziosa collezione di Andrea Cattabiani. \nNel tempo il Paese ha tentato di contenere il deficit pubblico attraverso la promozione di mirate “campagne del debito” volte a stimolare la sottoscrizione ai buoni del tesoro\, ai prestiti di guerra\, a quelli per la ricostruzione\, ma anche ai buoni per la lotta di Librazione. Pubblicistica\, grafica ed anche “versi in rima” sono gli strumenti grazie ai quali – sia nei periodi interbellici sia in guerra – i vari governi hanno promosso il finanziamento della spesa pubblica presso tutte le fasce sociali. \nIl suggestivo percorso dell’esposizione muove dal 1861 e dagli alti costi di unificazione dell’Italia (ad iniziare dalle grandi opere per dotare il Paese di moderne infrastrutture) a cui fanno fronte i primi prestiti pubblici e l’emissione di titoli di Stato per attirare\, oltre agli investitori stranieri e istituzionali\, anche i risparmi privati. \nLa testimonianza storica della spesa per i “prestiti di guerra”\, per alimentare l’industria bellica e le forze armate\, è una costante che accompagna la visita alla mostra\, dalle guerre colonialiste sino ai due conflitti mondiali\, passando dalle vicende del regime; per arrivare\, infine\, alla caduta del fasciamo\, al secondo dopoguerra ed ai difficili anni della Ricostruzione. \nLa storia del debito pubblico è anche la conseguenza di scelte politiche\, di realtà storiche e di visioni del futuro: per questo la mostra Un paese in debito è anche un coinvolgente viaggio nell’universo della comunicazione e della propaganda per sostenere le politiche di indebitamento pubblico. \nALLESTIMENTO MOSTRAFILMATI DELLA MOSTRA
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SUMMARY:Poesia per immagini. Bavagnoli ritrae Bertolucci
DESCRIPTION:Il 29 giugno 2025\, alle ore 11\, in occasione del 25° anniversario della scomparsa del poeta Attilio Bertolucci (14 giungo 2000)\, sarà inaugurata a Casarola (Monchio delle Corti) la mostra Poesia per immagini\, Bavagnoli ritrae Bertolucci\, realizzata da Fondazione Cariparma in partnership con Fondazione Bernardo Bertolucci e con la produzione esecutiva di Solares Fondazione delle Arti. Un racconto fotografico del poeta nella casa di famiglia\, rifugio durante lunghi periodi di vacanza e luogo ispirazionale della sua opera. Ma anche punto di ritrovo per intellettuali e artisti\, fra cui l’amico fotografo Carlo Bavagnoli che nelle immagini esposte ritrae Bertolucci nella sua quotidianità\, anche insieme all’amata moglie Ninetta. \nBavagnoli ci restituisce\, con l’eleganza delle sue fotografie\, momenti intimi e spontanei e\, come afferma nell’introduzione alla mostra Gabriella Palli Baroni\, studiosa della poesia di Bertolucci\, “Ci rende partecipi dell’armonia esistente tra natura e vita\, restituendoci l’emozione dei volti e la loro verità umana con tagli rigorosi e liricità contenuta\, ma evidente\, sì che appare perfetta la consonanza tra la poesia della parola e la poesia delle immagini”.\nLe immagini di Bavagnoli sono accompagnate da poesie di Bertolucci dedicate a Casarola\, al paesaggio appenninico\, in un percorso ideale che unisce interno ed esterno in un indissolubile intreccio poetico. \n“Questa mostra è un piccolo gioiello che fa rivivere l’atmosfera della casa e ci ricorda l’importanza del circolo culturale che Attilio Bertolucci amava creare a Casarola. Rileggere le sue liriche accostate alle fotografie di Bavagnoli ci regala l’illusione di sentire riecheggiare la sua “voce da calabrone” fra i grandi muri di pietra della casa\, riempiendo il vuoto della sua assenza di una presenza poetica senza tempo”\, afferma Valentina Ricciardelli\, Presidente della Fondazione Bernardo Bertolucci. \n“Il Fondo Bavagnoli è fra i più prestigiosi delle nostre collezioni – afferma Franco Magnani\, Presidente di Fondazione Cariparma\, che prosegue – fu proprio Attilio Bertolucci a portare Carlo Bavagnoli nel nostro territorio nel 1957\, introducendolo in quel ristretto e selezionato gruppo di protagonisti del clima culturale che ha caratterizzato la Parma degli anni ’60 e ’70. Nel 2000 Bavagnoli dona il suo intero archivio\, 29.385 negativi e 150 volumi a tema fotografia di carattere internazionale\, a Fondazione Cariparma con la quale è in rapporto dagli anni ’80. Abbiamo vissuto insieme a lui il meticoloso lavoro di riordino\, catalogazione e digitalizzazione di 2.445 scatti e siamo davvero orgogliosi di vedere esposte a Casarola\, contesto del tutto inedito e quasi ‘naturale’\, la quarantina di fotografie scattate nel luogo appenninico\, che raccontano e ricordano un personaggio come Bertolucci\, ritratto nella sua quotidianità con l’occhio dell’amicizia\, protagonista di un pezzo di storia parmense che ha contribuito allo sviluppo culturale del nostro territorio”. \nALLESTIMENTO MOSTRA
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SUMMARY:Donne allo Specchio. Eleganza\, emancipazione e lavoro nella moda tra ‘800 e ‘900
DESCRIPTION:La mostra “Donne allo Specchio. Eleganza\, emancipazione e lavoro nella moda tra ‘800 e ‘900” è un percorso espositivo multisensoriale dedicato alla moda e ai diversi ruoli della donna in questo particolare periodo storico. Attraverso un viaggio nel mondo della moda – intesa non solo come un fenomeno estetico ma anche come un sistema di produzione manifatturiera e industriale – la mostra ha l’obiettivo di mettere in luce il progressivo e lento processo di emancipazione della donna e i cambiamenti di costume che ne sono scaturiti. \nL’esposizione\, aperta al pubblico dall’8 marzo al 25 maggio\, si snoda lungo cinque spazi in cui sono allestite le opere: dipinti e disegni – tra cui opere di Giovanni Boldini\, Pompeo Mariani e Ambrogio Antonio Alciati\, appartenenti alla Collezione Bruson di Fondazione Cariparma insieme a manifesti pubblicitari\, riviste di settore italiane e francesi\, cataloghi di moda\, abiti e accessori originali dell’epoca. \nPer la prima volta le opere in mostra sono accompagnate da didascalie interattive\, curatoriali e tematiche\, dedicate ai più piccoli\, tattili e olfattive. \nAlla fine dell’Ottocento si registrano\, su scala nazionale\, circa un milione e mezzo di donne lavoratrici nell’industria tessile\, nella produzione di biancheria\, nelle stirerie e nel commercio della moda. Anche Parma riflette questa dinamica\, illustrata in apertura della mostra con una panoramica sul settore tessile parmense e sulla produzione di busti per signora di cui si possono ammirare alcuni esempi esposti\, curata dall’Archivio Storico del Comune di Parma. Tale attività\, che raggiunge il suo apice agli inizi del secolo sarà segnata\, nel 1907\, dal primo sciopero delle bustaie di Parma che\, guidate da Alceste De Ambris\, segretario della Camera del Lavoro\, si ribellarono ai salari inadeguati e alle condizioni di lavoro insopportabili e portarono alla sospensione della produzione di busti per cinquanta giorni. \nNello stesso periodo\, Parma vanta anche una consolidata tradizione nell’industria profumiera all’interno della quale le donne furono impiegate in diverse fasi della produzione. La “Violetta di Parma”\, la “Duchessa di Parma” e “Acqua di Parma” sono le fragranze più celebri dei marchi Borsari e OPSO (Officina Parmense Sostanze Odorose) che si imposero nel settore profumiero.\nNel panorama nazionale la produzione di merletti è un’altra importante manifattura che vede la manodopera femminile protagonista. La mostra ne fornisce alcuni spunti anche grazie alla collaborazione con il Museo del Merletto di Burano. \nIl percorso espositivo prosegue con un approfondimento sulla borghesia ottocentesca\, la nuova classe emergente che\, grazie allo sviluppo economico\, utilizza la moda come espressione del proprio successo. La donna di questi anni ha un ruolo ancora subordinato alla figura maschile; stretti busti e gonne vaporose\, abiti elaborati e difficili da portare sanciscono il confinamento della donna nella dimensione domestica. Una condizione che si riflette anche nell’arte dell’epoca come si evince dai ritratti di Boldini e Bocchi in mostra\, ma anche dagli abiti\, dai corpetti e dai busti esposti\, in prestito dalla Collezione abiti antichi di Camilla Colombo. \nIl desiderio di distinzione della nuova classe borghese\, che ricerca l’eleganza a costi accessibili\, determina una profonda trasformazione dei modelli di consumo nelle città europee dove sorgono i primi grandi magazzini\, templi innovativi del commercio. Questi nuovi spazi commerciali non si limitano alla semplice vendita\, ma offrono al pubblico un’esperienza immersiva. Le strategie promozionali si fanno sempre più innovative: i cataloghi illustrati permettono di sfogliare comodamente da casa le ultime novità\, i grandi manifesti pubblicitari colorano le città\, mentre le inserzioni pubblicitarie sui quotidiani e sui periodici femminili amplificano il desiderio\, facendo leva sulle aspirazioni della nuova clientela. Con il progressivo aumento dell’alfabetizzazione femminile\, infatti\, prende piede il giornalismo di moda – a cui è dedicata un’intera sala espositiva dove è possibile sfogliare riviste femminili italiane e francesi\, fra cui Margherita. Giornale delle Signore Italiane\, e cataloghi di moda\, in versione digitale attraverso uno schermo touchscreen. \nNell’ultima parte espositiva la mostra si sofferma sull’inizio del nuovo secolo che segna l’avvio di un lento ma progressivo processo di emancipazione femminile con la donna nuova protagonista degli spazi pubblici del divertimento – come caffè\, casinò e teatri – prima riservati al solo pubblico maschile.\nLe attrici\, protagoniste anche di alcuni disegni in mostra\, sono le nuove muse ispiratrici della moda femminile. La bellezza e l’eleganza diventano espressione di un nuovo protagonismo femminile. I dipinti di Boldini\, Mariani\, Alciati e De Strobel\, testimoni di questa nuova tendenza\, sono accompagnati da didascalie di approfondimento\, tattili e olfattive studiate in collaborazione con Mouillettes & Co che aiutano il visitatore a meglio comprendere il clima dell’epoca. \nCon lo scoppio della Grande Guerra la donna acquisisce una nuova autonomia e inizia a ricoprire un ruolo attivo nella società. Le tendenze degli anni ‘20 e ‘30 del Novecento rispecchiano quindi la nuova figura femminile che lavora\, fa sport e guida l’automobile\, e che abbandona quindi il busto per indossare abiti dalle linee dritte\, copricapi sobri e minimali e tagli di capelli corti\, nuovo simbolo della donna indipendente e audace. \nALLESTIMENTO MOSTRA
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SUMMARY:Il Pinocchio d'Artista di Mimmo Paladino. Tra schizzi\, parole e note
DESCRIPTION:Una contaminazione di generi e di esperienze diverse: letteratura\, arte e musica si intrecciano a più livelli per dar vita ad identità più ricche e stratificate\, con l’obiettivo di coinvolgere un pubblico ampio e multigenerazionale. \nL’esposizione prende avvio dal libro d’artista Pinocchio\, di Domenico Paladino – noto come Mimmo Paladino – uno tra i maggiori artisti della Transavanguardia\, ed è un ciclo di 26 grandi tavole sciolte\, tutte stampate a tiratura limitata e firmate dall’artista\, facenti parte della Collezione Mingardi di Fondazione Cariparma. Le tavole – create nel 2004 dal celebre artista\, in una originale reinterpretazione della fiaba di Collodi – sono state realizzate secondo tecniche e stili differenti (acqueforti\, acquetinte\, serigrafie e collage di frammenti di legno e carta\, oro e rame in foglia e acquerello) e risultano di eccezionale vivacità cromatica e compositiva. \nAccanto alle tavole sono esposte una trentina di edizioni del romanzo di Collodi Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino\, stampate in Italia dall’inizio del ‘900 ai giorni nostri e conservate nella Biblioteca di Busseto di Fondazione Cariparma. \nGrazie al patrocinio della Fondazione Nazionale Carlo Collodi e alla collaborazione con Sinapsi Group\, completa l’esposizione Pinocchio all’opera\, una serie di statue in legno realizzate dall’artista Mauro Olivotto “Lampo”\, che ha scolpito i personaggi del mondo della lirica dando loro le sembianze del burattino Pinocchio.\nAlcuni sono stati robotizzati dalla Scuola di Robotica di Genova e\, muovendosi autonomamente\, suonano arie musicali verdiane. È una panoramica sul mondo della grande musica e\, al contempo\, un percorso di avvicinamento all’opera lirica per superare la convinzione che essa sia un’arte per pochi. \nLa mostra è corredata di 13 appuntamenti d’approfondimento per adulti e bambini. Inoltre\, è inserita nella programmazione territoriale del Verdi Off 2024 e nella XII edizione di I Like Parma\, in programma il 5 e il 6 ottobre. \nDal 21 settembre al 22 dicembre \nGiornate di apertura e orari:\nMartedì e giovedì: 15:30 – 18:00\nSabato e domenica: 10:00 -12:30\, 15:30 – 18:00 \nIngresso gratuito \nPer gruppi le visite sono possibili solo su appuntamento alla mail: guide@fondazionecrp.it\nPer scolaresche le visite sono possibili solo su appuntamento alla mail:  percorsi.artificio@gmail.com
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SUMMARY:Cara Parma\, sviluppo e cura di progetti per il territorio 2016-2024
DESCRIPTION:Fondazione Cariparma presenta il progetto fotografico intitolato “Cara Parma\, sviluppo e cura di progetti per il territorio 2016-2024. Un racconto di Simone Bramante\, ispirato a Carlo Bavagnoli” che valorizza i cambiamenti sociali e culturali del territorio di Parma nei primi anni del nuovo millennio attraverso i progetti sostenuti da Fondazione Cariparma e le storie dei loro beneficiari. \nQuesta innovativa narrazione multimediale vuole essere una naturale citazione e prosecuzione temporale del libro fotografico “Cara Parma” realizzato da Carlo Bavagnoli nel ’61 – e da lui stesso donato alla nostra Fondazione –  a cui questo progetto vuole essere un omaggio. \nÈ Simone Bramante – in arte Brahmino – a firmare il progetto. Direttore creativo\, autore e fotografo italiano più seguito su Instagram\, Brahmino è stato affiancato da tre giovani fotografi parmensi: Simone Mottola\, Roberta Dall’Alba e Don Quiel Lumbera\, selezionati all’interno del suo collettivo What Italy Is. \nSanità\, educazione\, lavoro\, società e cultura. Sono questi i temi messi a fuoco negli scatti del racconto fotografico veicolato online sui canali social di Fondazione Cariparma\, con un linguaggio capace di interagire con un pubblico traversale\, e con la mostra visitabile a Palazzo Bossi Bocchi. \nIl racconto è articolato in un processo narrativo che mette i beneficiari dei progetti al centro\, attraverso un’esperienza visiva ed emotiva che trasporta il visitatore nel quotidiano dei protagonisti facendogli toccare con mano il reale impatto dell’operato di Fondazione Cariparma. \nDal 23 marzo al 26 maggio \nGiornate di apertura e orari:\nGiovedì: 15:30 – 18:00\nSabato e domenica: 10:00 -12:30\, 15:30 – 18:00 \nIngresso gratuito \nPer gruppi e scolaresche le visite sono possibili solo su appuntamento.\nPer informazioni e prenotazioni:\nguide@fondazionecrp.it
