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SUMMARY:Un paese in debito. Risparmio e prestiti nella storia d’Italia
DESCRIPTION:La nascita del Regno d’Italia\, nel cuore del XIX secolo\, coincide con un mondo in rapida trasformazione: le nazioni europee si affacciano gradualmente alla modernità\, si progettano infrastrutture\, prendono forma i sistemi di pubblica istruzione e gli eserciti\, sempre più avanzati tecnologicamente\, mantengono un posto di primo piano nel bilancio dello stato. \nTutto questo ha un costo e\, per far fronte al moltiplicarsi della spesa\, gli stati adottano in modo sistematico uno strumento che ha profondamente segnato la storia economica e sociale: il debito pubblico\, la cui sottoscrizione sarà promossa sempre più assiduamente da una comunicazione rivolta a tutte le classi sociali. Manifesti\, cartoline e opuscoli – accattivanti e di forte valore storico e culturale – diventeranno i nuovi protagonisti delle campagne pubbliche\, mosse dall’obiettivo di stimolare la popolazione ad investire nei buoni di stato. \nAll’interno di questo contesto si muove la mostra Un Paese in debito. Risparmio e prestiti nella storia d’Italia che Fondazione Cariparma\, in collaborazione con l’Università di Parma\, nella sua sede di Palazzo Bossi Bocchi\, propone dal 10 ottobre al 21 dicembre 2025. L’esposizione è a cura di Piergiovanni Genovesi\, Stefano Magagnoli e Francesca Magri; hanno collaborato Stefano Campagna\, Fabrizio Solieri e il progetto Hemera 1918-1922. \nLa storia economica italiana – dal processo di unificazione del Regno alla fase di sviluppo dell’età giolittiana\, dalla preparazione e sostegno delle due guerre mondiali sino alle fasi delle ricostruzioni postbelliche – è raccontata attraverso la lente insolita della comunicazione del prestito. In mostra manifesti della collezione SALCE del Museo Nazionale di Treviso (alcuni firmati da autorevoli artisti come Dudovich e Boccasile)\, cartamoneta dalla straordinaria collezione di Fondazione Cariparma (tra cui le iconiche banconote mille lire)\, video documentari\, oltre a documenti\, fotografie e oggetti appartenenti alla preziosa collezione di Andrea Cattabiani. \nNel tempo il Paese ha tentato di contenere il deficit pubblico attraverso la promozione di mirate “campagne del debito” volte a stimolare la sottoscrizione ai buoni del tesoro\, ai prestiti di guerra\, a quelli per la ricostruzione\, ma anche ai buoni per la lotta di Librazione. Pubblicistica\, grafica ed anche “versi in rima” sono gli strumenti grazie ai quali – sia nei periodi interbellici sia in guerra – i vari governi hanno promosso il finanziamento della spesa pubblica presso tutte le fasce sociali. \nIl suggestivo percorso dell’esposizione muove dal 1861 e dagli alti costi di unificazione dell’Italia (ad iniziare dalle grandi opere per dotare il Paese di moderne infrastrutture) a cui fanno fronte i primi prestiti pubblici e l’emissione di titoli di Stato per attirare\, oltre agli investitori stranieri e istituzionali\, anche i risparmi privati. \nLa testimonianza storica della spesa per i “prestiti di guerra”\, per alimentare l’industria bellica e le forze armate\, è una costante che accompagna la visita alla mostra\, dalle guerre colonialiste sino ai due conflitti mondiali\, passando dalle vicende del regime; per arrivare\, infine\, alla caduta del fasciamo\, al secondo dopoguerra ed ai difficili anni della Ricostruzione. \nLa storia del debito pubblico è anche la conseguenza di scelte politiche\, di realtà storiche e di visioni del futuro: per questo la mostra Un paese in debito è anche un coinvolgente viaggio nell’universo della comunicazione e della propaganda per sostenere le politiche di indebitamento pubblico. \nALLESTIMENTO MOSTRAFILMATI DELLA MOSTRA
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SUMMARY:Poesia per immagini. Bavagnoli ritrae Bertolucci