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SUMMARY:Pàthos. Valori\, passioni\, virtù
DESCRIPTION:On line dal 30 gennaio al 31 marzo\nall’indirizzo www.pathos-raccolte.it \nLa mostra virtuale propone 80 opere appartenenti a 31 Fondazioni tra cui il capolavoro seicentesco di Elisabetta Sirani “Porzia che si ferisce alla gamba” esposto straordinariamente in Fondazione Cariparma grazie alla collaborazione con Fondazione Carisbo insieme all’incisione di Parmigianino raffigurante “Giuditta con la testa di Oloferne”\, delle collezioni d’arte di Fondazione Cariparma. L’intera esposizione sarà fruibile anche a Palazzo Bossi Bocchi attraverso l’istallazione di uno schermo touch. \nSguardi sul femminile\nDal 23 febbraio al 17 marzo\nPalazzo Bossi Bocchi \nPalazzo Bossi Bocchi organizza una mostra collaterale dal titolo “Sguardi sul femminile” dedicata alle dimensioni della donna nell’arte. Il tema della donna (tra valore\, passione e virtù) trattato nella mostra online sarà analizzato e approfondito anche attraverso la proposta di Fondazione Cariparma: una selezione di dipinti scelti fra le proprie collezioni d’arte\, un viaggio all’insegna dell’iconografia femminile fra le opere della Collezione Bruson\, di Cecrope Barilli\, di Amedeo Bocchi\, di Bruno Zoni e di Luigi Froni. I dipinti esposti tentano di rendere visibili quattro dimensioni – quattro direttrici su cui lo sguardo dell’uomo-artista si muove verso la donna-soggetto: nella prima\, il corpo femminile si manifesta come elemento di decorazione; nella seconda\, come oggetto di desiderio; nella terza si mostra come portatore di innocenza e candore; nella quarta il corpo non è più quello di donna\, ma di madre. C’è poi una quinta direttrice\, che direttrice non è\, scardinando e ponendosi in contrasto con il movimento lineare delle precedenti: è quella che porta alcuni artisti\, principalmente nel Novecento\, a dare vita a rappresentazioni femminili inedite\, non conformi\, che si sottraggono alla strada tracciata. \n“Sguardi sul femminile” e gli appuntamenti a calendario organizzati da Fondazione Cariparma sono inseriti all’interno delle manifestazioni per la festa della donna 2024 proposte dall’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Parma. \nSarà possibile prenotare visite guidate alle due esposizioni \n24 febbraio-17 marzo 2024\n \nIngresso gratuito\nmartedì e giovedì 15.30-18.00\nsabato e domenica 10.00-12.30; 15.30-18.00 \nper informazioni e prenotazioni:\nguide@fondazionecrp.it\nwww.fondazionecrp.it \nPer i laboratori a misura di bambino\nla prenotazione è obbligatoria \nIL CALENDARIO DEGLI EVENTI\nsabato 2 marzo\, ore 16.30\nLa mia Musa è…\nLaboratorio per bambini dai 3 ai 5 anni\nA cura di Rosanna Spadafora \nmartedì 5 marzo\, ore 17\nElisabetta Sirani icona femminile della pittura del Seicento: Porzia si ferisce alla gamba\nIncontro a cura di Angelo Mazza\, curatore della mostra virtuale e delle Collezioni d’Arte di Fondazione Carisbo \ndomenica 10 marzo\, ore 17\nLe ragazze diventeranno pittrici…\nIncontro a cura di Francesca Musiari e Marta Pedretti \nsabato 16 marzo\, ore 16.30\nA ciascuno… la sua Musa!\nLaboratorio per bambini dai 6 ai 10 anni\nA cura di Rosanna Spadafora
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SUMMARY:Alle Barricate! agosto 1922: la città\, i protagonisti\, la memoria
DESCRIPTION:Una mostra per celebrare il centenario delle Barricate del 1922. Dal 1 al 6 agosto 1922 gli abitanti dell’Oltretorrente e del rione Naviglio-Saffi si mobilitarono contro le migliaia di fascisti\, comandati da Italo Balbo\, arrivati da tutta Italia. Gli Arditi del Popolo\, comandati da Guido Picelli\, riuscirono a respingere l’attacco grazie alle barricate che vennero erette in tutti i punti di accesso dei quartieri popolari. \nLa mostra racconta questi avvenimenti dal punto di vista storico\, sociale e dei luoghi: la Parma di cento anni fa era una città divisa fisicamente dal fiume in due parti: i quartieri signorili di Parma nuova e i borghi popolari di Parma vecchia. L’allestimento\, ricco di immagini d’epoca e dipinti\, sarà arricchito da due abiti realizzati dalle studentesse di 3G dell’Istituto IPSIA Primo Levi corso di Moda.\nNella seconda sezione una linea del tempo delle 6 giornate introduce gli eventi accaduti tra il 31 luglio e il 6 agosto 1922 attraverso testi\, giornali\, fotografie\, documenti e testimonianze. La terza sezione dà spazio alla figura del fotografo Armando Amoretti\, giovane apprendista dello Studio Vaghi che ebbe l’intuizione di andare sul campo a fotografare gli eventi.\nLa quarta sezione della mostra è invece riservata ai protagonisti: da una parte Guido Picelli e gli Arditi del Popolo; dall’altra Italo Balbo e le squadre fasciste e in mezzo a loro la gente e le donne dei quartieri popolari e le autorità cittadine. L’ultima parte racconta l’epilogo e la memoria\, che di quei fatti si è tramandata nei 100 anni a seguire\, tra cui pubblicazioni\, mostre\, monumenti e i quadri naif di Enrico Fereoli. \nQuadri parlanti/La trincea Quadri parlanti/Le donne Quadri parlanti/Il Carrettiere
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SUMMARY:La Collezione Cantadori
DESCRIPTION:Recentemente donata a Fondazione Cariparma\, la Collezione di Claudio Cantadori\, pronipote dell’artista Cornelio Ghiretti\, è il frutto di una ricerca costante e appassionata\, che indaga il mondo della scultura e dell’arte decorativa della prima metà del Novecento parmense\, con un particolare interesse nei confronti di tre originali artisti: Renato Brozzi\, Cornelio Ghiretti e Mario Minari. \nL’origine della “Scuola parmense di sbalzo e cesello” va ricercata nel comune ambiente di crescita dei tre artisti originari di Traversetolo: la Fonderia di Giuseppe Baldi\, il luogo in cui si intrecciano le vicende artistiche e le storie personali dei tre giovani agli albori della loro carriera. \nL’apprendistato presso Baldi aveva insegnato loro una struttura di lavoro\, nella quale il “progetto” si fondeva con la procedura esecutiva\, ma per arrivare ad una completa formazione i tre dovettero conciliare il difficile riunirsi del mestiere con l’arte\, dell’abilità manuale con la cultura\, della tradizione con la proiezione artistica futura. Tutti e tre\, in tempi diversi ma con le stesse estreme difficoltà\, hanno frequentato il Regio Istituto di Belle Arti di Parma. \nOltre alla povertà della nascita e all’origine autodidatta della propria cultura\, che li spinge a imparare prima il mestiere e poi l’arte\, accomuna gli artisti l’amoroso interesse per la natura e soprattutto per i singoli animali\, dalla presa diretta alla stilizzazione in complementi d’arredo\, sebbene con sensibilità e predilezioni tematiche del tutto autonome\, che vanno dalla fauna spiccatamente acquatica privilegiata da Ghiretti\, ai fasianidi tanto amati da Minari. \nSe la figura di Brozzi è già stata ampiamente indagata da numerose pubblicazioni e mostre temporanee\, oltre che dal Museo Renato Brozzi che gli è stato dedicato a Traversetolo presso la Corte Agresti\, quelle di Ghiretti e Minari sono le vere scoperte di questa esposizione. \nClaudio Cantadori e la cugina Cornelia Ghiretti – entrambi legati da stretta parentela all’artista – negli ultimi 30 anni hanno raccolto tutte le opere di Ghiretti ritracciate sul mercato antiquario italiano ma anche internazionale\, arrivando a collezionare decine di sbalzi in rame e argento\, varie sculture in bronzo\, più di un centinaio di disegni\, spesso studi o bozzetti per opere\, alcune delle quali qui in mostra\, altre forse perdute o mai realizzate. \nAppassionato collezionista\, Claudio Cantadori ha acquistato sul mercato anche opere del capostipite della scuola\, Renato Brozzi\, e un’opera di Mario Minari\, un piatto sbalzato in rame con coppia di pesci gatto\, pensando ad un nucleo omogeneo per scuola. \nLa ricerca artistica del donatore è stata completata e approfondita attingendo a collezioni private\, consentendo di ricostruire la figura di Minari\, che a pieno titolo è stato inserito tra gli esponenti di spicco della “Scuola parmense di sbalzo e cesello”. \nFrancesca Magri e Anna Mavilla
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SUMMARY:PARMA CITTÀ D’ORO - Scenari da condividere tra Storia e Progetto
DESCRIPTION:Parma città d’oro non è soltanto la mostra di un vasto ciclo di progetti architettonici coordinati per la città.\nÈ un invito e\, al tempo stesso\, un appello. \nDa una parte è uno stimolo a interessarsi del bene comune per cittadini che vogliano contribuire alla definizione della visione strategica del luogo dove vivono.\nIl Progetto Urbano\, come reinvenzione contemporanea della matrice storica della città\, offre loro un coinvolgimento nella sfida collettiva della rigenerazione urbana sui nuovi paradigmi della sostenibilità e della quarta rivoluzione industriale.\nDall’altra è una chiamata\, un’occasione per mettere in valore le molte energie riscoperte durante la tragica fase della pandemia. Nei mesi di apertura si svilupperà infatti una discussione pubblica sui temi salienti della città che mobiliterà la società civile a ritrovarsi sui problemi da risolvere e sulle qualità da sviluppare.\n«La stanza della condivisione» a chiusura della mostra è il simbolo di questo approccio\, il punto in cui i visitatori\, sia in presenza sia in remoto\, potranno esprimersi sulle destinazioni future degli scenari presentati e degli edifici censiti dall’Atlante Civile dell’Architettura\, cioè del patrimonio storico artistico a vocazione collettiva. Così\, solo così\, il Progetto Urbano diventa Strategico. Attraverso il coinvolgimento di tutti\, a ogni livello\, finalizzato alla condivisione di proposte da realizzare. I due soggetti che lavorano da anni al concretizzarsi di questa opportunità sono accomunati da una sintonia di azione e da intenti comuni. \nLa Fondazione Cariparma svolge\, dalla costituzione\, il suo ruolo di risorsa rivolta a sostenere le Istituzioni nel servire al meglio la propria comunità di riferimento e nel contempo a stimolare la comunità a farsi direttamente carico dei problemi. Connotata dalla sua natura privata e indipendente\, la Fondazione si impegna in ambito filantropico come soggetto innovatore e facilitatore che cerca di ideare\, sperimentare e valutare nuovi modelli di intervento necessari a soddisfare i bisogni che emergono sui piani sociale\, culturale\, educativo e sanitario.\nLa Fondazione può essere per questo non soltanto un sostenitore filantropico\, ma anche un promotore\, aggregatore\, disseminatore di conoscenza\, valorizzando tra l’altro le proprie collezioni d’arte\, ricche di numerose testimonianze dell’intensa e qualificata progettualità già riscontrabile quando Parma era capitale di un piccolo stato. \nDocenti del Dipartimento di Ingegneria e Architettura presentano\, in questa occasione\, una ricerca progettuale da anni interessata alla città\, sia come ambito di intervento e terreno di lavoro\, sia come committente ideale a cui rendere conto.\nLo fa dialogando con i molti saperi tecnici necessari alla sua corretta trasformazione ma anche interrogando tutte le materie che possono apportare un contributo qualificato al suo miglioramento. Lo fa prevedendo nella propria metodologia il confronto sistematico con gli esperti esterni e con la popolazione\, in maniera trasversale e aperta. \nLa stanza della condivisione che conclude la mostra non è allora solo il luogo dove questi intenti trovano compimento. Non è quindi solo il cuore e al tempo stesso il cervello dell’iniziativa. È anche il rimando\, perfettamente comprensibile leggendo le mappe urbane con tutte le ipotesi tra cui orientarsi e scegliere\, al luogo vero della condivisione.\nAppunto\, la città. \nDario Costi\, Francesca Magri\, Carlo Mambriani \nA completamento della mostra Parma Città d’oro\, le 12 conferenze della rassegna Parma Società Civile: \nVai alla rassegna Parma Società civileGuarda il video dell’inaugurazione della mostra del 10 settembre 2021Guarda la diretta Facebook di martedì 14 settembreDentro la Città d’OroRassegna online dedicata alla mostra “Parma città d’oro” \n04/11/2021 – Parma Crisopoli contemporanea\, la città delle arti18/11/2021 – Progetto urbano
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SUMMARY:DALLE CERAMICHE PERSIANE ALLE MAIOLICHE RINASCIMENTALI ITALIANE «andarà per le corti tra spiriti elevati et animi speculativi»
DESCRIPTION:DALLE CERAMICHE PERSIANE ALLE MAIOLICHE RINASCIMENTALI ITALIANE «andarà per le corti tra spiriti elevati et animi speculativi» è il titolo della piccola\, ma preziosa esposizione di una selezione di manufatti che mette in luce gli intensi rapporti culturali tra il mondo artistico islamico e la produzione ceramica europea. \nPromossa e realizzata da Fondazione Cariparma\, la mostra è allestita a Palazzo Bossi Bocchi dal 15 maggio al 4 luglio 2021 ed è il frutto dell’impegnativo lavoro di catalogazione sui fondi di ceramica e maiolica conservati nelle Collezioni d’Arte di Fondazione Cariparma a cura di Serena Nespolo. La catalogazione infatti è un passo importante nella conoscenza approfondita degli oggetti conservati e ne permette la successiva valorizzazione. Presentiamo quindi ceramiche appartenenti alle donazioni Garbarino\, Braibanti e Cozza\, che abbracciano oltre cinque secoli di storia. La selezione parte dalle tecniche e dall’iconografia della ceramica persiana e mesopotamica\, prosegue con i contatti e le influenze che queste ultime hanno avuto sulle produzioni italiane del Medioevo e del Rinascimento\, evidenziando i rapporti tra Occidente e Oriente\, per arrivare alle maioliche rinvenute a Parma durante i lavori di scavo per la costruzione dell’Agenzia 3 dell’allora Cassa di Risparmio di Parma di Barriera Repubblica\, anticamente zona occupata dal fossato fuori le mura cittadine. \nFILMATO DELLA MOSTRA
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SUMMARY:La Certosa di Parma. La città sognata di Stendhal interpretata da Carlo Mattioli
DESCRIPTION:Nell’ambito della ripartenza di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21\, riapre i battenti anche Palazzo Bossi Bocchi con la mostra La Certosa di Parma. La città sognata di Stendhal interpretata da Carlo Mattioli\, esposizione che tanto interesse aveva suscitato nei giorni dell’inaugurazione\, poco prima del lockdown. \nPromossa e realizzata da Fondazione Cariparma e Fondazione Carlo Mattioli\, l’esposizione sarà visitabile dal 19 settembre\, fino al 20 dicembre 2020; un percorso incentrato sulla figura di Henry Beyle (Grenoble 1783 – Parigi 1842)\, meglio noto come Stendhal\, che dedicò il suo più celebre romanzo\, La Certosa di Parma\, alla nostra città e le opere di carattere stendhaliano del pittore Carlo Mattioli. \nLa mostra racconta dei diversi tempi del romanzo\, dalla sua fulminante ideazione e stesura (fu scritto in 53 giorni\, meno di due mesi\, tra novembre e dicembre 1838)\, alla sua immediata pubblicazione e fortuna editoriale: grazie alla preziosa collaborazione del Complesso Monumentale della Pilotta – Biblioteca Palatina\, sono una cinquantina le edizioni\, in lingua francese e italiana\, che accompagnano il visitatore lungo il percorso di mostra\, dalla prima in francese dell’aprile del 1839 alle più recenti\, arricchite anche dagli esemplari conservati nella Biblioteca di Busseto di Fondazione Cariparma e nella Biblioteca della Deputazione di Storia Patria. \nHenry Beyle\, nacque e visse parte della sua vita a Grenoble. Grazie alla collaborazione con il Musée Stendhal della cittadina francese\, allestito presso l’abitazione natale dello scrittore\, in mostra saranno un ritratto dello scrittore e alcuni cimeli oggetti che contribuiranno a ricreare l’ambiente in cui Stendhal scrisse il romanzo. \nL’esposizione prosegue attraverso i luoghi e i personaggi del romanzo fermati in un “tempo immaginifico”; di questo mondo stendhaliano si è fatto interprete\, negli anni Cinquanta\, Carlo Mattioli con dipinti\, opere su carta ed inedite ceramiche che hanno portato finalmente\, nel 1977\, alla pubblicazione del libro d’arte La Certosa di Parma edito da Azzoni di cui Fondazione Cariparma possiede un prezioso esemplare all’interno della collezione di Libri d’Artista donata da Corrado Mingardi. \nMattioli disegna una Parma presa quasi sempre di notte e da un punto di vista sempre leggermente ribassato perché risulti maestosa. Una città completamente vuota o percorsa da file geometriche di soldatini in uniforme che vanno chissà dove sull’eco di un inutile o tardivo ordine dato solo per dare “geometria” e prospettiva alla scena. Una città cupamente ideale fatta di piazze dilatate e deserte\, di palazzi con lunghe teorie di finestre buie e vuote\, come se gli abitanti fossero fuggiti\, inseguiti da un invasore. Una città senza tempo\, con la magnificenza nera di un sogno di Piranesi che si è immerso nelle acque padane\, allucinate e metafisiche che bagnano la vicina Ferrara di De Chirico. \nCompare la basilica della Steccata nella notte. Poi la chiesa “del Quartiere” vista scorciata in un vuoto siderale. Poi la prigione\, la torre Farnese che si sovrappone come un lapsus alla Certosa in cui Fabrizio finirà i suoi giorni. \nQuella Parma\, Mattioli la vuole nera\, con bagliori blu\, lunari\, punti di bianco mobili\, le uniformi degli onnipresenti soldatini. Fra i tanti personaggi raccontati da Stendhal l’artista ha privilegiato il protagonista\, Fabrizio del Dongo e la sua divina scriteriata giovinezza destinata a soccombere. Colto sempre di profilo\, con la tuba nera\, i capelli biondi e il mantello rosso mosso dal vento\, Fabrizio domina incontrastato sulla fantasia dello scrittore e del pittore fino al tragico epilogo della storia. \nDelle avventure di Fabrizio e dei suoi spasimi la mano del pittore non registra quasi nulla\, così come dei tanti comprimari. Molti capitoli li ignora\, li ritiene inutili\, non vuole fare illustrazioni: solo un accenno di racconto nell’arresto di Fabrizio in piedi accanto alla carrozza su cui siede Clelia; e poi Fabrizio che corre\, pugnale in mano\, dopo aver ucciso Giletti\, la torre Farnese in lontananza a memento. \nPer il resto nulla: o le scene vuote o il personaggio\, Fabrizio\, che riempie tutto\, il foglio ma prima ancora la mente. La sua bellezza soverchiante è come quella delle figure dei vasi attici\, colta sempre di profilo. Fabrizio è dove deve essere. \nLa Certosa di Parma\, La città sognata di Stendhal interpretata da Carlo Mattioli (che vede il patrocinio dell’Ambasciata di Francia) è una straordinaria occasione per approfondire un monumento letterario che fu in grado\, ma lo è tutt’ora\, di richiamare su Parma l’attenzione del mondo della cultura. \nFILMATI DELLA MOSTRALIBRO D’ARTISTAIl montaggio riproduce le 14 litografie realizzate da Carlo Mattioli e stampate dal “Bisonte” a Firenze per l’edizione edita da Azzoni nel 1977 \nStendhal\, La Chartreuse de Parme. Prefazione di Victor Del Litto\, Parma\, Azzoni\, 1977\nCopia n. 120/120 Busseto\, Collezione Biblioteca Fondazione Cariparma – Donazione Corrado Mingardi
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SUMMARY:L’Otello di Boito e Verdi: storia di un capolavoro
DESCRIPTION:Una breve della “Gazzetta dei Teatri” in data 6 gennaio 1887 ben descrive il clima di fervida attesa per la prima di Otello: «[Verdi] È arrivato\, e le prove del desideratissimo Otello sono incominciate. Oh! Venga presto il giorno della prima rappresentazione. C’è per quel giorno una vera febbre in tutti (…)». \nUna notizia\, quella di Otello\, che aveva fatto il giro del mondo: dopo 16 anni di pausa finalmente una nuova opera verdiana che diverrà fin da subito un successo planetario. \nÈ con l’opera shakespeariana che Verdi riallaccia la sua collaborazione definitiva con il musicista e librettista Arrigo Boito dopo quella sorta di “prova generale” che era stato\, nel 1881\, il rifacimento di Simon Boccanegra: un binomio\, quello di Boito-Verdi\, voluto fortemente da Giulio Ricordi\, editore lungimirante e nello stesso tempo legato da grande rispetto e affetto al Maestro. \nLa nascita dell’opera comprende un ampio arco temporale frutto di un discreto ma costante “corteggiamento” di Ricordi – complice ovviamente lo stesso Boito – a Verdi; una storia avvincente che\, con colpi di scena degni di una pièce teatrale\, risulta essere una irrinunciabile parte dell’universo di Otello. \nQuella di Otello è certamente una tra le più avvincenti genesi nella storia del teatro d’opera e la mostra “L’Otello di Boito e Verdi: storia di un capolavoro”\, allestita a Palazzo Bossi Bocchi (Parma\, dal 12 ottobre al 22 dicembre 2019) a cura di Fondazione Cariparma e dell’Archivio Storico Ricordi ne ripercorre\, in un avvincente racconto\, le tappe creative. \nUna genesi\, quella di Otello\, che a Palazzo Bossi Bocchi è narrata da preziosi documenti – fotografie\, lettere\, disegni di costumi e scene\, la partitura autografa – ai quali sono affiancate le tracce della “macchina” produttiva e commerciale che sottostava alla realizzazione dell’opera: in primis il contratto con Verdi e i documenti che testimoniano il ruolo organizzativo e imprenditoriale dell’editore Ricordi\, promotore del successo di Verdi su scala internazionale. \nI documenti esposti provengono in massima parte dall’Archivio Storico Ricordi di Milano\, considerato il più importante archivio musicale privato al mondo\, dalle Collezioni d’arte di Fondazione Cariparma e dall’Archivio Storico del Teatro Regio di Parma. \nFortemente coinvolgente il percorso della mostra\, che comprende tutti gli aspetti dell’apparato teatrale: i costumi disegnati dal colornese Alfredo Edel\, uno dei maggiori costumisti dell’epoca\, di cui sono esposti i disegni originali\, le corrispondenti fotografie che mostrano gli abiti realizzati in sartoria per la prima scaligera e gli accessori realizzati dall’attrezzeria Rancati (in mostra l’armatura originale di Cassio e un elmo delle Guardie d’Onore); i disegni originali delle scenografie dei 4 atti progettati da Carlo Ferrario e Giovanni Zuccarelli. Suggestivo il volume delle Disposizioni Sceniche\, mise-en-scène redatta e pubblicata da Giulio Ricordi\, in cui ambientazioni e movimenti scenici vengono riportati nei minimi dettagli\, voluti dallo stesso Verdi. \nPreziosissima la partitura autografa di Otello\, conservata nell’Archivio Storico Ricordi e scritta con calligrafia minuta che fornisce a chi la osserva\, oltre alla lettura musicale\, diverse informazioni di regìa: Verdi amava infatti annotare direttamente in partitura quanto sarebbe avvenuto poi sul palcoscenico. Abbinato un video che permette di seguire le note autografe del brano e contemporaneamente ascoltare la musica del “Credo” di Jago. \nL’editore Ricordi lavorò su più piani per la diffusione di Otello: oltre alle versioni per canto e pianoforte furono stampate decine di copie della partitura\, noleggiate da Ricordi ai più importanti teatri del mondo. In esposizione la lastra originale da cui si ricavò la prima edizione a stampa di Otello\, accanto i punzoni originali in acciaio con cui si incideva la lastra. Un filmato d’epoca permette di seguirne il complesso procedimento. \nNel 1887\, alla vigilia dell’andata in scena di Otello\, l’editore Fratelli Treves pubblica il Numero Unico della rivista L’Illustrazione Italiana (in mostra) interamente dedicato all’ultima fatica del Maestro\, in cui è riportata ogni informazione che possa soddisfare la curiosità degli appassionati: anticipazioni e notizie sul compositore\, sul librettista e su tutti i protagonisti di quello che viene presentato come l’evento musicale dell’anno. \nEd ancora gli echi del trionfo della prima assoluta\, diretta dal celebra direttore d’orchestra Franco Faccio\, trionfo documentato direttamente dalle annotazioni a matita dello stesso Ricordi a margine del libretto: i bis concessi (il primo è per il Fuoco di gioia)\, gli “applausi frenetici”\, le tante chiamate alla ribalta di compositore\, librettista\, interpreti alla fine di ogni atto. \nÈ un successo che accomuna la sera della prima assoluta del 5 febbraio 1887 a Milano a quelle successive: sia nei teatri italiani\, come al Teatro Regio di Parma nel settembre del 1887 con il tenore Giuseppe Oxilia nel ruolo di Otello\, e del soprano Adalgisa Gabbi\, di cui si dà testimonianza  attraverso i documenti dell’Archivio Storico del Teatro Regio\, sia in quelli esteri. \nCompletano la mostra due straordinari originali dalle Collezioni d’arte di Fondazione Cariparma: un abbozzo musicale autografo da Simon Boccanegra (1881) e l’abbozzo del Concertato finale dell’Atto III di Otello\, prezioso e affascinante documento nel quale Verdi sviluppa i dettagli delle sue modifiche in occasione di Otello all’Opéra di Parigi nell’ottobre 1894 e che apporta un contributo fondamentale a quella che\, di fatto\, fu l’ultima musica che il Bussetano compose per il teatro. \nEvento collaterale alla mostra è la lettura/conversazione a cura di Luisa Viola\nMa c’è un posto per Otello nel Paese del Melodramma?  (Sabato 30 novembre\, ore 17 – Palazzo Bossi Bocchi; ingresso gratuito) \nALLESTIMENTO MOSTRA
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SUMMARY:Viaggio nel pianeta Macbeth
DESCRIPTION:Un viaggio affascinante nell’universo di Macbeth: è l’appassionato omaggio di Tita Tegano al teatro di Shakespeare e di Verdi. Un’intima adesione alla ricchezza di suggestioni dei due testi\, quello letterario e quello musicale mirabilmente congiunti\, che la celebre artista e scenografa propone nella mostra “Viaggio nel pianeta Macbeth. Una delle più  inquietanti e fascinose creazioni del teatro drammaturgico e musicale” allestita a Palazzo Bossi Bocchi dal 30 marzo al 30 maggio 2019. \nEd è proprio la personale lettura dei personaggi di Macbeth\, Lady Macbeth e Re Duncano\, ad essere forse la più singolare produzione della Tegano\, quella filtrata da un’eccezionale carriera come scenografa e costumista nei più importanti teatri lirici del mondo: a coronamento di questo straordinario percorso il desiderio di ritornare alla libertà della pittura\, cosicché le suggestioni di Macbeth\, più volte percorse\, si offrono\, questa volta a sipario chiuso\, al libero afflato creativo. \n“Il risultato è una pittura di luce colta nella trama filiforme del disegno e del colore che vira al cangiante – come ben spiega Corrado Mingardi nel saggio della brochure di mostra -. Tita Tegano disegna con un ductus veloce\, leggero o insistito e fermentante\, in più dipinge con tinte impregnate di vibrazioni\, di atmosfera\, senza che ne soffrano la consistenza\, la pienezza dei volumi corporei\, e ne venga meno l’individuazione di ruolo dei personaggi.” \nA questo percorso centrale (fatto di una ventina di opere) si affiancano in mostra altri due itinerari: quello dedicato alla teoria di schizzi\, disegni\, bozzetti e progetti realizzati da Tita Tegano nel corso di una densa carriera professionale per le varie messe in scena di Macbeth ed un’ultima sala allestita con i ritratti che la scenografa calabrese ha dedicato negli anni a famosi personaggi del mondo del teatro lirico\, in primis quello di Renato Bruson\, omaggio al grande artista e al compagno di una vita. \n“Questo Macbeth che io amo a preferenza delle altre mie opere e che quindi stimo più degno d’essere presentato…” scriveva Verdi a Barezzi nell’accorata dedica dell’opera al suocero: e similmente la mostra “Viaggio nel pianeta Macbeth” è uno straordinario gesto d’amore a quel doppio capolavoro shakeaspeariano e verdiano che\, ancora una volta\, sa divenire mirabile fusione tra palcoscenico e vita. \nALLESTIMENTO MOSTRA
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SUMMARY:Il Dovere della Festa. Effimeri barocchi farnesiani a Parma\, Piacenza e Roma (1628-1750)