DESCRIPTION:Il 29 giugno 2025\, alle ore 11\, in occasione del 25° anniversario della scomparsa del poeta Attilio Bertolucci (14 giungo 2000)\, sarà inaugurata a Casarola (Monchio delle Corti) la mostra Poesia per immagini\, Bavagnoli ritrae Bertolucci\, realizzata da Fondazione Cariparma in partnership con Fondazione Bernardo Bertolucci e con la produzione esecutiva di Solares Fondazione delle Arti. Un racconto fotografico del poeta nella casa di famiglia\, rifugio durante lunghi periodi di vacanza e luogo ispirazionale della sua opera. Ma anche punto di ritrovo per intellettuali e artisti\, fra cui l’amico fotografo Carlo Bavagnoli che nelle immagini esposte ritrae Bertolucci nella sua quotidianità\, anche insieme all’amata moglie Ninetta. \nBavagnoli ci restituisce\, con l’eleganza delle sue fotografie\, momenti intimi e spontanei e\, come afferma nell’introduzione alla mostra Gabriella Palli Baroni\, studiosa della poesia di Bertolucci\, “Ci rende partecipi dell’armonia esistente tra natura e vita\, restituendoci l’emozione dei volti e la loro verità umana con tagli rigorosi e liricità contenuta\, ma evidente\, sì che appare perfetta la consonanza tra la poesia della parola e la poesia delle immagini”.\nLe immagini di Bavagnoli sono accompagnate da poesie di Bertolucci dedicate a Casarola\, al paesaggio appenninico\, in un percorso ideale che unisce interno ed esterno in un indissolubile intreccio poetico. \n“Questa mostra è un piccolo gioiello che fa rivivere l’atmosfera della casa e ci ricorda l’importanza del circolo culturale che Attilio Bertolucci amava creare a Casarola. Rileggere le sue liriche accostate alle fotografie di Bavagnoli ci regala l’illusione di sentire riecheggiare la sua “voce da calabrone” fra i grandi muri di pietra della casa\, riempiendo il vuoto della sua assenza di una presenza poetica senza tempo”\, afferma Valentina Ricciardelli\, Presidente della Fondazione Bernardo Bertolucci. \n“Il Fondo Bavagnoli è fra i più prestigiosi delle nostre collezioni – afferma Franco Magnani\, Presidente di Fondazione Cariparma\, che prosegue – fu proprio Attilio Bertolucci a portare Carlo Bavagnoli nel nostro territorio nel 1957\, introducendolo in quel ristretto e selezionato gruppo di protagonisti del clima culturale che ha caratterizzato la Parma degli anni ’60 e ’70. Nel 2000 Bavagnoli dona il suo intero archivio\, 29.385 negativi e 150 volumi a tema fotografia di carattere internazionale\, a Fondazione Cariparma con la quale è in rapporto dagli anni ’80. Abbiamo vissuto insieme a lui il meticoloso lavoro di riordino\, catalogazione e digitalizzazione di 2.445 scatti e siamo davvero orgogliosi di vedere esposte a Casarola\, contesto del tutto inedito e quasi ‘naturale’\, la quarantina di fotografie scattate nel luogo appenninico\, che raccontano e ricordano un personaggio come Bertolucci\, ritratto nella sua quotidianità con l’occhio dell’amicizia\, protagonista di un pezzo di storia parmense che ha contribuito allo sviluppo culturale del nostro territorio”. \nALLESTIMENTO MOSTRA
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SUMMARY:Donne allo Specchio. Eleganza\, emancipazione e lavoro nella moda tra ‘800 e ‘900
DESCRIPTION:La mostra “Donne allo Specchio. Eleganza\, emancipazione e lavoro nella moda tra ‘800 e ‘900” è un percorso espositivo multisensoriale dedicato alla moda e ai diversi ruoli della donna in questo particolare periodo storico. Attraverso un viaggio nel mondo della moda – intesa non solo come un fenomeno estetico ma anche come un sistema di produzione manifatturiera e industriale – la mostra ha l’obiettivo di mettere in luce il progressivo e lento processo di emancipazione della donna e i cambiamenti di costume che ne sono scaturiti. \nL’esposizione\, aperta al pubblico dall’8 marzo al 25 maggio\, si snoda lungo cinque spazi in cui sono allestite le opere: dipinti e disegni – tra cui opere di Giovanni Boldini\, Pompeo Mariani e Ambrogio Antonio Alciati\, appartenenti alla Collezione Bruson di Fondazione Cariparma insieme a manifesti pubblicitari\, riviste di settore italiane e francesi\, cataloghi di moda\, abiti e accessori originali dell’epoca. \nPer la prima volta le opere in mostra sono accompagnate da didascalie interattive\, curatoriali e tematiche\, dedicate ai più piccoli\, tattili e olfattive. \nAlla fine dell’Ottocento si registrano\, su scala nazionale\, circa un milione e mezzo di donne lavoratrici nell’industria tessile\, nella produzione di biancheria\, nelle stirerie e nel commercio della moda. Anche Parma riflette questa dinamica\, illustrata in apertura della mostra con una panoramica sul settore tessile parmense e sulla produzione di busti per signora di cui si possono ammirare alcuni esempi esposti\, curata dall’Archivio Storico del Comune di Parma. Tale attività\, che raggiunge il suo apice agli inizi del secolo sarà segnata\, nel 1907\, dal primo sciopero delle bustaie di Parma che\, guidate da Alceste De Ambris\, segretario della Camera del Lavoro\, si ribellarono ai salari inadeguati e alle condizioni di lavoro insopportabili e portarono alla sospensione della produzione di busti per cinquanta giorni. \nNello stesso periodo\, Parma vanta anche una consolidata tradizione nell’industria profumiera all’interno della quale le donne furono impiegate in diverse fasi della produzione. La “Violetta di Parma”\, la “Duchessa di Parma” e “Acqua di Parma” sono le fragranze più celebri dei marchi Borsari e OPSO (Officina Parmense Sostanze Odorose) che si imposero nel settore profumiero.\nNel panorama nazionale la produzione di merletti è un’altra importante manifattura che vede la manodopera femminile protagonista. La mostra ne fornisce alcuni spunti anche grazie alla collaborazione con il Museo del Merletto di Burano. \nIl percorso espositivo prosegue con un approfondimento sulla borghesia ottocentesca\, la nuova classe emergente che\, grazie allo sviluppo economico\, utilizza la moda come espressione del proprio successo. La donna di questi anni ha un ruolo ancora subordinato alla figura maschile; stretti busti e gonne vaporose\, abiti elaborati e difficili da portare sanciscono il confinamento della donna nella dimensione domestica. Una condizione che si riflette anche nell’arte dell’epoca come si evince dai ritratti di Boldini e Bocchi in mostra\, ma anche dagli abiti\, dai corpetti e dai busti esposti\, in prestito dalla Collezione abiti antichi di Camilla Colombo. \nIl desiderio di distinzione della nuova classe borghese\, che ricerca l’eleganza a costi accessibili\, determina una profonda trasformazione dei modelli di consumo nelle città europee dove sorgono i primi grandi magazzini\, templi innovativi del commercio. Questi nuovi spazi commerciali non si limitano alla semplice vendita\, ma offrono al pubblico un’esperienza immersiva. Le strategie promozionali si fanno sempre più innovative: i cataloghi illustrati permettono di sfogliare comodamente da casa le ultime novità\, i grandi manifesti pubblicitari colorano le città\, mentre le inserzioni pubblicitarie sui quotidiani e sui periodici femminili amplificano il desiderio\, facendo leva sulle aspirazioni della nuova clientela. Con il progressivo aumento dell’alfabetizzazione femminile\, infatti\, prende piede il giornalismo di moda – a cui è dedicata un’intera sala espositiva dove è possibile sfogliare riviste femminili italiane e francesi\, fra cui Margherita. Giornale delle Signore Italiane\, e cataloghi di moda\, in versione digitale attraverso uno schermo touchscreen. \nNell’ultima parte espositiva la mostra si sofferma sull’inizio del nuovo secolo che segna l’avvio di un lento ma progressivo processo di emancipazione femminile con la donna nuova protagonista degli spazi pubblici del divertimento – come caffè\, casinò e teatri – prima riservati al solo pubblico maschile.