DESCRIPTION:Concepita in occasione delle celebrazioni dei 400 anni dalla costruzione del Teatro Farnese (1618)\, la mostra Il Dovere della Festa. I Farnese e gli effimeri barocchi a Parma\, Piacenza e Roma (1628-1750) è un itinerario tra le spettacolari architetture effimere realizzate dai Farnese dal 1618 sino all’estinzione della dinastia: opere grandiose\, figlie di quell’età barocca da cui scaturisce l’odierna “civiltà dell’immagine”. \nSotto l’egida ducale\, un fenomeno di teatralità diffusa\, a opera delle maestranze specializzate negli allestimenti scenografici\, si riscontra in maniera capillare nelle due capitali farnesiane\, Parma e Piacenza\, ma anche a Roma\, il centro di potere al quale la dinastia tutto doveva. Quali ragioni animavano i promotori dei sontuosi (e terribilmente costosi) apparati effimeri\, lieti o lugubri? L’aspirazione di apparire sul palcoscenico del mondo\, il dovere ineludibile di manifestarsi\, pena l’esclusione dalle dinamiche politiche e dalla percezione sociale. \nL’arco cronologico della mostra\, 1628-1750\, parte dai festeggiamenti per l’entrata di Margherita di Toscana\, giovane moglie del duca Odoardo\, e termina con gli allestimenti per i funerali di Dorotea Sofia di Neoburgo\, quando avviene il passaggio di testimone tra l’ultima duchessa Farnese e il nipote Filippo di Borbone-Spagna. Quasi due secoli (1545-1731) di governo ininterrotto\, durante i quali ogni duca è committente di apparati effimeri per ogni occasione memorabile\, lieta o funesta\, legata alle vicende della dinastia. \nLa rassegna ne esporrà una ricca sequela\, alcuni dei quali inediti o poco approfonditi dagli studi\, che appaiono come vere e proprie strutture architettoniche – archi trionfali\, palazzi\, teatri e moli pirotecniche –\, ma in realtà sono costruiti in legno\, cartapesta e stucco: materiali poveri e di breve durata eppure garanti di rapida esecuzione grazie ai trucchi della scenotecnica\, e spesso di facile riutilizzo. \nProprio perché ognuno di essi era innalzato per consolidare la rilevanza politica e sociale del promotore\, si faceva di tutto per scongiurare il carattere effimero di tali strutture\, assicurando loro una seconda e ben più lunga vita sulla carta stampata: la loro descrizione\, minuziosamente stilata dai cronisti\, veniva per lo più editata\, spesso fornita delle incisioni degli apparati occasionali o dei lunghi cortei di cavalieri e carrozze che accompagnavano l’arrivo di sovrani e personaggi illustri\, così come i libretti delle opere teatrali rappresentate in diversi teatri della città\, talvolta illustrati con le tavole delle scenografie appositamente realizzate. \nTali testimonianze\, cronache e incisioni permettono di rievocare in mostra questo fenomeno spettacolare grazie agli esemplari originali conservati nelle Collezioni d’Arte di Fondazione Cariparma\, nelle prestigiose raccolte della Biblioteca Palatina di Parma\, della Biblioteca Passerini Landi di Piacenza\, negli Archivi di Stato di Parma e di Piacenza e in collezioni private. A essi si aggiungono le riproduzioni degli documenti conservati in archivi più lontani\, che hanno fornito immagini ad alta qualità: la Bibliothèque Royale Albert Ier di Bruxelles\, la Staatlische Graphische Sammlung di Monaco di Baviera\, il Museo di Roma e la Zentralbibliotheck di Zurigo. \nIl percorso espositivo si snoda attraverso le principali tipologie di tali apparati\, con una scansione per lo più cronologica scandita dal susseguirsi dei duchi: da un antefatto su Ranuccio I\, che volle costruire il Teatro Farnese\, ai monumentali archi di trionfo eretti a Roma dai Farnese\, tra il 1644 e il 1730\, nella spianata del Campo Vaccino proprio davanti all’entrata degli Orti farnesiani del Palatino\, dove per tradizione passavano le cavalcate per le “prese di possesso” dei nuovi papi. \nPer approdare poi alle due capitali farnesiane: Parma e Piacenza\, dove archi di trionfo\, palazzi temporanei\, sontuosi addobbi applicati sulle facciate e mirabolanti scenografie allestite dentro e fuori i teatri\, caratterizzavano le vie di accesso al ducato e le strade\, le chiese e i palazzi delle città\, in occasione delle entrate di nuove duchesse (Margherita de’ Medici nel 1628\, di Dorotea Sofia di Neoburgo nel 1690\, di Enrichetta d’Este nel 1728) o di nuovi sovrani (Carlo di Borbone nel 1732)\, oppure delle nozze contratte da principesse di Parma con sovrani europei (come Elisabetta Farnese\, che nel 1714 sposò il re di Spagna Filippo V). \nInframmezzati agli eventi lieti\, anche i lutti ducali fornivano occasioni spettacolari agli architetti\, che allestivano\, in una gara di emulazione sia tra gli ideatori che tra i promotori\, imponenti apparati e catafalchi nelle chiese principali\, tanto da mutarne l’aspetto esterno e lo spazio interno. \nInfine\, la diffusione urbana della teatralità faceva delle piazze e degli spazi aperti suburbani i luoghi privilegiati della festa: mirabolanti strutture effimere costellate di personificazioni delle Virtù e di mostri raffiguranti i Vizi\, comunicavano messaggi moraleggianti\, oltre a meravigliare per dimensione e artifici pirotecnici. \nQuesti avvenimenti\, strabilianti per gli spettatori dell’epoca\, sono ricordati in mostra dai coevi volumi a stampa\, quadri e incisioni\, ma anche da strumenti multimediali\, video e ologrammi\, appositamente realizzati in tecnologia digitale: strumenti in grado di informare e “stupire” il visitatore di oggi con la ricostruzione delle strutture e degli effetti “speciali” degli apparati barocchi. \nALLESTIMENTO MOSTRAFILMATI DELLA MOSTRA
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SUMMARY:Il ‘900 a Parma. Scelte e passioni di un collezionista
DESCRIPTION:Dalla passione di un collezionista una tra le più importanti raccolte di opere del Novecento parmense: è la mostra Il ‘900 a Parma. Scelte e passioni di un collezionista che\, dal 5 maggio al 10 giugno 2018 sarà possibile visitare a Palazzo Bossi Bocchi\, sede della Fondazione Cariparma. \nTessoni\, Barilli\, Emanuelli\, Negri\, Padova\, Spattini: questi alcuni tra i grandi artisti contemporanei che hanno segnato il clima culturale di Parma e che l’imprenditore Franco Ferretti (scomparso solo un anno fa) ha raccolto con lungimirante passione di collezionista e mecenate. \nAttenta all’evolversi dell’arte del Novecento\, offrendo di ogni autore le soluzioni artisticamente più significative per capacità tecnica e compositiva\, la collezione Ferretti (di cui si potranno ammirare in mostra circa 70 opere) racconta non solo di un’avventura artistica locale\, ma per qualità e quantità\, riflette lo spirito creativo dell’Italia dal dopoguerra ad oggi\, ovvero scelte perspicaci di un collezionista spesso condivise anche nelle grandi collezioni dei musei. \nCon molti artisti\, specie quelli della sua città\, Franco Ferretti ebbe un rapporto diretto\, di amicizia e di scambio di pensiero\, spesso condividendo\, sin dalle prime pennellate\, l’emozione di un’opera: sono questi gli autori e le tele che Fondazione Cariparma\, nel contesto dei propri spazi espositivi\, ha scelto per questa mostra\, offrendo un coerente ed inatteso percorso storico e culturale.
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SUMMARY:Alla scoperta della Cisa romana. La Sella del Valoria
DESCRIPTION:Nel 2011 il ritrovamento di una minuscola tessera da mosaico ha rivoluzionato la storia parmense d’età romana: si tratta dell’individuazione di un antico punto di valico della via romana da Parma a Luni (sul mar Ligure) in località Sella del Valoria (m 1224 slm). \nUn’importante scoperta archeologica che\, in parte\, modifica le ipotesi storiche che sino ad ora vedevano nel passo della Cisa l’unico valico transappenninico tra Parmense e Lunigiana. \nSuccessivamente tre campagne di scavi in regime di concessione ministeriale\, sostenute da Fondazione Cariparma e dirette dall’archeologo Angelo Ghiretti\, hanno permesso di ritrovare\, direttamente sulla sella di valico del Valoria (2 km più ad est della Cisa)\, altre 17 tessere di mosaico\, probabilmente perse da un carico in transito. \nMa le ricerche hanno svelato ben altro: un’area sacra con doni votivi cronologicamente estesi fra la tarda Età del Ferro ed il Tardoantico\, dove l’epoca romana è certamente la meglio rappresentata\, con centinaia di offerte monetali pro itu et reditu\, per garantirsi cioè la protezione del dio all’andata e al ritorno del viaggio. \nMolto numerosi sono anche i militaria\, reperti quali punte di giavellotto\, borchie di calzari militari\, frecce d’arco d’età tardo-repubblicana\, testimonianze del passaggio di armati\, in alcuni casi utilizzate come doni votivi alla divinità a cui\, al colmo del valico\, era dedicato un piccolo sacello\, aedicula\, eretto negli anni della romanizzazione del territorio tra 190 e 180 a.C. \nProprio attorno ad esso\, segno della consacrazione romana del valico\, furono poste nei secoli centinaia di fossette votive con all’interno un dono al dio\, in genere una moneta. \nDall’esame delle 316 monete d’età romana rinvenute è possibile risalire ai tempi\, più o meno intensi\, di frequentazione del percorso: si è così accertato\, in base a circa 200 di esse\, come grandi traffici dovettero scorrere nei decenni successivi alla fondazione di Parma (183 a.C.); le rimanenti  appartengono al periodo Tardoromano (IV-V secolo)\, mentre sono assenti monete per i secoli del periodo imperiale. La circostanza si spiegherebbe con lo spostamento della strada dal Valoria alla Cisa tra I e III secolo d.C.\, forse a causa di una frana intervenuta nel versante lunigianese; la realizzazione di questo nuovo asse\, come suggerisce l’interpretazione dei reperti\, avvenne sotto l’auctoritas di Augusto imperatore\, patrono probabilmente di Parma come di Luni. \nDopo il III secolo la crisi economico-militare determinò l’abbandono del nuovo percorso e la ripresa della pista di crinale del Valoria\, priva di infrastrutture e quindi sempre efficiente\, come dimostrano le ultime offerte monetali\, assegnabili ai secoli IV e V. \nLa frequentazione del valico si chiuse con l’invasione longobarda (anno 568) avvenuta almeno in parte forse attraverso il Valoria\, come indicano alcuni reperti datati appunto alla seconda metà del VI secolo. Con la fondazione dell’abbazia bercetese ad opera del re longobardo Liutprando (anno 712) la strada della Cisa riaprì il suo percorso dotandolo di xenodochi (S. Benedetto di Montelungo) e il Valoria si ridusse allora a un ruolo solo locale. \nE proprio in occasione dei 2200 anni dalla fondazione della colonia romana di Parma ad opera del console M. Emilio Lepido l’avventura archeologica della Sella del Valoria è raccontata dalla mostra “Alla scoperta della Cisa romana. La Sella del Valoria” organizzata da Fondazione Cariparma presso la propria sede di Palazzo Bossi Bocchi. \nL’esposizione si articola in quattro sezioni: un’introduzione dedicata alla romanizzazione del territorio parmense (con il bellissimo ritratto in marmo del console Lepido da Luni)\, la strada per Luni e la conquista militare del territorio\, la frequentazione del valico dalla Preistoria all’Altomedioevo\, l’area sacra romana con le sue testimonianze. \nDue filmati documentari ed un’animazione didattica accompagnano il visitatore lungo il percorso\, dove sono esposti i reperti più significativi. \nLa mostra è inserita nel calendario di eventi del protocollo regionale “2200 anni lungo la via Emilia”\, firmato tra i Comuni di Modena\, Parma e Reggio Emilia con tutti le Istituzioni Regionali che fanno capo al MiBACT\, per celebrare le origini romane delle tre città. \nALLESTIMENTO MOSTRAFILMATI DELLA MOSTRA
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SUMMARY:Parma e il Mondo nelle fotografie di Carlo Bavagnoli
DESCRIPTION:La mostra Parma e il Mondo nelle fotografie di Carlo Bavagnoli giunge a completamento del lavoro di riordino\, catalogazione e digitalizzazione dell’Archivio Carlo Bavagnoli; fondo che\, per completezza e interesse storico e documentario\, oltre che artistico delle immagini\, è di rilievo internazionale: 2.445 sono le schede di catalogo e relativa digitalizzazione\, suddivise in 34 argomenti che rispecchiano scrupolosamente le scelte e l’ordine voluto da Bavagnoli stesso. \nAd essere proposta nella sale di Palazzo Bossi Bocchi è una selezione ragionata di questo immenso\, importantissimo patrimonio; immagini scelte per “raccontare” la carriera di Bavagnoli: le sue erano foto “che non avevano bisogno di una didascalia per essere capite… che sapevano imporsi per la loro forza emotiva\, per il loro rigore assoluto”\, com’era nella filosofia di LIFE. Alta professionalità mischiata a sublime invenzione\, la sua. Nessuna ideologia\, ma solo la forza dell’immagine\, in una alternanza di toni leggeri e racconti dolorosi. “Bavagnoli si rivela fondamentalmente il fotografo del racconto umano\, quello capace di suscitare emozioni. Racconto al quale egli stesso partecipa vivendo pienamente ogni singola esperienza\, lasciandosi trasportare in un pieno coinvolgimento e restituendo immagini che\, nella complessa articolazione della sequenza\, si caratterizzano per una esplicita tensione narrativa in grado di restituire tutta la verità e la spontaneità dei fatti”\, annota Rita Ladogana in uno studio a lui dedicato. \nLa prima delle due sezioni della mostra propone una potente sequenza di fotografie originali stampate dal Bavagnoli stesso (gentilmente prestate da Orazio Tarroni delle Grafiche Step): sono quelle da lui selezionate per la stampa\, nel lontano 1961\, di un volume\, Cara Parma\, testimonianza del suo affettuoso legame col capoluogo emiliano; frutto del clima culturale che ha caratterizzato la Parma degli anni ‘60-‘70 (ricordando le frequentazioni di Bavagnoli con Roberto Tassi\, Attilio Bertolucci e Pietrino Bianchi) fu in assoluto il primo volume di foto d’autore riservato ad una città italiana. Il volume venne pubblicato grazie alla lungimiranza di Pietro Barilla. \nLe immagini di Cara Parma\, saranno poi riprese l’anno seguente sia da LIFE sia dal Times londinese\, decretando la fama internazionale di Bavagnoli. \nLa seconda sezione dell’esposizione propone una galleria di scatti (alcuni dei quali sono ormai entrati nell’immaginario collettivo) che ripercorrono la straordinaria attività di Bavagnoli in ogni parte del mondo grazie alla collaborazione\, l’unico fra i fotografi italiani\, con la prestigiosa rivista americana LIFE. \nPochi come lui hanno saputo cogliere situazioni e protagonisti\, dalla gente di Trastevere al racconto della terra emiliana\, dai reportage negli Stati Uniti ai grandi momenti della storia (l’apertura del Concilio Vaticano II\, la morte di Giovanni XXIII) sino alla serie dei “ritratti” che raccontano il XX secolo attraverso i suoi protagonisti (da Gadda a Bertolucci\, da Visconti a Maria Callas e Bernstein). Immagini la cui “anima” è data anche dall’ardita sperimentazione di nuove tecniche fotografiche\, dalla doppia esposizione\, ai filtri\, agli scatti macro. \nLa mostra vede esposti anche i numerosi libri di Carlo Bavagnoli: “Gente di Trastevere”\, “Verdi e la sua terra”\, “Il romanico e le Valli Piacentine”\, “Piacenza nelle sue stagioni”\, “Armonie”\, “Costantino Nivola\, ritorno ad Itaca”\, “Sardegna 1959: l’Africa in casa”\, “Immagini anni ’60”\, “Archivio fotografie libri”. \nLa mostra è corredata da un catalogo (Grafiche Step editore) che ripropone il testo di Attilio Bertolucci scritto in occasione della ristampa del 1993 di Cara Parma\, oltre ai saggi di Corrado Mingardi e dell’équipe che ha curato il progetto di catalogazione\, Silvia Alvarez\, Elisa Bini\, Antonella Ramazzotti. \nL’evento è inserito nel calendario delle celebrazioni per i 2200 anni della fondazione della città di Parma.