\nLe attrici\, protagoniste anche di alcuni disegni in mostra\, sono le nuove muse ispiratrici della moda femminile. La bellezza e l’eleganza diventano espressione di un nuovo protagonismo femminile. I dipinti di Boldini\, Mariani\, Alciati e De Strobel\, testimoni di questa nuova tendenza\, sono accompagnati da didascalie di approfondimento\, tattili e olfattive studiate in collaborazione con Mouillettes & Co che aiutano il visitatore a meglio comprendere il clima dell’epoca. \nCon lo scoppio della Grande Guerra la donna acquisisce una nuova autonomia e inizia a ricoprire un ruolo attivo nella società. Le tendenze degli anni ‘20 e ‘30 del Novecento rispecchiano quindi la nuova figura femminile che lavora\, fa sport e guida l’automobile\, e che abbandona quindi il busto per indossare abiti dalle linee dritte\, copricapi sobri e minimali e tagli di capelli corti\, nuovo simbolo della donna indipendente e audace. \nALLESTIMENTO MOSTRA
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SUMMARY:Il Pinocchio d'Artista di Mimmo Paladino. Tra schizzi\, parole e note
DESCRIPTION:Una contaminazione di generi e di esperienze diverse: letteratura\, arte e musica si intrecciano a più livelli per dar vita ad identità più ricche e stratificate\, con l’obiettivo di coinvolgere un pubblico ampio e multigenerazionale. \nL’esposizione prende avvio dal libro d’artista Pinocchio\, di Domenico Paladino – noto come Mimmo Paladino – uno tra i maggiori artisti della Transavanguardia\, ed è un ciclo di 26 grandi tavole sciolte\, tutte stampate a tiratura limitata e firmate dall’artista\, facenti parte della Collezione Mingardi di Fondazione Cariparma. Le tavole – create nel 2004 dal celebre artista\, in una originale reinterpretazione della fiaba di Collodi – sono state realizzate secondo tecniche e stili differenti (acqueforti\, acquetinte\, serigrafie e collage di frammenti di legno e carta\, oro e rame in foglia e acquerello) e risultano di eccezionale vivacità cromatica e compositiva. \nAccanto alle tavole sono esposte una trentina di edizioni del romanzo di Collodi Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino\, stampate in Italia dall’inizio del ‘900 ai giorni nostri e conservate nella Biblioteca di Busseto di Fondazione Cariparma. \nGrazie al patrocinio della Fondazione Nazionale Carlo Collodi e alla collaborazione con Sinapsi Group\, completa l’esposizione Pinocchio all’opera\, una serie di statue in legno realizzate dall’artista Mauro Olivotto “Lampo”\, che ha scolpito i personaggi del mondo della lirica dando loro le sembianze del burattino Pinocchio.\nAlcuni sono stati robotizzati dalla Scuola di Robotica di Genova e\, muovendosi autonomamente\, suonano arie musicali verdiane. È una panoramica sul mondo della grande musica e\, al contempo\, un percorso di avvicinamento all’opera lirica per superare la convinzione che essa sia un’arte per pochi. \nLa mostra è corredata di 13 appuntamenti d’approfondimento per adulti e bambini. Inoltre\, è inserita nella programmazione territoriale del Verdi Off 2024 e nella XII edizione di I Like Parma\, in programma il 5 e il 6 ottobre. \nDal 21 settembre al 22 dicembre \nGiornate di apertura e orari:\nMartedì e giovedì: 15:30 – 18:00\nSabato e domenica: 10:00 -12:30\, 15:30 – 18:00 \nIngresso gratuito \nPer gruppi le visite sono possibili solo su appuntamento alla mail: guide@fondazionecrp.it\nPer scolaresche le visite sono possibili solo su appuntamento alla mail:  percorsi.artificio@gmail.com
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SUMMARY:Cara Parma\, sviluppo e cura di progetti per il territorio 2016-2024