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SUMMARY:A Futura Memoria. Maria Luigia\, le opere\, l’arte della propaganda
DESCRIPTION:Al pari di una moderna operazione di marketing territoriale\, nel 1845 viene pubblicato Monumenti e Munificenze di S.M. la Principessa Imperiale Maria Luigia\, Arciduchessa d’Austria\, Duchessa di Parma\, Piacenza e Guastalla. Opera pubblicata per cura del suo Gran Maggiordomo\, S.E. il Conte di Bombelles\, una sorta di portfolio per immortalare\, a futura memoria\, quanto realizzato nel lungo regno di Maria Luigia. \nIl volume racconta delle trasformazioni urbane e architettoniche realizzate nel ducato tra il 1816 e il 1843: si tratta di iniziative che hanno ammodernato il territorio attraverso interventi urbanistici\, di viabilità e di edilizia pubblica; costruzioni o restauri di edifici monumentali e realizzazione di luoghi destinati ad attività culturali\, a servizio della corte\, ma soprattutto della collettività\, con importanti ricadute nei riguardi delle categorie socialmente deboli\, come nella tutela della salute pubblica e dell’istruzione. \nEd è proprio dai disegni originali realizzati da Pietro Mazza e collaboratori\, a cui era stato affidato il compito di “fotografare” il Ducato\, opere di proprietà della Gazzetta di Parma\, e dalle immagini litografiche del volume Monumenti e Magnificenze… che nasce la mostra A Futura Memoria. Maria Luigia\, le opere\, l’arte della propaganda allestita a Palazzo Bossi Bocchi\, sede della Fondazione Cariparma\, dal 1° ottobre al 18 dicembre 2016. \n \nL’esposizione rientra tra le 16 mostre del progetto  “Maria Luigia 16” pensato in occasione del bicentenario dell’ingresso a Parma di Maria Luigia e coordinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma. \nLa mostra racconta uno tra i più significativi periodi della storia di Parma ed è suddivisa in sezioni tematiche che illustrano gli interventi realizzati sotto il governo della Duchessa: importanti infrastrutture viabilistiche per favorire il commercio e la circolazione tra le città del Ducato e gli Stati limitrofi\, opere pubbliche destinate al commercio\, al culto\, alla sanità e all’assistenza a malati e giovani ragazze madri\, all’educazione e alle residenze collettive\, agli spazi per la cultura e la ricreazione e infine alle residenze ducali di Colorno\, Sala Baganza e Parma. \nLe Collezioni d’Arte della Fondazione Cariparma con le vedute ottocentesche\, i dipinti e le incisioni\, i documenti\, il fondo monete e medaglie e la cartografia costituiscono la parte più ampia dell’esposizione; ad essa si sono uniti i preziosi materiali resi disponibili dai collezionisti privati\, in primis la Gazzetta di Parma\, e i modellini plastici di alcune tra le più significative Munificenze realizzati dagli studenti di Architettura del Liceo d’Arte Paolo Toschi in collaborazione con i docenti e i tutors del Dipartimento di Ingegneria Civile\, dell’Ambiente\, del Territorio e Architettura dell’Università degli Studi di Parma: il Ponte sul Taro\, il Teatro Ducale (oggi Regio) e il complesso della Pilotta con le aggiunte luigine: la Galleria dell’Accademia e la nuova grande sala per la Biblioteca. \nALLESTIMENTO MOSTRA
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SUMMARY:Il Cibo\, l’Arte e la Storia nelle Collezioni d’Arte di Fondazione Cariparma
DESCRIPTION:Cogliendo le sollecitazioni proposte da Expo 2015\, Fondazione Cariparma propone una nuova mostra\, dedicata al tema del cibo: Il Cibo\, l’Arte e la Storia nelle Collezioni d’Arte di Fondazione Cariparma\, a cura di Francesca Magri e Nicoletta Moretti; è un mirato percorso che\, alimentato dalle ricche Collezioni d’Arte di Palazzo Bossi Bocchi\, si distingue per l’originale approccio di generi e l’ampiezza degli stimoli artistici. \nA Palazzo Bossi Bocchi\, sino al 13 dicembre 2015\, è possibile intraprendere un cammino nel vivo della cultura e della storia parmense: dagli Editti e Avvisi per la regolazione del cibo emessi dai duchi Farnese\, Borbone e della Duchessa Maria Luigia alle suggestive immagini del fondo fotografico realizzato nel 1990 in occasione del restauro del Battistero di Parma; dalle antiche scene di caccia dei maestri fiamminghi\, alle nature morte con le tavole imbandite e le ricche dispense dei “signori”; fino alle “scene di genere”\, in cui il tema del cibo ritrova il senso del forte legame con lo scorrere della vita in ogni tempo. \nEcco allora che nella teoria delle sale espositive troveranno posto i maestri fiamminghi della Collezione Cozza\, le grandi tele di Felice Boselli provenienti dalla collezione Sanvitale\, il bellissimo quadro del napoletano Giuseppe Recco della Collezione Garbarino\, unitamente ad alcuni significativi esempi di pittori dell’Ottocento italiano\, dal macchiaiolo Giovanni Bartolena a Giovanni Segantini capolavori della Collezione Bruson. \nPer approdare al primo Novecento con il locale Donnino Pozzi\, unitamente a testimonianze più recenti\, in cui il chiarismo di Gianfranco Manara si confronta con gli esperimenti di Bruno Zoni\, di Goliardo Padova e Claudio Spattini\, tra naturalismo\, postcubismo e informale. \nE ancora le “scene di genere”\, care agli artisti per raccontare e testimoniare momenti di incontri sociali e avvenimenti conviviali\, proposte in mostra attraverso le varie tecniche della pittura e della fotografia\, dagli interni delle osterie fiamminghe di pittori quali David Teniers il Giovane sino alle borghesi stanze ottocentesche di Giorgio Sherer. \nIl tutto accostato a suppellettili di ceramica\, porcellana e rame rappresentate nei dipinti esposti e provenienti dalle stesse Collezioni d’Arte di Fondazione Cariparma; la mostra si chiude con gli scatti del fotografo Carlo Bavagnoli: suggestive immagini di una Parma ritratta negli anni ‘60 e ’70: fotografie che\, tratte dal Fondo Bavagnoli (donato alla Fondazione Cariparma e custodito presso la sua Biblioteca di Busseto)\, raccontano la città e i suoi legami con il cibo. \nALLESTIMENTO MOSTRA
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SUMMARY:La Collezione Renato Bruson. Boldini\, Fattori\, Lega\, Segantini\, Signorini e i vedutisti veneti dell'Ottocento
DESCRIPTION:Il giorno 28 maggio 2014 un atto notarile controfirmato dalle parti ha sancito l’avvenuta donazione\, da parte di Renato e Tita Bruson\, della collezione d’arte di loro proprietà alla Fondazione Cariparma\, collezione che verrà collocata nei locali della Fondazione che ha sede nel Palazzo Bossi Bocchi\, nel cuore della storica città. \nLa Collezione Renato Bruson è stata già trasferita nella sede della Fondazione\, nei prossimi mesi sarà fatta oggetto di accurata catalogazione e indagine storica da Fernando Mazzocca e Carlo Sisi\, incaricati dalla Fondazione di curare il catalogo della mostra temporanea che verrà allestita per il pubblico fino a tutto il 2014\, dopo di ché la Donazione Renato Bruson sarà definitivamente collocata nelle sale dei piani superiori. \nLa collezione di Renato e Tita Bruson è il frutto di costante e appassionata ricerca che ha permesso di creare dal nulla un corpus che negli anni si è arricchito sempre più mediante acquisti mirati e selezionati secondo una precisa direzione di scelta nell’ambito dell’arte pittorica italiana a cavallo tra il XIX e il XX secolo. \nLa donazione comprende settanta opere; vi figurano importanti firme\, ad esempio Giovanni Boldini (ben quattordici sono le opere del maestro ferrarese in collezione)\, Francesco Paolo Michetti\, Giovanni Segantini\, Pompeo Mariani; figurano anche nella collezione grandi macchiaioli toscani (Giovanni Fattori è presente con quattro opere)\, poi Silvestro Lega\, Telemaco Signorini\, Niccolò Cannicci e importanti vedutisti veneti: i fratelli Guglielmo e Beppe Ciardi\, Pietro Galter e Pietro Fragiacomo\, Leonardo Bazzaro\, Italico Brass e Ettore Tito. \n“Si tratta di un gesto di grande fiducia e stima nei confronti della Fondazione Cariparma e dell’intera comunità parmense”\, spiega il Presidente Prof. Paolo Andrei\, “è questo motivo di grande orgoglio e riconoscenza nei confronti del Maestro Bruson e della consorte. L’impegno della Fondazione sarà quello di conservare il considerevole patrimonio artistico ricevuto e di consentirne la massima fruizione”. \nPerché Parma? Perché Parma per Renato e Tita Bruson è la città dove hanno trovato i loro migliori amici\, perché Parma è la città del Teatro Regio dove Bruson\, debuttando in una importante serata nella “Forza del destino” di Verdi\, iniziò l’ascesa verso una grande carriera che lo avrebbe proiettato nei più importanti teatri italiani e stranieri e sotto la direzione dei più importanti direttori d’orchestra. Il legame con Parma si rinnoverà molte volte nel corso di una gloriosa ultracinquantennale carriera\, suggellandosi tra l’altro nel 1985 con il conferimento della cittadinanza onoraria. \n“Tita ed io (afferma il M° Bruson) abbiamo scelto come sicura dimora per la nostra amata collezione la Fondazione Cariparma fermamente convinti che la lungimiranza del suo Presidente propizierà con ogni mezzo e in ogni occasione il grande messaggio d’arte che tanti pittori hanno impresso sulle tele\, che noi abbiamo amorevolmente custodito e che da ora in poi rendiamo pubbliche soprattutto per i giovani di oggi\, di domani\, di sempre”. \nLa critica nazionale e internazionale ha sempre riconosciuto a Bruson straordinarie doti di cantante attore\, mentre importanti musicologi lo definiscono cantante di portata storica. \nNel corso della sua carriera Bruson ha ricevuto riconoscimenti\, attestati\, premi\, etc…\nTra essi eccone alcuni: Laurea Honoris Causa in materie letterarie conferita dall’Università di Urbino\, Rettore Carlo Bo; Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana; Membro d’onore della Staatsoper di Vienna; Commenda del sovrano militare Ordine dei Cavalieri di Malta; Membro dell’Accademia Medicea. \nI media si sono abbondantemente occupati di Renato Bruson\, etichettandolo volta per volta come Verdiano\, Donizettiano\, etc… Ma qualsiasi etichetta sarebbe riduttiva per una personalità artistica considerata dalla critica musicale come una delle più importanti nella storia del melodramma. \nALLESTIMENTO DELLA MOSTRAFotogallery Facebook: l’allestimento della mostra \nVIDEO DELLA MOSTRA
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SUMMARY:Bodoni\, principe dei tipografi nell’Europa dei Lumi e di Napoleone (1740-1813)
DESCRIPTION:Persino Napoleone volle personalmente recarsi a Parma per rendere omaggio a colui che non riteneva solo il più sublime dei tipografi ma un artista assoluto. \n“Bodoni\, Principe dei tipografi”\, è stato celebrato a Parma nel bicentenario della morte con una grande mostra – resa possibile con il determinante contributo di Fondazione Cariparma – allestita\, dal 5 ottobre 2013 al 12 gennaio 2014 in alcuni degli spazi monumentali più affascinanti della città: la Biblioteca Palatina\, il Teatro Farnese e la Galleria Nazionale\, ambienti che da soli valgono una visita. \nSi sono potute ammirare le raffinate ed eleganti edizioni bodoniane e\, con esse\, le testimonianze dell’intero processo di realizzazione e poi di commercializzazione di capolavori che\, per contenuto come per qualità di stampa\, erano contesi dalle corti\, accademie\, biblioteche e intellettuali dell’Europa a cavallo tra Sette e Ottocento. \nNon solo le meraviglie bodoniane. La mostra ha voluto ricreare il mondo culturale\, economico e istituzionale\, le corti italiane ed europee appunto\, che in Bodoni trovarono l’artigiano-artista in grado di dar forma di libro alle loro istanze\, idee ed ideali. \nEd è proprio a “Bodoni\, gli ambienti culturali e le corti” che è stata riservata una delle due sezioni della esposizione. Nella scenografia suggestiva di ambienti meno noti del Teatro Farnese si sono rivissuti i suoi primi passi nella tipografia paterna della natia Saluzzo\, quindi il trasferimento a Roma e il lavoro alla stamperia di Propaganda Fide. Successivamente l’approdo alla corte di Parma\, tra le più “illuminate” ed internazionali nell’Italia frammentata dell’epoca. \nE da questo momento tutto muta: non è più lui ad andare a proporsi alle diverse corti europee ma sono re\, papi e principi a recarsi a Parma\, nella sua “Stamperia” per commissionargli o assicurarsi le sue ambite edizioni. \nDa Napoli vengono o gli inviano propri emissari prima i Borbone e poi Murat\, altrettanto fanno i Borbone di Spagna e l’Imperatore\, ovvero Napoleone in persona. Così come\, da Milano\, Eugenio Beauharnais ViceRe d’Italia e \, con lui\, l’ambiente culturale che aveva in Brera il suo epicentro. \nIn tutto il suo percorso\, oltre che dei potenti Bodoni era il riferimento per il mondo culturale ed intellettuale\, di scrittori\, pensatori\, storici del calibro di Parini\, Monti\, De Azara\, Alfieri e tanti altri: alla loro idee seppe dare non solo forma fisica\, trasponendole in libri di grande eleganza e rigore\, ma anche ampia diffusione. \nQuesto magnifico “affresco di un’epoca” della storia italiana\, con le sue luci e le sue inevitabili ombre\, vive in mostra\, all’interno del monumentale salone neoclassico della Galleria Nazionale\, grazie alle vedute e ai ritratti dei personaggi che animarono la vita politica ed economica dell’epoca realizzati da grandi artisti\, Goya innanzitutto\, ma anche\, Anton Raphael Mengs\, Angelica Kauffmann\, Pompeo Batoni\, Francois Gerard e i molti altri artisti già presenti nelle collezioni ducali tra cui Andrea Appiani\, Antonio Canova\, Bernardo Bellotto\, Robert Hubert. \nDall’ambiente\, alla fucina del maestro\, anzi alla “Fabbrica del libro perfetto” è stata riservata l’altra grande sezione della mostra; nel suggestivo ambiente della Galleria Petitot della Biblioteca Palatina sono stati esposti dapprima i capolavori che raccontano la storia del libro a stampa: dalla Bibbia di Gutenberg della metà del XV secolo\, alle più importanti edizioni della tipografia europea. Poi Bodoni e la sua rivoluzione del gusto e della tecnica. Qui\, gli strumenti per la fusione dei caratteri in piombo e la composizione dei testi\, le prime edizioni ma soprattutto gli esemplari più belli usciti dai torchi bodoniani\, hanno evidenziato\, ricorrendo anche all’utilizzo intelligente di strumenti multimediali\, quanto radicale sia stata la sua “rivoluzione” nella storia dell’arte tipografica. Una rivoluzione frutto\, come la mostra ben documenta\, di una maniacale attenzione per ogni fase del lavoro\, sempre con obiettivi di qualità e eleganza elevatissimi. Dalla scelta\, e ideazione\, del carattere tipografico (ancora oggi il “Bodoni” ispirato ai caratteri da lui creati è tra i più utilizzati)\, alla composizione grafica\, al perfezionamento delle tecniche di stampa su carte naturalmente selezionatissime\, ma anche supporti speciali come seta e pergamena. E ancora l’attenzione alle incisioni; veri capolavori d’arte. Infine la stampa a colori e le legature di sobria\, perfetta eleganza. \nMa il genio bodoniano si rivela anche in quello che oggi definiremo come marketing delle sue preziose edizioni. E’ celebre la sua orgogliosa affermazione “Io non voglio che cose magnifiche e non lavoro per la volgarità dei lettori”. Tuttavia egli era perfettamente consapevole che il libro\, per quanto perfetto come oggetto\, trovava – allora come oggi – la sua vera vita solo tra le mani dei lettori. E la sua fortuna conferma come egli sapesse bene convincerli all’acquisto. \nALLESTIMENTO DELLA MOSTRA