DESCRIPTION:Fondazione Cariparma presenta il progetto fotografico intitolato “Cara Parma\, sviluppo e cura di progetti per il territorio 2016-2024. Un racconto di Simone Bramante\, ispirato a Carlo Bavagnoli” che valorizza i cambiamenti sociali e culturali del territorio di Parma nei primi anni del nuovo millennio attraverso i progetti sostenuti da Fondazione Cariparma e le storie dei loro beneficiari. \nQuesta innovativa narrazione multimediale vuole essere una naturale citazione e prosecuzione temporale del libro fotografico “Cara Parma” realizzato da Carlo Bavagnoli nel ’61 – e da lui stesso donato alla nostra Fondazione –  a cui questo progetto vuole essere un omaggio. \nÈ Simone Bramante – in arte Brahmino – a firmare il progetto. Direttore creativo\, autore e fotografo italiano più seguito su Instagram\, Brahmino è stato affiancato da tre giovani fotografi parmensi: Simone Mottola\, Roberta Dall’Alba e Don Quiel Lumbera\, selezionati all’interno del suo collettivo What Italy Is. \nSanità\, educazione\, lavoro\, società e cultura. Sono questi i temi messi a fuoco negli scatti del racconto fotografico veicolato online sui canali social di Fondazione Cariparma\, con un linguaggio capace di interagire con un pubblico traversale\, e con la mostra visitabile a Palazzo Bossi Bocchi. \nIl racconto è articolato in un processo narrativo che mette i beneficiari dei progetti al centro\, attraverso un’esperienza visiva ed emotiva che trasporta il visitatore nel quotidiano dei protagonisti facendogli toccare con mano il reale impatto dell’operato di Fondazione Cariparma. \nDal 23 marzo al 26 maggio \nGiornate di apertura e orari:\nGiovedì: 15:30 – 18:00\nSabato e domenica: 10:00 -12:30\, 15:30 – 18:00 \nIngresso gratuito \nPer gruppi e scolaresche le visite sono possibili solo su appuntamento.\nPer informazioni e prenotazioni:\nguide@fondazionecrp.it
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SUMMARY:La città di carta
DESCRIPTION:L’offerta espositiva di Palazzo Bossi Bocchi si arricchisce di una nuova sezione semi-permanente: “La città di carta”\, che analizza la cartografia della nostra città evidenziandone i cambiamenti grafici e tipologici avvenuti nei secoli: dalla metà del 1500 ai primi anni del XX secolo; da immagine per viaggiatori a forma di controllo del territorio\, da mappa scientifica a cartina turistica. \nCon questa piccola esposizione è data la possibilità ai visitatori di osservare e confrontare le diverse rappresentazioni della città nei secoli. La cartografia è una rappresentazione grafica non completa della realtà visibile\, che seleziona e limita determinati oggetti o funzioni. La città raffigurata non è mai quella città\, ma l’idea convenzionale che di essa in una certa epoca si è avuta e che il disegnatore ha interpretato e trasmesso. Le prime rappresentazioni della città avevano funzione di rappresentanza\, comparivano spesso nei volumi dei grandi viaggiatori\, servivano da “marketing territoriale” ai governanti per valorizzare il proprio prestigio attraverso l’immagine cartografia delle loro città\, rappresentata sempre in modo idealizzato\, e dei loro possedimenti. Dall’inizio dell’800\, con l’introduzione del catasto\, la cartografia assume invece un ruolo politico-amministrativo\, funzionale allo sviluppo del territorio. \nAttraverso l’osservazione e il confronto tra le mappe\, non solo si può cercare di ritrovare un’immagine che il tempo e la storia hanno cambiato\, ma si possono ritrovare tutte le tracce per comprendere le strutture culturali attraverso le quali è stata rappresentata la città. \nIl percorso espositivo \nDalla città attuale\, rappresentata anche dalla aerofotogrammetria\, attraverso una linea del tempo a ritroso\, il percorso giunge alle vedute di metà 800. Una piccola sezione è dedicata alla cartografia del territorio: dalle antiche mappe del Ducato farnesiano si passa al Ducato luigino\, per arrivare alle mappe topografiche della provincia di Parma\, post unità d’Italia di inizio ‘900. La sezione termina con due mappe realizzate dalla Cassa di Risparmio di Parma\, negli anni ’60\, per valorizzare la propria comunità di riferimento promuovendone eccellenze enogastronomiche\, architettoniche e paesaggiste. \nL’esposizione prosegue con una panoramica sulla produzione cartografica a stampa\, destinata a divulgare e rendere pubblica l’immagine della