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SUMMARY:Le cartoline del centenario verdiano del 1913
DESCRIPTION:In occasione del Bicentenario Verdiano è possibile scoprire – grazie all’esposizione di un nutrito numero di ingrandimenti – il fondo di cartoline d’epoca (di proprietà della Fondazione Cariparma) dedicato alle celebrazioni a Parma e a Busseto del fastoso centenario verdiano del 1913; tale singolare percorso è inoltre guidato da un filmato multimediale che prevede anche immagini dell’Archivio Storico Comunale di Parma con registrazioni d’epoca concesse dalla Casa della Musica di Parma; saranno inoltre esposti autografi verdiani dell’Otello e del Simon Boccanegra di proprietà della Fondazione. \nALLESTIMENTO MOSTRAFILMATO DELLA MOSTRA
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SUMMARY:Guglielmo Du Tillot\, regista delle arti nell’età dei Lumi
DESCRIPTION:A due anni di distanza dalle celebrazioni in onore della duchessa di Parma Luisa Elisabetta di Borbone\, la Fondazione Cariparma\, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Civile\, Ambiente\, territorio e Architettura dell’Università di Parma\, prosegue l’approndimento della storia dei ducati parmensi nel Settecento\, attraverso una mostra dedicata al ministro riformatore Guglielmo Du Tillot e al suo ruolo nello sviluppo delle arti a Parma negli anni Sessanta. \nLa mostra Guglielmo Du Tillot\, regista delle arti nell’età dei Lumi è stata inaugurata a Palazzo Bossi Bocchi\, sede della Fondazione Cariparma  e resterà aperta sino al 27 gennaio 2013. L’esposizione\, che si fregia del patrocinio delle ambasciate di Francia e di Spagna in Italia\, è stata realizzata in collaborazione con Biblioteca Palatina di Parma\, Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Parma e Piacenza\, Archivio di Stato di Parma e IPSIA “Primo Levi” di Parma; l’obiettivo è di raccontare a un vasto pubblico l’impatto culturale e artistico della figura di Du Tillot\, Intendente della Real Casa inizialmente e Primo ministro in seguito. \nAttraverso un ricco panorama di opere\, talvolta inedite\, di pittura\, scultura\, architettura\, incisione\, numismatica e arti decorative\, nonché di preziosi volumi conservati nei fondi antichi della Biblioteca Palatina e della Biblioteca di Busseto verrà illustrato la riforma artistica e culturale che permise al piccolo stato borbonico di emergere in Italia e in Europa come non era accaduto nemmeno sotto la dinastia farnesiana\, facendo di Parma l’«Atene d’Italia». \nIl percorso della mostra – ideata e curata da Gianfranco Fiaccadori e Alessandro Malinverni (Università di Milano) e Carlo Mambriani (Università di Parma) – si articola in due sezioni: la prima\, preceduta da un inquadramento biografico del protagonista\, è incentrata sulla trasformazione di Parma in «Atene d’Italia»: il ruolo del ministro\, di Annetta Malaspina e della loro cerchia; le nozze dei principi come eventi di propaganda artistica e dinastica; l’istituzione dell’Accademia e l’appoggio fornito ai suoi artisti; il rinnovo delle residenze\, delle manifatture e del tessuto urbano. La seconda sezione è dedicata alla committenza privata di Du Tillot a Parma e a Parigi\, durante il breve esilio: l’allestimento delle sue residenze\, gli acquisti di libri e di opere d’arte\, gli artisti prediletti. \nTra i numerosi artisti presenti in mostra\, oltre all’architetto Ennemond Alexandre Petitot\, fedele collaboratore del ministro\, e ai vincitori dei concorsi accademici degli anni Sessanta\, si segnalano i protagonisti della ritrattistica settecentesca parmense\, come Giuseppe Baldrighi e Pietro Melchiorre Ferrari\, ed europea\, del rango di Jean-Marc Nattier\, Anton Raphael Mengs\, Laurent Pecheux e Louis-Michel Van Loo. \nNumerose sono state le collaborazioni specialistiche: docenti\, laureati e dottorandi dell’Università di Parma hanno curato il primo fotomontaggio georeferenziato del catasto voluto dal ministro\, il rilievo ricostruttivo del Palazzo Grillo (ora Marchi) e il modellino tridimensionale della residenza di Du Tillot a Parigi; i docenti e gli studenti del corso di “Moda e abbigliamento” dell’IPSIA P. Levi di Parma\, hanno confezionato gli abiti ispirati ai ritratti del ministro Du Tillot e della marchesa Malaspina. Grazie a questi modelli nel percorso espositivo è allestita una suggestiva rievocazione d’ambiente con arredi e oggetti originali della metà del XVIII secolo. \n\nSul piano della conservazione e della valorizzazione\, è da ricordare che – in occasione di tale esposizione – diverse opere sono state appositamente restaurate o recuperate dai depositi dei vari enti prestatori. \nEventi collaterali alla mostra saranno visite guidate di approfondimento\, tenute dai curatori stessi e un recital cameristico dedicato al repertorio francese del secondo Settecento. \n\nGalleria Allestimento Mostra
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SUMMARY:Claudio Spattini e la memoria del Novecento
DESCRIPTION:Oltre 60 opere per raccontare un’arco creativo di oltre sessant’anni: questa la mostra antologica che\, la Fondazione Cariparma ha dedicato ad uno dei protagonisti della cultura emiliana e nazionale dal dopoguerra ad oggi.\nClaudio Spattini – modenese di origine ma ben presto parmigiano di adozione – è stato infatti tra le figure più significative del getto artistico parmense\, rinnovando\, tela dopo tela\, una originale ed attenta cifra espressiva.\nLa mostra a Palazzo Bossi Bocchi\, a meno di due anni dalla sua scomparsa\, è un doveroso omaggio sia all’uomo – la cui attività di insegnante è ben viva nella gratitudine di centinaia di allievi – sia al pittore\, con la volontà di contribuire alla definizione di un preciso percorso artistico locale del XX secolo. \nLe opere esposte – a cura di Gloria Bianchino – possono fare capire meglio\, oggi\, l’importanza di un artista che inizia negli anni ’30 a Bologna dialogando con Giorgio Morandi e con Virgilio Guidi per poi prendere altre strade scoprendo la tensione vibrante della pittura della Scuola Romana\, e sopra tutto quella di Mario Mafai. \nClaudio Spattini racconta sempre\, racconta nelle sue nature morte come nei suoi ritratti\, racconta nei paesaggi e sceglie con consapevolezza i suoi modelli\, un certo Picasso del periodo Blu e Rosa\, l’invenzione della natura morta di Matisse\, sopra tutto lo spazio moltiplicato di Paul Cézanne. In un momento in cui la pittura in Italia è divisa fra realisti e astratti Spattini sceglie una via diversa che rappresenta il vero ma che è anche attenta alle nuove strade aperte dall’Ecole de Paris. Dialoga anche con Guttuso e con Pizzinato\, che dipinge a Parma il Palazzo della Provincia\, ma sempre con una sensibilità e attenzione diversa al tempo del dipingere che è una delle caratteristiche della sua arte: sguardi lunghi sul paesaggio o sulle nature morte\, sguardi che ritornano negli anni e che sono come meditazione ricorrente su un tema\, un tema che si ritrova da un decennio all’altro. \nSpattini non vuole seguire le mode ma mantenere una propria grafia pittorica e una attenzione costante all’arte del “Novecento”: per questo del maestro Morandi\, Spattini ha conservato un solo elemento\, la pennellata morbida e densa che si stratifica sulla tela. \nI dipinti di Spattini sono racconti nel tempo\, hanno una presenza costante e vanno visti a lungo\, vanno meditati\, e la ripetizione di alcuni temi non deve ingannare: accostandosi a questi quadri si scoprono variazioni\, cambiamenti di luce\, di taglio\, e quindi di umore e di tensione emotiva dell’artista. Una ricerca dove si può trovare\, riletta e meditata\, la storia del nostro paese. \nDipingere per una vita coltivando una passione intensa per l’arte è sembrato a Spattini\, e sembra adesso a chi lo guarda\, un’esperienza molto più significativa di un aggiornamento continuo alle mode. Essere se stesso nel tempo non ha mai voluto dire per l’artista essere insensibile alle ricerche ad esempio degli anni ’50 e inizi ‘60\, quelle del Naturalismo\, quelle dell’Informale\, ma esserne consapevole e riprenderle con intelligenza all’interno della propria storia. \nEcco dunque una mostra che invita – con spirito di partecipe attenzione – a scoprire il lavoro di un protagonista di un’arte “impegnata” perché sempre meditazione sul “vero”. \nALLESTIMENTO DELLA MOSTRA
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SUMMARY:Parma: immagini della città dal Ducato all'Unità d'Italia
DESCRIPTION:Evento conclusivo delle manifestazioni promosse dalla Fondazione Cariparma in occasione del 150° anniversario dell’unificazione nazionale\, dal 20 novembre prossimo\, presso la sede di Palazzo Bossi-Bocchi\, sarà visitabile la mostra Parma: immagini della città dal Ducato all’Unità d’Italia. \nUn progetto espositivo (con circa 60 pezzi tra dipinti\, disegni e incisioni\, 50 fotografie d’epoca e 30 contemporanee e circa 80 riproduzioni di stralci catastali ottocenteschi) dedicato alla produzione artistica parmense nel periodo di transizione da piccola capitale europea a capoluogo di provincia del nascente Regno d’Italia. \nUna trasformazione epocale\, che segnò – come in molti altri centri italiani dell’Ottocento – sia la vita sociale ed economica\, sia il vero e proprio aspetto della città\, con rapide e ineluttabili trasformazioni urbane: aspetto\, quest’ultimo\, ben avvertito da molti artisti locali che focalizzarono l’attenzione sugli angoli urbani e paesaggistici più caratteristici. \nScorci non necessariamente monumentali\, ma sempre testimoni di un sentimento nostalgico o della ricerca di suggestive ambientazioni per scene di vita quotidiana. \nOltre ad indugiare sulle fortunate scene di genere e sulla tradizionale registrazione di aspetti pittoreschi\, l’intento di questi artisti fu anche quello di registrare i mutamenti che la città viveva\, vistosi\, come quelli dei nuovi monumenti risorgimentali\, oppure striscianti e inarrestabili\, come quelli innescati dalla speculazione edilizia. \nUn’epoca ricca di ideali e di rapide trasformazioni\, ovvero tormentata da incertezze istituzionali e continui rivolgimenti politici\, nella quale particolarmente precarie risultarono le condizioni per la formazione\, l’esercizio e la ricerca nel campo delle arti: anche per tali motivi diversi artisti parmensi furono coraggiosi pionieri della nascente arte fotografica o ne impiegarono gli esiti per l’elaborazione delle loro vedute. \nNel breve periodo che ruota intorno al processo storico dell’unità nazionale\, gli artisti degli Stati parmensi si formarono soprattutto presso la locale Accademia di Belle Arti\, al cui interno operava anche una scuola di paesaggio. \nNell’ultimo secolo e mezzo la città ritratta da questi pittori è assai mutata e la mostra Parma: immagini della città dal Ducato all’Unità d’Italia (concepita in stretta relazione con la precedente rassegna 1860: prima e dopo. Gli artisti parmensi e l’Unità d’Italia) propone un serrato confronto tra quadri esposti\, fotografie storiche e attuali scatti fotografici\, questi ultimi appositamente realizzati\, con scorcio visuale simile per quanto possibile\, da Carlo Gardini  sensibile professionista che ha operato in stretta collaborazione con i curatori. Le vedute sono localizzate in pianta sul catasto urbano del 1853 e sulle attuali foto aeree della città. \nAttraverso un panorama di opere d’arte (soprattutto di pittura\, incisione e fotografia) l’esposizione va così ad analizzare\, con ottiche complementari\, l’impatto dei rivolgimenti storici e dei mutamenti di sensibilità sull’imago urbis. \nIl percorso della mostra – ideata e curata da Gianfranco Fiaccadori e Alessandro Malinverni (Università di Milano) e Carlo Mambriani (Università di Parma) – si articola in diverse sezioni\, dedicate alle differenti tipologie di spazi\, aperti o chiusi\, dove gli artisti posizionarono più volentieri il cavalletto\, negli immediati dintorni\, ma soprattutto entro le mura della città e nei suoi principali poli di rappresentanza: la Piazza Grande\, la zona della Corte e quella religiosa\, con il polo episcopale e il monastero di San Giovanni evangelista. \nALLESTIMENTO DELLA MOSTRA
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SUMMARY:1860 prima e dopo. Gli artisti parmensi e l'Unità d'Italia