città. Le rappresentazioni sono state suddivise\, cronologicamente\, individuando l’evolversi delle modalità rappresentative secondo quattro fondamentali filoni: iconografie prospettiche\, prospettive planimetriche\, vedute e planimetrie catastali. \nCon questa esposizione Fondazione Cariparma conferma la propria vocazione di promotore dello sviluppo e del benessere della Comunità di Parma e della sua provincia. Un vero e proprio investitore sociale\, che vede nelle persone l’urgenza più importante da accompagnare in questo periodo di trasformazione dei territori verso un futuro migliore\, più inclusivo ed equo. Anche questo racconto espositivo\, infatti\, è pensato per favorire maggior conoscenza e consapevolezza nei visitatori di Palazzo Bossi Bocchi. \n______________________ \nAperta al pubblico dal 30 settembre 2023 nei pomeriggi di martedì e giovedì (orari 15.30-18) e nelle giornate di sabato e domenica (orari 10-12.30 / 15.30-18) \nTutte le attività di Palazzo Bossi Bocchi sono ad ingresso gratuito \nPER I GRUPPI PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA tramite mail guide@fondazionecrp.it \n 
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SUMMARY:Alle Barricate! agosto 1922: la città\, i protagonisti\, la memoria
DESCRIPTION:Una mostra per celebrare il centenario delle Barricate del 1922. Dal 1 al 6 agosto 1922 gli abitanti dell’Oltretorrente e del rione Naviglio-Saffi si mobilitarono contro le migliaia di fascisti\, comandati da Italo Balbo\, arrivati da tutta Italia. Gli Arditi del Popolo\, comandati da Guido Picelli\, riuscirono a respingere l’attacco grazie alle barricate che vennero erette in tutti i punti di accesso dei quartieri popolari. \nLa mostra racconta questi avvenimenti dal punto di vista storico\, sociale e dei luoghi: la Parma di cento anni fa era una città divisa fisicamente dal fiume in due parti: i quartieri signorili di Parma nuova e i borghi popolari di Parma vecchia. L’allestimento\, ricco di immagini d’epoca e dipinti\, sarà arricchito da due abiti realizzati dalle studentesse di 3G dell’Istituto IPSIA Primo Levi corso di Moda.\nNella seconda sezione una linea del tempo delle 6 giornate introduce gli eventi accaduti tra il 31 luglio e il 6 agosto 1922 attraverso testi\, giornali\, fotografie\, documenti e testimonianze. La terza sezione dà spazio alla figura del fotografo Armando Amoretti\, giovane apprendista dello Studio Vaghi che ebbe l’intuizione di andare sul campo a fotografare gli eventi.\nLa quarta sezione della mostra è invece riservata ai protagonisti: da una parte Guido Picelli e gli Arditi del Popolo; dall’altra Italo Balbo e le squadre fasciste e in mezzo a loro la gente e le donne dei quartieri popolari e le autorità cittadine. L’ultima parte racconta l’epilogo e la memoria\, che di quei fatti si è tramandata nei 100 anni a seguire\, tra cui pubblicazioni\, mostre\, monumenti e i quadri naif di Enrico Fereoli. \nQuadri parlanti/La trincea Quadri parlanti/Le donne Quadri parlanti/Il Carrettiere
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SUMMARY:La Collezione Cantadori
DESCRIPTION:Recentemente donata a Fondazione Cariparma\, la Collezione di Claudio Cantadori\, pronipote dell’artista Cornelio Ghiretti\, è il frutto di una ricerca costante e appassionata\, che indaga il mondo della scultura e dell’arte decorativa della prima metà del Novecento parmense\, con un particolare interesse nei confronti di tre originali artisti: Renato Brozzi\, Cornelio Ghiretti e Mario Minari. \nL’origine della “Scuola parmense di sbalzo e cesello” va ricercata nel comune ambiente di crescita dei tre artisti originari di Traversetolo: la Fonderia di Giuseppe Baldi\, il luogo in cui si intrecciano le vicende artistiche e le storie personali dei tre giovani agli albori della loro carriera. \nL’apprendistato presso Baldi aveva insegnato loro una struttura di lavoro\, nella quale il “progetto” si fondeva con la procedura esecutiva\, ma