DESCRIPTION:Nell’anno che vede il 150° anniversario dell’Unità d’Italia\, la Fondazione Cariparma\, in stretta collaborazione con la Biblioteca Palatina di Parma\, contribuisce a tale importante appuntamento con la realizzazione della mostra 1860: prima e dopo. Gli artisti parmensi e l’Unità d’Italia\, dedicata allo studio dell’arte parmense nel periodo tra la dominazione degli ultimi Borbone e i primi anni successivi all’unificazione del Paese. \nL’esposizione\, attraverso un ricco panorama di opere\, talvolta inedite\, di pittura\, incisione\, scultura\, architettura\, fotografia\, filatelia\, numismatica e arti decorative – in collaborazione con Biblioteca Palatina di Parma\, Collezioni d’arte del Palazzo del Quirinale\, Comune di Parma\, Provincia di Parma\, Fondazione Museo “Glauco Lombardi” di Parma\, Soprintendenza al Patrimonio Artistico\, Storico ed Etnoantropologico di Parma e Piacenza\, IPSIA “Primo Levi” e Liceo d’arte “Paolo Toschi” – ha ottenuto il logo ufficiale delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e raccontando ad un vasto pubblico l’impatto che i rivolgimenti storici ebbero sulle strategie professionali e sulla produzione artistica locale: nel breve tempo che ruota intorno al processo storico dell’Unità nazionale\, gli artisti degli Stati parmensi ebbero infatti un ruolo assai più significativo di quanto finora considerato. \nPoco studiate sono certamente la committenza dei Borbone e la svolta da loro impressa sul gusto e sull’insegnamento artistico\, così come non sufficientemente indagato appare il ruolo degli artisti parmensi e piacentini presso la nuova Corte italiana e la gloriosa Accademia locale\, unificata a quelle di Modena e Bologna fino al 1877. \nIn particolare\, due generazioni\, quella che negli anni Cinquanta insegnava presso l’Accademia di Parma e l’Istituto Gazzola a Piacenza e quella che vi studiava\, dovettero affrontare un periodo lungo e tormentato\, certo ricco di tensioni ideali e di entusiasmanti trasformazioni\, ma anche gravato da incertezze istituzionali e materiali che rendevano particolarmente precarie le condizioni per l’esercizio e la ricerca nel campo delle arti. \nOltre che con i rivolgimenti politici\, la scuola parmense\, che eccelleva nel campo dell’incisione tanto da essere confermata anche dopo l’Unità quale unico centro di specializzazione italiano\, dovette confrontarsi con la nascente arte della fotografia\, tecnica che le avrebbe via via sottratto il monopolio della riproduzione iconografica. \nFormati in genere al purismo accademico\, gli artisti dei ducati parmensi furono stimolati dall’epoca tumultuosa di cui si fecero velocemente protagonisti: soprattutto sul piano dei temi da trattare. Oltre le fortunate scene di genere e le solite vedute pittoresche\, alcuni di loro si spinsero ad inscenare soggetti esotici; la maggior parte s’indirizzò comunque verso una pittura di storia\, ricca di riferimenti agli eventi in atto\, alla glorificazione degli artisti locali o italiani del passato\, alla celebrazione degli antenati dei diversi regnanti. \nIn architettura\, l’avvento dei Borbone aveva segnato da una parte l’avvio di una riforma urbana\, dall’altra un netto rifiuto del monopolio classicista vigente in Accademia a favore di un variegato storicismo. Tale aggiornamento sulle tendenze europee favorì il perfezionamento di alcuni professionisti e decoratori poi tanto apprezzati dai Savoia da meritare prestigiosi incarichi nei maggiori palazzi delle nuove capitali\, Firenze prima e poi Roma. \nOnori dunque alla scuola d’arte locale\, confermati anche dalla scelta di tenere a Parma il I Congresso Artistico Italiano; ma d’altro canto\, contemporaneamente\, il saccheggio delle regge parmensi che\, nonostante le assicurazioni della prima ora\, furono spogliate dai Savoia di tutti i pezzi migliori\, causando la diaspora di un preziosissimo insieme di arredi artistici nelle varie residenze regie italiane. \nIl percorso della mostra 1860: prima e dopo. Gli artisti parmensi e l’Unità d’Italia – ideata e curata da Gianfranco Fiaccadori e Alessandro Malinverni (Università di Milano) e Carlo Mambriani (Università di Parma) – è stato articolato in due sezioni: la prima dedicata alla formazione nell’Accademia di belle arti (i concorsi interni\, i soggiorni di perfezionamento all’estero\, le esposizioni nazionali e internazionali) e alle prime commissioni disponibili ai giovani artisti (la Società d’Incoraggiamento\, la committenza pubblica e privata); la seconda al rapporto con le due dinastie delle quali gli artisti furono sudditi: i Borbone-Parma e quindi i Savoia. I sovrani ebbero un ruolo centrale\, con il loro mecenatismo\, nel procurare occasioni di sussistenza ai giovani allievi dell’Accademia che si avviavano alla professione e\, talvolta\, nell’offrire loro diretta protezione anche per la successiva fase di perfezionamento. \nDue scuole superiori di Parma hanno collaborato all’iniziativa con il lavoro di studenti e docenti: l’IPSIA “P. Levi” ha confezionato i costumi dell’ultima duchessa\, Luisa Maria\, e del primo re\, Vittorio Emanuele II\, ispirati ai ritratti esposti in mostra; il Liceo d’Arte “Paolo Toschi” ha curato il restauro dei gessi della sua Gipsoteca. \nSul piano della conservazione e della valorizzazione\, è da ricordare che – in occasione di tale esposizione – diverse opere sono state appositamente restaurate\, recuperate dai depositi o ricongiunte dopo decenni\, permettendo nuove scoperte critiche: la Contadinella di Cecrope Barilli del Quirinale\, il Vecchio soccorso da un fanciullo di Ignazio Affanni della Provincia di Parma\, l’antico e prezioso pugnale (Musei Civici di Piacenza) con la sua teca\, donati dalla duchessa reggente al piacentino Istituto Gazzola\, la cornice neobarocca con una Madonna del Bissoli\, uno scranno neogotico e il ritratto di Luisa Maria con il figlio Roberto I di Giulio Carlini\, di proprietà della Galleria Nazionale. \nEventi collaterali alla mostra sono stati un ciclo di conferenze settimanali (leggi il COMUNICATO STAMPA) dedicate ad approfondire\, con la presenza di autorevoli relatori\, il periodo artistico che insiste attorno al processo storico dell’unità nazionale. \nIMMAGINI DELL’ALLESTIMENTO
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SUMMARY:Fuochi di gioia e lacrime d’argento. Apparati effimeri e memorie a stampa in onore di Luisa Elisabetta di Borbone
DESCRIPTION:Parma\, Aprile 2010 – Esattamente 250 anni fa Parma\, Piacenza e Guastalla commemoravano la loro duchessa Luisa Elisabetta di Borbone\, scomparsa prematuramente a Versailles il 6 dicembre 1759. \nI sudditi la chiamavano “Babet”\, il nomignolo usato affettuosamente da suo padre\, Luigi XV di Francia\, che per lei nutriva una vera predilezione. Una vita breve la sua\, ma singolare anche in un secolo straordinario per l’emancipazione femminile come il Settecento: fu infatti una donna volitiva\, indipendente e brillante\, ma anche una moglie affezionata (tenerissime le lettere al marito don Filippo\, il suo “cher Pippo”) e una madre scrupolosa (si deve a lei la scelta di Condillac\, famoso filosofo sensista\, quale istitutore del figlio don Ferdinando). \nSposata appena dodicenne a don Flippo di Borbone\, futuro duca di Parma\, fu un’abile diplomatica (progettò le nozze della primogenita Isabella con Giuseppe d’Asburgo\, futuro imperatore d’Austria) e fu sensibile all’arte\, quale corollario della regalità\, chiamando dalla Francia architetti\, artisti e intellettuali per dare nuovo volto alle regge di Parma\, Colorno e Sala Baganza\, con l’obiettivo di replicare i fasti della Versailles che aveva conosciuto nella sua  infanzia dorata. \nLa Fondazione Cariparma e il Dipartimento di Ingegneria Civile\, Ambiente\, Territorio e Architettura dell’Università di Parma\, in collaborazione con la Biblioteca Palatina di Parma\, hanno deciso di ricordare questo personaggio\, ancora poco approfondito dalla storiografia europea\, oltre che dei Ducati\, e il primo decennio borbonico a Parma con una serie di quattro manifestazioni. \nLa prima ha coinciso con la presentazione pubblica della terza versione nota di un ritratto postumo di Luisa Elisabetta\, dipinto da Jean Marc Nattier e conservato in collezione privata\, esposto a Palazzo Bossi Bocchi accanto a quello ormai conosciutissimo di proprietà della Fondazione\, opera di Louis Michel Van Loo\, e ad alcuni pezzi scelti fra i disegni e le incisioni appartenenti alle collezioni della Fondazione. \nIl secondo appuntamento inaugurerà l’11 aprile prossimo: una mostra dal titolo “Fuochi di gioia e lacrime d’argento. Apparati effimeri e memorie a stampa in onore di Luisa Elisabetta di Borbone”. S’indaga sugli allestimenti e sull’editoria d’occasione che hanno scandito la breve esistenza di Babet: le feste nuziali a Parigi\, le tappe durante i numerosi viaggi ufficiali\, il battesimo del figlio Ferdinando(i fuochi di gioia) e infine le esequie solenni a Parigi\, Piacenza\, Guastalla e Parma (le lacrime d’argento)\, quest’ultime volute dalla Corte nella chiesa dell’Annunziata e affidate all’architetto Ennemond Alexandre Petitot. \nLa mostra intende indagare un episodio emblematico della straordinaria stagione settecentesca di eventi spettacolari e di editoria d’occasione\, riproponendone gli apparati attraverso riproduzioni in due e tre dimensioni\, oltre naturalmente a pezzi originali\, scelti fra i disegni e i dipinti appartenenti alle collezioni della Fondazione Cariparma\, a raccolte private e a collezioni pubbliche\, tra le quali spicca quella della Biblioteca Palatina\, cui appartengono rarissime e preziose edizioni commemorative delle feste dinastiche parigine ed emiliane. \nDurante il periodo di apertura\, a Palazzo Bossi Bocchi saranno organizzate conferenze e visite guidate (il 15 aprile Alessandro Malinverni parlerà dell’Effimero eternato nel caso delle feste parigine del 1739; il 23 aprile sarà la volta di Carlo Mambriani e Davide Gasparotto\, che presenteranno la mostra al pubblico della “Settimana della Cultura”). \nTra il 16 e il 20 giugno 2010 è prevista la visita alle Collezioni d’arte della Fondazione Cariparma da parte dell’Associazione Culturale GHAMU (Groupe Histoire Architecture Mentalités Urbaines)\, composta da specialisti del Settecento europeo legati all’Università della Sorbona; nell’occasione saranno mostrati i disegni di Petitot appartenenti alle collezioni d’arte della Fondazione Cariparma\, in particolare quelli legati alla committenza della Duchessa e alla trasformazione di Parma in occasione delle nozze di Isabella con il futuro imperatore\, nonché i numerosi ritratti dei personaggi della corte borbonica esposti a Palazzo Bossi Bocchi. \nInfine\, dal 16 al 18 settembre 2010 Parma ospiterà un convegno internazionale di studi dedicato alla figura di Luisa Elisabetta e al primo decennio di dominio borbonico a Parma 1749-1759\,organizzato dai professori Carlo Mambriani (Università di Parma) e Gianfranco Fiaccadori (Università di Milano)\, con l’aiuto di enti locali (come la Provincia\, i comuni di Sala Baganza e Colorno\, l’Arma dei Carabinieri\, la Biblioteca Palatina) e finalizzato a una migliore comprensione dei profondi legami storici\, artistici e culturali tra Parma e la Francia. Hanno già aderito importanti studiosi francesi\, italiani e spagnoli\, esperti di varie discipline storiche e artistiche\, al fine di offrire una panoramica esaustiva – dalla storia alla filosofia e alla letteratura\, dall’arte alla musica e al costume – di un periodo finora poco indagato negli studi\, che pure ha segnato la prima apertura dei Ducati a una dimensione veramente internazionale e cosmopolita\, costituendo l’indispensabile premessa all’età aurea e più nota di Parma quale «Atene d’Italia». \nImmagini “Gusto effimero”Immagini Allestimento MostraFilmato della Mostra
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SUMMARY:Un Nattier a Palazzo Bossi Bocchi (mostra temporanea)
DESCRIPTION:Tra il 2009 e il 2010 ricorrono 250 anni da alcuni eventi significativi per la storia di Parma e delle sue dinastie ducali. La Fondazione Cariparma celebra questi anniversari attraverso una serie di esposizioni\, conferenze\, visite e un convegno internazionale di studi sul primo decennio del dominio borbonico a Parma\, periodo cruciale per l’affermazione politica e culturale della nostra città nel panorama europeo. \nCoordinate dagli studiosi parmensi Gianfranco Fiaccadori (Università di Milano) e Carlo Mambriani (Università di Parma)\, tali iniziative intendono fornire un contributo e un nuovo incentivo agli studi locali\, nonché valorizzare le collezioni d’arte della Fondazione\, patrimonio di notevole rilevanza per la riscoperta del Settecento parmense. \nIl prossimo 6 dicembre cadrà il 250° anniversario dalla scomparsa di Luisa Elisabetta di Francia\, duchessa di Parma\, Piacenza e Guastalla\, personaggio ancora poco indagato dalla storiografia locale\, benché di fondamentale importanza per la storia anche successiva del nostro ducato. \nFiglia prediletta di Luigi XV di Francia\, Luisa Elisabetta fu la sposa di Don Filippo di Borbone duca di Parma. Giunta a Parma nel 1749\, contribuì all’importazione del pensiero dei lumi nel ducato: grazie a lei arrivarono a corte personaggi come Du Tillot\, futuro ministro riformatore dello Stato\, artisti francesi tra i quali l’architetto Petitot e lo scultore Boudard\, il filosofo Condillac\, istitutore del piccolo Don Ferdinando. Ammalatasi di vaiolo alla fine del 1759\, quando si trovava in visita presso la corte di Versailles\, vi morì il 6 dicembre dello stesso anno. \nIn occasione della ricorrenza sarà esposto al primo piano di Palazzo Bossi Bocchi per una settimana\, da sabato 5 a domenica 13 dicembre 2009\, un dipinto inedito\, segnalato dal dott. Alessandro Malinverni (Università di Milano): un esemplare del bellissimo ritratto di Luisa Elisabetta di Borbone in veste da caccia\, realizzato nel 1760 dal grande Jean-Marc Nattier\, ritrattista della corte di Francia. \nSimile ma con un taglio più ampio rispetto ai due ritratti analoghi conservati a Versailles\, questa tela sconosciuta al pubblico proviene da una collezione privata. Sarà esposta a fianco di alcune importanti opere di proprietà della Fondazione: l’ormai noto ritratto della Duchessa\, attribuito a Louis-Michel Van Loo\, e un gruppo di disegni e incisioni che riguardano le sue residenze di Parma e di Colorno\, dove Petitot\, Boudard\, Bossi e Rusca\, con una schiera di altri artisti e artigiani\, crearono una cornice raffinata per la piccola ma esigentissima corte parmense. \nSabato 5 maggio alle 11.00\, presso Palazzo Bossi Bocchi\, il dr. Alessandro Malinverni\, già allievo dei proff. Gianfranco Fiaccadori e Fernando Mazzocca e autore di studi storico-artistici sulla figura di Luisa Elisabetta\, terrà una breve conferenza con videoproiezione per inquadrare i due ritratti esposti nella nutrita ritrattistica di Luisa Elisabetta e nella sua biografia.
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SUMMARY:Tre pittori per Roberto Tassi
DESCRIPTION:In concomitanza con l’acquisizione da parte della Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Parma di circa diecimila volumi d’arte che\, oltre a numerosissimi cataloghi\, costituivano la parte più cospicua della biblioteca di Roberto Tassi\, una mostra vuole ricordare una delle figure più significative della critica d’arte italiana esponendo alcune opere di tre fra i pittori a lui più cari e da lui più frequentati: Sutherland\, Morlotti e Ruggeri. \nL’esposizione\, a cura di Mario Lavagetto\, con la collaborazione di Stefano Roffi\, viene allestita a Palazzo Bossi Bocchi\, sede della Fondazione Cariparma\, realtà quest’ultima che ha reso possibile il passaggio all’Università del fondo librario. L’iniziativa è anche l’occasione per ricordare l’intensa collaborazione fra Tassi e la Cassa di Risparmio di Parma prima e la Fondazione Cariparma successivamente\, che portò alla pubblicazione di alcuni dei suoi principali volumi. \nLe opere provengono da collezioni private\, individuate in base alle affinità intellettuali intessute da Tassi stesso; libri e documenti del critico completano il percorso. In concomitanza della mostra\, viene pubblicato un volume (il ventesimo)  della Collana di “Opere inedite di cultura” promossa dalla Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Parma\, ideata e curata da Ivo Iori. Il volume (edizioni MUP) raccoglie i più significativi contributi critici di Tassi sui tre artisti presenti in mostra. \nRoberto Tassi\, nato a Napoli nel 1921 e morto a Esine nel 1996\, ha vissuto a Parma\, con lunghi soggiorni estivi nella campagna vicina. Laureato in medicina\, ha esercitato la professione di medico otorinolaringoiatra\, che ha poi progressivamente abbandonato per dedicarsi ai prevalenti interessi artistico-letterari. È stato direttore della rivista “Palatina”; redattore artistico de “L’Approdo Letterario”; redattore di “Paragone” e della rivista “Il terzo Occhio”; critico d’arte de “Il Mondo” e dal 1977 al 1996 del quotidiano “la Repubblica”. Gli storici dell’arte che hanno costituito un punto di riferimento imprescindibile per il suo lavoro critico sono stati Roberto Longhi\, di cui Tassi si considerava in qualche modo allievo\, l’amico Francesco Arcangeli e Giovanni Testori. Vari i suoi interessi nel campo della storia dell’arte: l’attenzione per la storia cittadina ha determinato una serie di ricerche approfondite sul romanico emiliano\, sul Correggio\, sul Parmigianino e su altri temi più recenti. Campo preminente dell’indagine critica di Roberto Tassi resta però l’arte europea – italiana e francese anzitutto – e poi russa e americana dell’Ottocento e del Novecento\, con particolare interesse per il Romanticismo (Friedrich)\, per la pittura di natura dagli artisti inglesi del Settecento fino a Courbet\, a Monet e al post-impressionismo\, per i grandi pittori e scultori della prima metà del Novecento\, da Morandi a Permeke e a Soutine\, infine per i pittori dell’informale\, con uno sguardo attento sempre rivolto alle manifestazioni della contemporaneità. \nTra i suoi libri ricordiamo: Il Duomo di Parma. Il tempo romanico (Cassa di Risparmio di Parma 1966); Il Duomo di Parma II. La cupola del Correggio (Cassa di Risparmio di Parma 1967); Il Duomo di Fidenza (Cassa di Risparmio di Parma 1973); Morlotti\, figure 1942-1975 (Electa 1975) Tiziano. Il polittico Averoldi in San Nazaro (Grafo Edizioni 1976); Graham Sutherland. Complete Graphic Work (Rizzoli 1978); Il paesaggio di Morlotti (Mazzotta 1987); L’atelier di Monet (Garzanti 1989)\, La corona di primule (Guanda 1994 per Fondazione Cariparma) sulla tradizione dell’arte a Parma. Figure nel paesaggio (Guanda 1999 per Fondazione Cariparma) è il libro postumo che raccoglie\, con saggi introduttivi di Mario Lavagetto e Claudio Zambianchi\, gli scritti di critica d’arte pubblicati su “la Repubblica”. Nel 2006 viene pubblicato dalle Edizioni MUP\, con un saggio di Marco Vallora\, Come un eroe di Conrad. Il sodalizio con Francesco Arcangeli. \nGraham Sutherland nasce a Londra il 24 agosto 1903; dopo un riesame critico delle avanguardie del primo Novecento prende le distanze sia da questo tipo di ricerche che dal nascente informale\, affermando la propria identità artistica all’interno della cultura figurativa europea e riappropriandosi della tradizione pittorica figurativa rapportandola però con la realtà contemporanea segnata tragicamente dal secondo conflitto mondiale. Dal 1940 al 1945 esegue opere ufficiali come “artista di guerra”\, mentre a seguito della conversione al Cattolicesimo produce a partire dagli anni cinquanta opere di stampo religioso. Una forte intensità emozionale lo porta a disintegrare le forme naturali per poi ricomporle in assemblaggi ibridi dalle sembianze antropomorfe o vegetali in un clima inquietante di stampo quasi surrealista\, con elementi di ascendenza espressionista\, come nel Bestiario\, realizzato nel 1968\, in cui i soggetti subiscono strani processi di metamorfosi. Tante le mostre internazionali\, dalla personale alla Biennale di Venezia nel 1952\, poi New York\, Londra\, Parigi\, Zurigo\, Colonia\, fino a quella postuma alla Tate Gallery del 1982. Muore a Londra il 17 febbraio 1980. \nEnnio Morlotti nasce a Lecco il 21 settembre 1910. Attratto da Giotto\, Masaccio e Piero della Francesca\, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 1937 a Parigi conosce le opere di Cézanne\, del Fauvismo\, dell’Espressionismo\, di Soutine\, Rouault e Picasso. Al suo ritorno in Italia frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1939 entra a far parte del gruppo dei pittori di Corrente con Treccani\, Guttuso\, Birolli e Cassinari. Nel 1944 firma il Manifesto del Realismo; nel 1947\, partecipa al Fronte nuovo delle arti e\, dopo la scissione\, aderisce al Gruppo degli Otto di Venturi. Degli anni cinquanta e sessanta sono cicli di grande intensità\, dedicati a nudi e vegetazione\, capitali per l’arte informale. Oltre a ripetute partecipazioni alla Biennale di Venezia\, vengono dedicate a Morlotti personali a New York\, Milano\, Roma e Basilea. Negli anni settanta approda a un solido recupero della realtà naturale\, con la serie dei Teschi e quella delle Rocce. Dal 1987 si concentra sul tema degli Studi per Bagnanti\, immagini materiche definite da secchi colpi di spatola\, fino alla morte\, avvenuta a Milano il 15 dicembre 1992. \nPiero Ruggeri nasce a Torino il 27 aprile 1930. Diplomatosi nel 1956 all’Accademia Albertina di Belle Arti\, nello stesso anno viene invitato alla Biennale di Venezia. Partecipa a tre edizioni di una collettiva di grande rilievo\, quale Francia-Italia\, con dipinti che s’inoltrano in un Informale di carattere naturalistico. Ruggeri si impone come uno tra i pochi artisti italiani la cui forza espressiva regge il confronto con quella dei protagonisti dell’action painting americana\, in un dialogo con la pittura e la sua tradizione testimoniato dai dipinti che recano\, nel titolo\, riferimenti a Tintoretto\, Caravaggio\, Rembrandt\, Mattia Preti\, Goya. Si affermano i colori “emblematici” di Ruggeri\, per i quali viene immediatamente ricordato: rossi e neri percorsi da luminescenze subliminali\, bruni e ocra\, bianchi accecanti. Tra le mostre personali\, quelle di Palazzo dei Diamanti a Ferrara nel 1984 e alla Villa Reale di Monza nel 1985\, oltre a esposizioni in Austria\, Brasile\, Francia\, Stati Uniti\, Russia\, Australia. Dal 1971 si trasferisce a Battagliotti\, ai margini di un bosco\, dove vive e lavora fino alla morte avvenuta il 15 maggio 2009. \nIMMAGINI ALLESTIMENTO MOSTRA
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SUMMARY:Allo! Paris!
DESCRIPTION:Parigi a Parma\, attraverso i libri d’artista. È la proposta che la Fondazione Cariparma\, nella sua storica sede di Palazzo Bocchi Bossi\, ha proposto dall’18 marzo all’11 maggio 2008: una raffinata testimonianza di un collezionismo raro\, quello del libro d’artista\, che in Corrado Mingardi ha\, proprio in terra parmense\, il suo maggior esponente italiano. \nIl titolo dell’esposizione richiamava quello di un famoso libro con litografie originali di ispirazione cubista che Robert Delaunay dedico’ alla Ville Lumie’re nel 1926. E questo per sottollineare l’importanza straordinaria che Parigi\, capitale delle arti nei secoli XIX e XX\, ebbe anche per la nascita\, lo sviluppo e la diffusione internazionale del libro d’artista. \nCon libro d’artista o livre de peintre\, invenzione squisitamente francese\, si definisce una edizione per lo piu’ limitata nel numero delle copie che associa al testo opere di grafica originale appositamente realizzate dagli artisti\, che spesso furono i migliori pittori e scultori del momento\, nella loro libera unità di intenti con gli autori del testo stesso e su sollecitazione e cura di editori lungimiranti\, quali Vollard\, Skira\, Te’riade\, Kahnweiler\, Maeght\, Iliazd\, Lecuire e altri. \nDella collezione personale di Corrado Mingardi\, collaboratore della Fondazione Cariparma fin dall’origine\, sono stati esposti 100 libri d’artista che\, scelti per la loro importanza\, hanno permesso di ripercorrere per sommi capi la storia del genere\, e non solo: quasi tutte le grandi personalità e le correnti artistiche dei due secoli vi si trovano infatti rispecchiate. \nLa mostra offriva alcuni grandi libri dell’Ottocento illustrati da artisti come Euge’ne Delacroix per il Faust di Goethe\, Gustave Dore’ per Les contes drolatiques di Balzac e Londres\, Edouard Manet per Le Corbeau di Poe; e ancora Odilon Redon\, Edward Burne-Jones\, Audrey Beardsley\, Max Klinger. \nLa sezione dedicata al Novecento era introdotta da Paralle’lement di Verlaine\, illustrato da Pierre Bonnard nel 1900 che\, oltre ad inaugurare emblematicamente il nuovo secolo\, tenne a battesimo le edizioni di Ambroise Vollard e segno’ l’inizio del fervido impegno dei grandi artisti dell’Avanguardia nell’illustrazione del libro. Al capolavoro di Bonnard fanno seguito molti dei libri che sono entrati nella storia dell’editoria del Novecento. \nTra i numerosi artisti presenti con i loro volumi in mostra – molti dei quali a fogli sciolti\, e dunque esposti sulle pareti (oltre 300 pezzi)\, possiamo ricordare inoltre: Rodin\, Maillol\, Kokoschka\, Barlach\, Grosz (Ecce homo)\, Kandinsky (Klänge)\, Kirchner\, Rouault (tra cui Miserere e Pe’re Ubu)\, Chagall (Gogol\, La Fontaine\, Bible)\, Picasso ( Balzac\, Ovidio\, Buffon\, Sueno e mentira de Franco e Le chant des morts)\, Braque (Teogonia\, Satie e Apollinaire)\, Matisse (di cui vengono integralmente rappresentate le 20 tavole a colori di Jazz\, il capolavoro assoluto dell’artista insieme a Poe’sies di Mallarme’\, Pasifae’ e Charles d’Orleans)\, Le’ger (tra cui Cirque)\, Le Corbusier (Le poe’me de l’angle droit)\, Dufy (tra cui Le bestiaire di Apollinaire)\, Laurens\, Derain (Pantagruel)\, Delaunay\, Villon\, Beaudin\, Gončarova\, Kupka\, Alexeieff\, Schmied\, Cocteau\, De Chirico (Calligrammes e Mythologie)\, Ernst\, Miro\, Man Ray\, Masson\, Matta\, Depero\, D’Albissola (Libro di latta)\, Munari\, Calder\, Dubuffet\, Lanskoy\, Tal-Coat\, Fautrier\, Giacometti (Paris sans fin)\, Lichtenstein\, Warhol\, Dine\, Francis\, Rauschenberg\, Oldenburg\, Riopelle\, Annigoni\, Marino Marini\, Arturo Martini\, Campigli (Il Milione). De Pisis\, Sironi\, Carrà\, Manzu’ (Le Georgiche\, Edipo Re\, Il falso e vero verde)\, Maccari\, Guttuso\, Mattioli (quasi l’intera produzione)\, Melotti (Ezra Pound)\, Baj\, Manfredi\, Forti\, Tapies\, Alechinsky\, Tinguely\, Adami\, Valentini\, Paladino (Pinocchio ) e Isgro’. \nALLESTIMENTO MOSTRA
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