per arrivare ad una completa formazione i tre dovettero conciliare il difficile riunirsi del mestiere con l’arte\, dell’abilità manuale con la cultura\, della tradizione con la proiezione artistica futura. Tutti e tre\, in tempi diversi ma con le stesse estreme difficoltà\, hanno frequentato il Regio Istituto di Belle Arti di Parma. \nOltre alla povertà della nascita e all’origine autodidatta della propria cultura\, che li spinge a imparare prima il mestiere e poi l’arte\, accomuna gli artisti l’amoroso interesse per la natura e soprattutto per i singoli animali\, dalla presa diretta alla stilizzazione in complementi d’arredo\, sebbene con sensibilità e predilezioni tematiche del tutto autonome\, che vanno dalla fauna spiccatamente acquatica privilegiata da Ghiretti\, ai fasianidi tanto amati da Minari. \nSe la figura di Brozzi è già stata ampiamente indagata da numerose pubblicazioni e mostre temporanee\, oltre che dal Museo Renato Brozzi che gli è stato dedicato a Traversetolo presso la Corte Agresti\, quelle di Ghiretti e Minari sono le vere scoperte di questa esposizione. \nClaudio Cantadori e la cugina Cornelia Ghiretti – entrambi legati da stretta parentela all’artista – negli ultimi 30 anni hanno raccolto tutte le opere di Ghiretti ritracciate sul mercato antiquario italiano ma anche internazionale\, arrivando a collezionare decine di sbalzi in rame e argento\, varie sculture in bronzo\, più di un centinaio di disegni\, spesso studi o bozzetti per opere\, alcune delle quali qui in mostra\, altre forse perdute o mai realizzate. \nAppassionato collezionista\, Claudio Cantadori ha acquistato sul mercato anche opere del capostipite della scuola\, Renato Brozzi\, e un’opera di Mario Minari\, un piatto sbalzato in rame con coppia di pesci gatto\, pensando ad un nucleo omogeneo per scuola. \nLa ricerca artistica del donatore è stata completata e approfondita attingendo a collezioni private\, consentendo di ricostruire la figura di Minari\, che a pieno titolo è stato inserito tra gli esponenti di spicco della “Scuola parmense di sbalzo e cesello”. \nFrancesca Magri e Anna Mavilla
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SUMMARY:PARMA CITTÀ D’ORO - Scenari da condividere tra Storia e Progetto
DESCRIPTION:Parma città d’oro non è soltanto la mostra di un vasto ciclo di progetti architettonici coordinati per la città.\nÈ un invito e\, al tempo stesso\, un appello. \nDa una parte è uno stimolo a interessarsi del bene comune per cittadini che vogliano contribuire alla definizione della visione strategica del luogo dove vivono.\nIl Progetto Urbano\, come reinvenzione contemporanea della matrice storica della città\, offre loro un coinvolgimento nella sfida collettiva della rigenerazione urbana sui nuovi paradigmi della sostenibilità e della quarta rivoluzione industriale.\nDall’altra è una chiamata\, un’occasione per mettere in valore le molte energie riscoperte durante la tragica fase della pandemia. Nei mesi di apertura si svilupperà infatti una discussione pubblica sui temi salienti della città che mobiliterà la società civile a ritrovarsi sui problemi da risolvere e sulle qualità da sviluppare.\n«La stanza della condivisione» a chiusura della mostra è il simbolo di questo approccio\, il punto in cui i visitatori\, sia in presenza sia in remoto\, potranno esprimersi sulle destinazioni future degli scenari presentati e degli edifici censiti dall’Atlante Civile dell’Architettura\, cioè del patrimonio storico artistico a vocazione collettiva. Così\, solo così\, il Progetto Urbano diventa Strategico. Attraverso il coinvolgimento di tutti\, a ogni livello\, finalizzato alla condivisione di proposte da realizzare. I due soggetti che lavorano da anni al concretizzarsi di questa opportunità sono accomunati da una sintonia di azione e da intenti comuni. \nLa Fondazione Cariparma svolge\, dalla costituzione\, il suo ruolo di risorsa rivolta a sostenere le Istituzioni nel servire al meglio la propria comunità di riferimento e nel contempo a stimolare la comunità a farsi direttamente carico dei problemi. Connotata dalla sua natura privata e indipendente\, la Fondazione si impegna in ambito filantropico come soggetto innovatore e facilitatore che cerca di ideare\, sperimentare e valutare nuovi modelli di intervento necessari a soddisfare i bisogni che emergono sui piani sociale\, culturale\, educativo e sanitario.\nLa Fondazione può essere per questo non soltanto un sostenitore filantropico\, ma anche un promotore\, aggregatore\, disseminatore di conoscenza\, valorizzando tra l’altro le proprie collezioni d’arte\, ricche di numerose testimonianze dell’intensa e qualificata progettualità già riscontrabile quando Parma era capitale di un piccolo stato. \nDocenti del Dipartimento di Ingegneria e Architettura presentano\, in questa occasione\, una ricerca progettuale da anni interessata alla città\, sia come ambito di intervento e terreno di lavoro\, sia come committente ideale a cui rendere conto.\nLo fa dialogando con i molti saperi tecnici necessari alla sua corretta trasformazione ma anche interrogando tutte le materie che possono apportare un contributo qualificato al suo miglioramento. Lo fa prevedendo nella propria metodologia il confronto sistematico con gli esperti esterni e con la popolazione\, in maniera trasversale e aperta. \nLa stanza della condivisione che conclude la mostra non è allora solo il luogo dove questi intenti trovano compimento. Non è quindi solo il cuore e al tempo stesso il cervello dell’iniziativa. È anche il rimando\, perfettamente comprensibile leggendo le mappe urbane con tutte le ipotesi tra cui orientarsi e scegliere\, al luogo vero della condivisione.\nAppunto\, la città. \nDario Costi\, Francesca Magri\, Carlo Mambriani \nA completamento della mostra Parma Città d’oro\, le 12 conferenze della rassegna Parma Società Civile: \nVai alla rassegna Parma Società civileGuarda il video dell’inaugurazione della mostra del 10 settembre 2021Guarda la diretta Facebook di martedì 14 settembreDentro la Città d’OroRassegna online dedicata alla mostra “Parma città d’oro” \n04/11/2021 – Parma Crisopoli contemporanea\, la città delle arti18/11/2021 – Progetto urbano
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SUMMARY:DALLE CERAMICHE PERSIANE ALLE MAIOLICHE RINASCIMENTALI ITALIANE «andarà per le corti tra spiriti elevati et animi speculativi»
DESCRIPTION:DALLE CERAMICHE PERSIANE ALLE MAIOLICHE RINASCIMENTALI ITALIANE «andarà per le corti tra spiriti elevati et animi speculativi» è il titolo della piccola\, ma preziosa esposizione di una selezione di manufatti che mette in luce gli intensi rapporti culturali tra il mondo artistico islamico e la produzione ceramica europea. \nPromossa e realizzata da Fondazione Cariparma\, la mostra è allestita a Palazzo Bossi Bocchi dal 15 maggio al 4 luglio 2021 ed è il frutto dell’impegnativo lavoro di catalogazione sui fondi di ceramica e maiolica conservati nelle Collezioni d’Arte di Fondazione Cariparma a cura di Serena Nespolo. La catalogazione infatti è un passo importante nella conoscenza approfondita degli oggetti conservati e ne permette la successiva valorizzazione. Presentiamo quindi ceramiche appartenenti alle donazioni Garbarino\, Braibanti e Cozza\, che abbracciano oltre cinque secoli di storia. La selezione parte dalle tecniche e dall’iconografia della ceramica persiana e mesopotamica\, prosegue con i contatti e le influenze che queste ultime hanno avuto sulle produzioni italiane del Medioevo e del Rinascimento\, evidenziando i rapporti tra Occidente e Oriente\, per arrivare alle maioliche rinvenute a Parma durante i lavori di scavo per la costruzione dell’Agenzia 3 dell’allora Cassa di Risparmio di Parma di Barriera Repubblica\, anticamente zona occupata dal fossato fuori le mura cittadine. \nFILMATO DELLA MOSTRA
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